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Scuole dell'infanzia aperte a luglio, parte l'azione legale di alcune insegnanti: inviata alla Pat istanza di revoca in autotutela per bloccare il provvedimento

L'atto vuole tutelare da un lato le insegnanti dal punto di vista lavorativo e dall'altro i bambini e le bambine dal punto di vista formativo visto che ad oggi non risulta esserci alcun progetto educativo dietro la decisione d'imperio della Giunta Fugatti e anche il garante dei minori oltre agli addetti ai lavori in ambito scolastico si sono opposti. L'avvocata Canestrini: ''Abbiamo chiesto alla Pat di risponderci entro 15 giorni almeno per conoscere le ragioni che stanno all'origine di tale decisione''

Di Luca Pianesi - 15 maggio 2021 - 18:08

TRENTO. E' stata inviata alla giunta provinciale un'istanza di revoca in autotutela della decisione di prorogare il calendario scolastico delle scuole dell'infanzia nel mese di luglio per tutelare le parti in causa di questa vicenda: le insegnanti dal punto di vista lavorativo e i bambini e le bambine dal punto di vista formativo. L'atto è stato sottoscritto dall'avvocata Gloria Canestrini e da tantissime insegnanti di varie parti del Trentino ed è un primo atto formale per fermare il provvedimento dell'assessorato all'istruzione.

 

Com'è noto, infatti, la Pat, ha agito d'imperio senza nemmeno spiegare se esiste un disegno volto a migliorare, in questo modo, il processo educativo dei bambini e delle bambine dando adito, invece, al sospetto che sia stato fatto tutto solo ed esclusivamente per assecondare quelle famiglie che immaginano le scuole come dei parcheggi per i loro figli. Tutti gli addetti ai lavori, infatti, hanno sconsigliato la Pat in questo senso dalla Federazione Provinciale Scuole Materne al Garante dei Minori e l'unico appiglio dell'assessore Bisesti ad andare avanti nel suo progetto era fondato su un apparente consenso da parte dei genitori.

 

Apparente perché se la Pat nei suoi comunicati stampa ha puntato tutto sull'ok dato dal 73% dei genitori che hanno partecipato al sondaggio lanciato dalla Provincia sul tema non ha mai ricordato il fatto che quel dato rappresenta il 43% degli aventi diritto visto che tra chi non ha risposto, perché evidentemente non interessato al servizio, e chi ha risposto esplicitamente ''no'' si raggiunge il 57% dei genitori di bambini iscritti alla scuola dell'infanzia. E ora, dopo che le insegnanti hanno spiegato in questi giorni di protesta le loro ragioni in maniera chiara e palese (QUI DUE LETTERE) mentre la Pat non ha chiarito che idea educativa c'è alla base di questa forzatura buona, per ora, solo a screditare le insegnanti e i sindacati che le difendono, è ipotizzabile che saranno ancora meno i genitori che accetteranno di appoggiarsi a questo servizio tanto osteggiato proprio da chi dovrebbe erogarlo.  

 

E rischia di venire a mancare quell'elevato standard qualitativo del servizio al quale sono abituati i genitori trentini visto che "nelle prossime ore - spiegava a il Dolomiti Stefania Galli della Cisl Scuola - invieremo le lettere a tutti i datori di lavoro: nessun straordinarionessuna raccolta delle iscrizioninessuna attività extra. E se non ci sono risorse, si riduce l'apporto in generale a quanto previsto dagli accordi. Sono tante le mansioni portate avanti dai professionisti dietro le quinte, senza riconoscimenti e senza proclami per rispetto verso le scuolele famiglie e i più piccoli".

 

I sindacati hanno già annunciato che la mobilitazione non finirà. ''Noi andiamo avanti, questo è stato solo l'inizio. La Provincia dovrà fare i conti con il personale del settore", ha spiegato a il Dolomiti Marcella Tomasisegretaria della Uil Fpl aggiungendo che "non sono nemmeno riusciti a scendere in piazza per incontrarci: chiusi nelle stanze del palazzo hanno firmato il provvedimento per organizzare l'apertura a luglio". Stefania Galli della Cisl scuola ha aggiunto: "Il progresso della Lega è quello di tornare indietro di decenni" mentre Cinzia Mazzacca (Flc Cgil) ha completato che "è impossibile avere un confronto per trovare le migliori soluzioni per i bimbi" (QUI ARTICOLO).

 

E ora arriva anche un atto formale, primo passo verso il ricorso ai tribunali se non ci sarà un cambio di marcia da parte dell'amministrazione provinciale. ''L'istanza di revoca in autotutela è uno strumento che può servire ai cittadini proprio a tutelarsi verso la pubblica amministrazione - spiega l'avvocata Canestrini -. In un sistema in cui l'ente pubblico agisce sempre più in maniera arbitraria con questo atto chiediamo alla Provincia almeno di risponderci entro 15 giorni, di motivare la sua decisione, di conoscere le ragioni per un'azione di questo tipo. Insomma chiediamo prima di tutto di bloccare il provvedimento e poi di avere una presa di posizione da parte dell'amministrazione''. 

 

 

 

 

 

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