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Coronavirus, i sindacati della scuola: ''Meglio qualche annuncio in meno e una pianificazione più accurata della campagna vaccinale. Protocolli da aggiornare per le varianti''

Il tasso di contagio è oltre i 250 casi ogni 100 mila abitanti, l'intenzione della Pat è comunque quella di continuare con la scuola al 50% in presenza. I sindacati: "L'Apss ci ha dato ragione, un po' allarmati dalla velocità di propagazione del contagio, riconducibile alle varianti. Era metà febbraio e non abbiamo più sentito nessuno. C'è una lentezza preoccupante nell'affrontare le questioni, non siamo tranquilli"

Di Luca Andreazza - 05 March 2021 - 05:01

TRENTO. "Non si comprende la logica delle decisioni e c'è anche una certa lentezza nelle scelte. Forse sarebbe meglio qualche annuncio in meno e una pianificazione più accurata". Queste le parole di Stefania Galli, segretaria della Cisl scuola. Le vaccinazioni per contrastare l'epidemia Covid-19 stentano a decollare: "Alcune unità degli asili nido privati in questo momento non possono accedere alla campagna, in quanto l'Azienda provinciale per i servizi sanitari non sarebbe ancora riuscita a recuperare tutti gli elenchi. Se la componente pubblica non dovrebbe evidenziare criticità, ci sono alcune situazioni da sbloccare per quanto riguarda le cooperative e le strutture private".

 

Un silenzio dalle autorità che preoccupano le parti sociali. "Temiamo che ci sia disorganizzazione e che la situazione non sia poi così sotto controllo come sbandierato. A metà febbraio - dice Cinzia Mazzacca, segretaria della Flc Cgil - abbiamo chiesto di aggiornare i vari protocolli, come in ambito scolastico la regola che fa scattare gli isolamenti delle classi (2 casi per la scuola dell'infanzia; 1 caso per le superiori), per una possibile presenza delle varianti. L'Apss ci ha dato ragione, un po' allarmati dalla velocità di propagazione del contagio in alcune situazioni riconducibili alle varianti. Non abbiamo più sentito nessuno. C'è una lentezza preoccupante nell'affrontare le questioni, non siamo tranquilli. Questo si unisce alla promessa di comunicare i dati in maniera trasparente, tutto completamente disatteso. Questo approccio delle autorità sanitarie esaspera lavoratori e famiglie". 

 

Problemi evidenziati anche dalla Uil. "Ma esiste davvero un piano vaccinale? Quello in atto in questo momento per il personale della scuola non funziona. Le tante richieste di chiarimento ai medici di famiglia - commenta Pietro Di Fiore, segretario della Uil Scuola - nonché al numero verde provinciale, spesso non ricevono risposta chiara e completa. Riceviamo segnali di crescente preoccupazione e sempre più numerose testimonianze di difficoltà ad accedere alle operazioni di vaccinazione. Le scuole sono sempre rimaste aperte ma serve una programmazione migliore. Serve maggiore rispetto per una categoria in prima linea e considerata essenziale".

 

Si era anche partiti con il piede giusto con le somministrazioni programmate per il personale sanitario e le Rsa, poi il meccanismo si è un po' inceppato tra tagli delle forniture e ritardi nelle consegne delle dosi. Non sembrano, però, mancate poi criticità tutte trentine tra errori nelle somministrazioni (ricordiamo il caso scoperto da il Dolomiti della soluzione fisiologica iniettata al posto del vaccino a una dozzina di pazienti) e topiche nella gestione (prima l'invito di Benetollo a registrarsi con tanto di data fissata per vaccinare i volontari della sanità di croce rossa, bianca e così via, poi lo stop di Ferro che diceva loro, ci siamo sbagliati, non c'è il vaccino, e il giorno stesso che pubblicavamo la notizia l'assessora Segnana che faceva ripartire la procedura). 

 

Poi la farsa delle prenotazioni online per gli over 80 con intere famiglie costrette a passare ore e ore sul sito del Cup per cercare di registrare i loro anziani, salvo non riuscire nemmeno a connettersi, non riuscire a parlare con gli operatori e finire, magari per ottenere l'appuntamento (in alcuni casi a chilometri di distanza) salvo poi scoprire il giorno della vaccinazione che non c'era l'appuntamento tanto atteso.

 

In questa fase si è passati alle somministrazioni per il personale scolastico e le forze dell'ordine. Ma la situazione non sembra ancora ben definita, come evidenziato anche dall'Ordine medici (Qui articolo) e dal sindacato Cisl medici (Qui articolo). "Il personale dei privati è ricompreso ma ci possono essere ritardi nella trasmissione delle documentazioni - spiega Roberta Piersanti della Funzione pubblica della Cgil - il datore di lavoro recupera le disponibilità, le invia all'ufficio provinciale che poi interessa l'Apss per la conclusione dell'iter. Ci possono essere quindi difficoltà, che in linea teorica sono in fase di risoluzione. Una grandissima incertezza riguarda invece gli educatori scolastici che in questo momento sono completamente tagliati fuori: figure importanti che spesso lavorano con categorie particolarmente fragili e che per questo chiediamo una maggiore attenzione a tutti i livelli, pubblico e privato".

 

Un altro nodo è quello relativo a insegnanti e maestre "fuori sede". Il personale che lavora in Trentino ma è residenti fuori provincia possono prenotare il vaccino; ma i residenti trentini che lavorano fuori dal territorio non possono accedere alla campagna. Una situazione che non si limita soltanto alle aree di confine.

 

"Le unità con un contratto determinato sono state inserite in elenco" aggiunge Piersanti, mentre Galli prosegue "però come sindacato non possiamo avere piena conoscenza dei numeri che riguardano il personale fuori provincia, questa è una criticità ben presente e per la quale abbiamo chiesto all'amministrazione provinciale di attivarsi. E' una questione che riguarda il livello nazionale: Roma e le Regioni devono trovare un accordo sulle Aziende sanitarie di riferimento per questa tipologia di lavoratori".

 

L'ultimo Dpcm, il primo firmato dal premier Mario Draghi, dispone la chiusura delle scuole di ogni ordine e grado in zona rossa, mentre è possibile anche in quella arancione con un tasso di incidenza di 250 casi ogni 100 mila abitanti. Il contagio in Trentino è superiore, ma l'intenzione della Provincia è quella di resistere e tenere gli istituti aperti al 50% in presenza (Qui articolo). Nelle scorse ore Giovo è stata oggetto di maggiori restrizioni a causa di una diffusione importante di Covid. Una stretta che però non riguarda proprio la scuola.

 

"Sono per le aperture ma ovviamente nel limite del possibile. E' difficile trovare un equilibrio, però serve chiarezza in quello che viene portato avanti. E' necessario una logica nelle decisioni - evidenzia Galli - se ci sono strette, come in val di Cembra, diventa rischioso tenere aperto l'istituto con tutto il resto chiuso. Se gli studenti si spostano comunque, la trasmissione del contagio potrebbe non venire bloccata. E' importante avere coraggio, assumersi responsabilità e avere una linea comprensibile".

 

La curva del contagio appare in crescita a livello italiano, Trentino incluso. La pressione sugli ospedali è tornata a salire. Un trend sospinto dalle varianti che gli studi indicano più aggressivo sulle fasce giovanili. In provincia sono aumentate progressivamente le classi in isolamento e c'è ancora la regola di 2 alunni positivi per far scattare la quarantena nella scuola dell'infanzia, mentre basta sempre 1 studente infetto per il medesimo procedimento alle superiori.

 

"Sono d'accordo con Mazzacca - continua Galli della Cisl - quando chiede un incontro urgente alle autorità. La situazione è difficile e delicata, serve un maggior coinvolgimento in tempi rapidi: il silenzio destabilizza e lascia troppe incertezze. E' ora poi di rivedere i protocolli anche alla luce delle conoscenze sugli impiatti delle mutazioni del Covid. Le linee guida sono ferme a prima dell'inizio della seconda ondata. E' necessaria una revisione e trovare le contromisure più corrette per gestire questa fase dell'emergenza". 

 

Un altro problema riguarderebbe poi gli assistenti domiciliari. "Bene il lavoro svolto all'interno delle Case di riposo, ma gli operatori che svolgono le stesse funzioni all'esterno delle residenze per anziani non sono stati coinvolti. E questo è un punto da risolvere per garantire maggiore sicurezza a personale e cittadini", conclude Piersanti. Anche se dopo le proteste provenienti da alcune categorie (Qui articolo e Qui articolo) che chiedevano informazioni sulle tempistiche per la campagna vaccinale l’assessora alla Salute Stefania Segnana ha aperto a una revisione del calendario (Qui articolo).

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