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Vaccino anticovid, ora è caos per gli insegnanti: dai medici di base che non hanno ambulatori adatti ai dubbi su Astrazeneca per gli over 55

Nel settore della scuola preoccupa la risalita del contagio e i pochi medici disponibili per i vaccini.  "Serve un’organizzazione efficace della campagna vaccinale che nei prossimi giorni coinvolgerà gli insegnanti, a partire dalle scuole dell’infanzia" spiegano dalla Flc Cgil. Intanto per risolvere il problema degli ambulatori inadatti il presidente dell'Ordine dei medici spiega: ''Usiamo i centri vaccinali presenti sul territorio''

Di Giuseppe Fin - 15 febbraio 2021 - 19:22

TRENTO. “Dobbiamo ancora censire i medici di medicina generale che non hanno aderito alla campagna vaccinale, vi faremo sapere per la prossima settimana come fare'', sono queste le parole che si è sentita dire nei giorni scorsi una maestra trentina della scuola d'infanzia che, dopo aver scoperto che il proprio medico non avrebbe effettuato vaccinazioni anti Covid19, stava cercando una seconda via.

 

E' questo uno dei tanti problemi che stanno sorgendo in queste ore. I vaccini anti Covid19 per il personale scolastico sono un passo importante per riuscire a riaprire completamente le scuole. Le difficoltà sono però molte. Lo hanno sottolineato anche i sindacati che lanciano, fra l'altro, anche un allarme sull'aumento dei contagi all'interno del mondo della scuola. “Ad oggi ci è stato detto che sono 48 le classi in quarantena e di queste ben 33 solo negli ultimi giorni a dimostrazione dell'escalation di contagi che si stanno registrando. La preoccupazione, in primis, va alle insegnanti dell'infanzia visto che sono a contatto con i bambini più piccoli senza mascherina” ci spiega Cinzia Mazzacca segretaria della Flc - Cgil del Trentino.

 

Di fronte ad un quadro epidemiologico in peggioramento la richiesta da parte del sindacato è quella di un rafforzamento delle misure di protezione personale, un potenziamento del tracciamento per studenti e personale scolastico e soprattutto un’organizzazione efficace della campagna vaccinale che nei prossimi giorni coinvolgerà gli insegnanti, a partire dalle scuole dell’infanzia. “Al momento sembra che la Provincia annaspi su entrambi i fronti” hanno spiegato dalla Cgil al termini dell'incontro che ha visto la presenza anche del dottor Antonio Ferro alla guida del Dipartimento Salute e Prevenzione.

 

MANCANZA DI MEDICI

Il primo importante tema da affrontare è quello della mancanza di medici per la somministrazione dei vaccini. Il programma era chiaro: i medici di base nei propri ambulatori avrebbero dovuto vaccinare insegnanti, forze dell'ordine e altri con il vaccino AstraZeneca.

 

Non si è, però, tenuto conto che una parte dei medici di base lavora in ambulatori piccoli, non ha una segreteria per coordinare i vari appuntamenti, deve portare avanti le altre cure dei pazienti e soprattutto c'è anche il problemi legato alle dosi. Una volta tolto dal frigorifero e aperto, il vaccino permette di fare 10 somministrazioni alla volta. Questo significa organizzarsi e assicurarsi che le dieci persone confermino la presenza. Non certo un gioco facile per un medico che è da solo. Per questo oltre il 40% dei medici non ha aderito alla campagna vaccinale.

 

“Di certo non l'hanno fatto perché non credono nel vaccino ma perché hanno posto dei problemi reali e seri che bisogna prendere in considerazione” ha spiegato dottor Marco Ioppi, presidente dell'Ordine dei medici. “Ci sono medici che non hanno ambulatori adatti per effettuare le vaccinazioni, alcuni hanno spazi a disposizioni davvero piccoli e sono anche costretti a lasciare i propri pazienti all'esterno e con queste temperature non è la cosa migliore” continua. Dalla riunione avvenuta con le parti sociali la Provincia e l'Azienda sanitaria hanno spiegato che la situazione, comunque, si dovrebbe risolvere entro il fine settimana o mettendo a disposizione spazi per i medici o invitando gli utenti ai servizi di sanità pubblica per farsi vaccinare.

 

L'UTILIZZO DEI CENTRI VACCINALI

La soluzione alla mancanza di spazio per i medici di base potrebbe essere però anche quella di individuare come punto per la vaccinazione non l'ambulatorio del singolo medico ma il centro vaccinale della zona. “Noi abbiamo proposto che i medici di base – ci spiega Ioppi – vadano nei centri vaccinali dove poter somministrare in questo modo il vaccino a 20 – 30 persone alla volta perché gli spazi ci sono”. Ma oltre a questo si potrebbe anche pensare all'utilizzo di altre strutture. “A Bologna – spiega sempre il presidente dell'ordine dei Medici – vengono usati i padiglioni fieristici come è stato fatto ora a Trento. Si potrebbe pensare di usare spazi ampi disponibili anche in altre zone del Trentino”.

 

IL VACCINO ASTRAZENECA

C’è poi il nodo dell’efficacia del vaccino AstraZeneca. “Nella scuola una fetta importante del personale ha più di 55 anni e attualmente AstraZeneca non può essere somministrato agli over 55” dicono i sindacati spiegando che “Sul punto il dottor Ferro ha chiarito che l’obiettivo è usare questo vaccino fino ai 65 anni e ci si attende il via libera della comunità scientifica. Se così non fosse una fetta importante del personale scolastico non potrà essere vaccinate prima di maggio – giugno”. In merito a questa situazione un chiarimento si attende nei prossimi giorni intanto rassicurazioni arrivano comunque dal presidente dell'Ordine dei Medici, il dottor Ioppi. “In Inghilterra si sta portando avanti l'intera vaccinazione puntando molto sul siero AstraZeneca. E' vero che ha una percentuale di immunità inferiore rispetto ad altri ma in questo momento è molto importante fare in modo che il virus da letale si trasformi in sopportabile. Questa è la strada giusta per riuscire ad uscire da questa situazione”.

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