“Noi educatori 'responsabili' a Natale costretti a lavorare durante le feste anche per quelli no-vax sospesi che staranno tranquilli in famiglia: un paradosso”
Un'educatrice di un servizio essenziale della Provincia di Trento ha inviato a il Dolomiti una lettera in cui racconta i disagi che i lavoratori vaccinati e “responsabili” vivono con l'arrivo delle festività: “E' un paradosso che il lavoratore che ha scelto di vaccinarsi sia costretto a caricarsi sulle spalle l'assenza dei colleghi obiettori (no vax, no green pass che siano poco importa)”
.jpg?itok=odxsvlbH)
TRENTO. La prospettiva di lavorare, anche durante le festività, senza i normali riposi, cercando di garantire un servizio a minori, anziani e soggetti fragili che “troppo spesso non è quello che si meriterebbero” mentre i non vaccinati sono “costretti” a casa “in quella che a tutti gli effetti somiglia tanto ad un'aspettativa”: i disagi degli educatori dei servizi essenziali della Pat nella lettera di una lavoratrice a il Dolomiti.
Secondo la lettrice infatti il “disagio” creato dall'entrata in vigore dell'ordinanza che ha reso operativo l'obbligo vaccinale “era ampiamente prevedibile” e “si sarebbe potuto gestire in maniera meno disastrosa se fosse stata affrontata in un momento diverso dalle vacanze natalizie in cui si sa, gli uffici chiudono, assumere personale è impossibile (...e insomma arrangiatevi)”.
Ecco la lettera integrale dell'educatrice trentina:
"Scrivo per condividere una piccola riflessione: sono un’educatrice di un servizio essenziale della provincia di Trento e come tanti colleghi spenderò come di consueto la maggior parte delle festività natalizie in turno. Quest’anno però lo scenario è diverso e ci avviciniamo a Natale con grande preoccupazione.
Come molti sapranno la PAT con un’ordinanza (n 83/2 dicembre) ha reso operativo l’obbligo di vaccinazione dei lavoratori del nostro settore (previsto dal DL 172 del governo ma finora mai posto in essere per assenza di decreto attuativo): ne consegue che i lavoratori non vaccinati/non guariti saranno in brevissimo tempo sospesi fino a che non avranno perlomeno dimostrato di voler procedere con la vaccinazione. Queste sospensioni si sono già concretizzate.
Ed ecco qui presto creato il paradosso per cui il lavoratore definito da molti “responsabile” (ovvero chi ha scelto di vaccinarsi), è costretto a caricarsi sulle spalle l’assenza dei colleghi obiettori (no vax, no green pass che siano, poco importa).
Questo fatto in una realtà come in quella in cui lavoro non crea solo disagi a chi resta ma rischia di compromettere totalmente la qualità del lavoro e di pari passo aprire la strada a situazioni potenzialmente pericolose.
Lo scenario in cui ci ritroviamo oggi è quello in cui molti di noi, oltre a lavorare durante i giorni festivi, saranno messi nelle condizioni di prendere servizio senza i normali riposi garantiti (i giorni liberi insomma). Certo, forse non costretti dal punto di vista contrattuale ma -come spesso accade a chi svolge lavori di cura e sostegno – mossi dalla consapevolezza che riposare significherebbe lasciare utenti e colleghi in situazioni al limite. Il disagio - a mio avviso ampiamente prevedibile - creato dall’entrata in vigore di questa nuova ordinanza, si sarebbe potuto gestire in maniera meno disastrosa se fosse stata affrontata in un momento diverso dalle vacanze natalizie in cui si sa, gli uffici chiudono, assumere personale velocemente è impossibile (...e insomma arrangiatevi). Sì, gli uffici chiudono ma le nostre comunità e residenze per minori, anziani, soggetti fragili restano aperte e noi lì con loro a garantire un servizio che troppo spesso non è quello che si meriterebbero.
Si constata poi in questi giorni un altro paradosso di questa storia: quello per cui il lavoratore sospeso per inadempienza alla legge finisce oggi per trovarsi “costretto” a casa in quella che a tutti gli effetti somiglia tanto ad un’aspettativa, strumento che a molti lavoratori da contratto non è nemmeno concesso, se poi unito al fatto che il tutto capita durate le vacanze di Natale, si può parlare quasi di lusso!
Molti ambienti di lavoro sono appesantiti da questi anni di pandemia, da un carico che singolarmente e come comunità portiamo. C’è grande stanchezza, ci sono idee diverse di mondo e divisioni dentro e fuori dai luoghi di lavoro.
All’indomani di un giro di terza dose obbligatoria per tutti i lavoratori già vaccinati mi permetto di consigliare prudenza e lungimiranza a chi in alto delibera e decide, perché come già detto la fatica inizia a farsi sentire e forse anche i responsabili iniziano ad essere stanchi.
Buone feste a tutti/e".


















