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Coronavirus, la Uil sull'apertura delle scuole: ''Prova di forza dettata dalla ricerca di consenso. Necessarie misure di tutela della salute''

La Provincia ha deciso di riavviare le lezioni in presenza fino alla quinta elementare da lunedì 29 marzo, prima delle vacanze di Pasqua. A tornare in classe saranno circa 45 mila alunni tra scuole dell'infanzia e primarie. La Uil: "A oggi sono pochissimi i lavoratori vaccinati"

Di L.A. - 27 March 2021 - 12:01

TRENTO. "La riapertura delle scuole dovrebbe renderci felici". Così Pietro Di Fiore, segretario della Uil scuola. "Ma in verità ci inquieta e ci preoccupa il fatto che si decide di riavviare il comparto senza che il personale sia stato vaccinato".

 

La Provincia ha deciso di riavviare le lezioni in presenza fino alla quinta elementare da lunedì 29 marzo, prima delle vacanze di Pasqua (Qui articolo). A tornare in classe, intanto, saranno circa 45 mila alunni tra scuole dell'infanzia e primarie, con gli istituti già informati, così come gli insegnanti attraverso una circolare inviata ieri. Un anticipo sui tempi che prevede anche la riorganizzazione di diversi servizi, come i trasporti (Qui articolo).

 

Il governo a Roma ha deciso di ripartire dopo Pasqua fino alla prima media, anche in zona rossa (Qui articolo), mentre piazza Dante ha anticipato fino alla quinta elementare e ragiona, una volta superate le vacanze, per quanto riguarda il ciclo secondario con le superiori in presenza al 50%.

 

"A oggi - evidenzia Di Fiore - sono pochissimi i lavoratori della scuola già vaccinati. Senza tener poi conto che le disponibilità riguardano un vaccino che non può essere somministrato a persone in condizioni di salute fragile: dobbiamo ricordare al presidente della Provincia come una buona fetta di lavoratori della scuola dovranno attendere a lungo prima di essere immunologicamente protetti?".

 

I sindacati hanno evidenziato la scelta presa senza un confronto con le parti sociali (Qui articolo). "Tenere aperte le scuole senza le misure necessarie di tutela della salute appare un esercizio di forza apparente, magari dettato dalla ricerca di consenso", conclude Di Fiore.

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