''Difficilmente tornerò a fare il volontario per la campagna vaccinale: i colleghi pagati e con la possibilità di mangiare mentre io tornavo a lavorare a digiuno''
Non è bastato l'orgoglio di aiutare e spendersi per la comunità a fronte di un trattamento troppo diverso rispetto a quello riservato ai dipendenti dell'Azienda provinciale per i servizi sanitari. La lettera di un infermiere di un ente pubblico che ha aderito alla maratona vaccinale come volontario

TRENTO. "Difficilmente tornerò a fare il 'volontario' per la campagna vaccinale". Si sfoga così un infermiere dipendente di un ente pubblico impegnato durante la maratona organizzata in Trentino a inizio dicembre. "Ho segnalato al presidente della Giunta la disfunzione ma senza ricevere risposta".
Non è bastato l'orgoglio di aiutare e spendersi per la comunità a fronte di un trattamento troppo diverso rispetto a quello riservato ai dipendenti dell'Azienda provinciale per i servizi sanitari.
"I miei colleghi infermieri venivano pagati 50 euro l'ora e potevano godere di un pasto in una sala mentre a me non è restato altro che riprendere il mio lavoro pomeridiano a digiuno".
Sono stati 5 giorni particolarmente intensi per il sistema sanitario, quelli della maratona vaccinale. Un'iniziativa per mettere in sicurezza il territorio con la stagione invernale alle porte nel corso della quale erano state somministrate poco più di 70 mila dosi di vaccino (Qui articolo).
Un enorme sforzo organizzativo a livello provinciale negli hub distribuiti sul territorio provinciale che aveva interessato varie realtà tra professionisti e volontari ma non tutto sarebbe andato liscio durante queste giornate.
LA LETTERA
Egregio direttore, vorrei raccontare la mia esperienza quale volontario in occasione della maratona vaccinale. Sono un infermiere dipendente di un ente pubblico che ha aderito quale volontario alla maratona vaccinale di inizio dicembre, orgoglioso di dare il mio contributo per una campagna di vaccinazioni che mi ha visto convinto.
Ero altresì convinto, come era stato spiegato, che tutti i partecipanti fossero volontari, salvo poi scoprire che i miei colleghi infermieri dipendenti dell’Azienda sanitaria venivano pagati 50 euro l’ora.
A questo si aggiunge il fatto che loro, a differenza degli “altri”, potevano godere di un pasto in una sala con affisso sulla porta “accesso solo per i dipendenti Apss”, per cui non mi è restato altro da fare che riprendere di pomeriggio il mio lavoro in Rsa a digiuno.
Ho segnalato la disfunzione al presidente della Giunta provinciale via email, ma non ho ricevuto risposta.
Certo è che difficilmente tornerò a fare il “volontario” per la campagna vaccinale.


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