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Coronavirus, vaccino Pfizer il Trentino perde il 60% delle dosi. Segnana: “Ci è stato assicurato che le riduzioni saranno ripartite fra le Regioni”

Il Trentino è il territorio più penalizzato dai tagli sulle forniture operati da Pfizer: calo del 60% sulle dosi. Segnana: “Possiamo comunque garantire la continuità delle vaccinazioni a coloro che si erano prenotati, compresi i volontari delle Croci. Poi inizieremo a fare la seconda dose”

Di Tiziano Grottolo - 20 gennaio 2021 - 19:22

TRENTO. Ormai la vicenda è nota: l’azienda farmaceutica Pfizer ha fatto sapere, cogliendo tutti alla sprovvista, che avrebbe tagliato la fornitura delle dosi del vaccino sviluppato in collaborazione con BioNTech. Il motivo sarebbe da ricondurre a una serie di lavori che interesseranno lo stabilimento di Puurs, in Belgio, che sarà ristrutturato per aumentare la produzione di vaccini.

 

Ad ogni modo le forniture sono state ridotte di punto in bianco secondo criteri stabiliti dalla stessa azienda produttrice:Il Trentino è stato fra i territori più penalizzati – fa sapere l’assessora alla Salute Stefania Segnana – con una riduzione delle dosi consegnate pari al 60%”. Sempre secondo i criteri stabiliti da Pfizer la Provincia di Bolzano subisce una riduzione del 57%, il Veneto del 53% e il Friuli-Venezia Giulia del 54%. “Alcune Regioni – osserva Segnana – non hanno avuto una riduzione anche per questo il commissario Arcuri ha chiarito che ci sarà una ridistribuzione fra i territori”. In questo modo tutte le Regioni dovrebbero essere penalizzate allo stesso modo con una riduzione del 29% sulle dosi che avrebbero dovuto essere consegnate, anche se su questo punto manca ancora l’ufficialità.

 

Per fare un esempio, nella giornata di oggi, in Trentino sarebbero dovute arrivare 5850 dosi ma ne sono state incamerate solo 2340, nel frattempo sono 11.987 i vaccini somministrati (di cui 3.184 su ospiti delle Rsa). Nonostante i disguidi Segnana comunque rassicura: Riusciamo a garantire la continuità delle vaccinazioni a coloro che si erano prenotati, compresi i volontari delle Croci. Poi inizieremo a fare la seconda dose dopo il 21esimo giorno”. Non solo, perché la Pat sta programmando anche le vaccinazioni per gli anziani in lista d’attesa per entrare nelle Rsa, nella speranza che nel mentre il vaccino di AstraZeneca ottenga il via libera. L’obiettivo è quello di riammettere le visite dei parenti all’interno delle strutture, oltre che consentire nuovi ingressi di ospiti.

 

Dal canto suo il dirigente generale del Dipartimento salute e politiche sociali, Giancarlo Ruscitti, comunica che le dosi del vaccino sviluppato da Moderna arrivate in Trentino sono ancora poche: solo 600, le quali, in accordo con l’azienda, saranno somministrate a categorie molto specifiche di persone anche per garantire la possibilità di effettuare il richiamo. Su Moderna – commenta Ruscitti – sia l’Ue che lo Stato hanno investito poco a differenza di AstraZeneca”. Cautamente ottimista Pier Paolo Benetollo, direttore sanitario dell’Apss: “In questo momento ce la stiamo cavando perché avevamo messo in conto che avrebbe potuto esserci qualche disguido. La priorità resta mettere in sicurezza gli ospiti delle Rsa e se, come ci è stato anticipato, ci saranno degli arrivi per compensare il calo registrato in questa settimana allora riusciremo a superare il calo di dosi senza particolari difficoltà”.

 

Stando a quanto riferito da Benetollo non si sono registrati altri casi di reazioni gravi alla somministrazione del vaccino: “Delle reazioni – spiega il dirigente sanitario – ci sono come per qualsiasi farmaco ma problemi realmente significativi non ne abbiamo avuti. Per le vaccinazioni non è stato registrato nessun danno permanente”. Fra le reazioni riscontrate (oltre a quelle classiche che possono capitare) alcuni episodi di linfoadenite comunque sempre risolti per il meglio. Inoltre, per l’ennesima volta, è stato specificato che anche chi si sottopone alla vaccinazione (soprattutto se si viene sottoposti alla prima dose) dovrà comunque continuare a prendere le precauzioni, indossando i dispositivi di protezione e mantenendo il distanziamento. “Ci mancherebbe – osserva Benetollo – che proprio vicino al traguardo partano dei focolai per questo motivo”.

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