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Coronavirus, vietato consumare cibi e bevande nei luoghi pubblici: in 6 Comuni scatta l’ordinanza “approntata dalla polizia locale”

Il divieto di consumare cibi e bevande nei luoghi pubblici e aperti al pubblico fa discutere, le precisazioni del Comune: “L’ordinanza è stata approntata dalla polizia locale dopo un incontro con i rappresentati delle categorie economiche”. Il provvedimento valido sul territorio di 6 amministrazioni

Foto d'archivio
Di Tiziano Grottolo - 17 marzo 2021 - 10:42

RIVA DEL GARDA. Giusto ieri, 16 marzo, il Comune di Riva del Garda ha diffuso un comunicato tramite il quale si annunciava l’entrata in vigore di una nuova ordinanza, “firmata dalla sindaca Cristina Santi”, per vietare il consumo di cibi e bevande nei luoghi pubblici o aperti al pubblico. Nel comunicato ufficiale del Comune di Riva non si faceva menzione né al fatto che il provvedimento fosse stato concordato con la polizia locale né che la stessa ordinanza fosse entrata in vigore nelle altre amministrazioni altogardesane: cioè Arco, Nago-Torbole, Dro, Tenno, Drena e ovviamente Riva del Garda.

 

Oggi, 17 marzo, dopo le polemiche sollevate da molti cittadini sono arrivate delle precisazioni dove si specifica che l’ordinanza in questione è frutto di un incontro che si è tenuto nella mattinata di ieri tra il Corpo intercomunale di polizia locale e alcuni rappresentanti delle categorie economiche coinvolte, fra cui Paolo Turrini dell’Associazione ristoratori Alto Garda e Ledro, Claudio Miorelli di Confcommercio e asco Bresciani presidente dei Pubblici Esercizi. L’iniziativa è stata presa per trovare una soluzione ai troppi comportamenti irregolari ravvisati in questi giorni di zona rossa, così da evitare chiusure o restrizioni peggiori.

 

“L’ordinanza – si legge nel comunicato – è stata quindi approntata dalla polizia locale, che l’ha inviata ai Comuni di Riva del Garda, Arco, Nago-Torbole, Dro, Tenno e Drena, così che ogni sindaco la firmasse per il territorio di sua competenza. Questo, si ribadisce, in considerazione del momento molto difficile e delicato, in cui la pandemia preoccupa e in cui, a fronte dell’istituzione della zona rossa, si assiste a molti comportamenti non idonei”.

 

Va ricordato che l’ordinanza (che varrà ogni volta che il Trentino finirà in zona rossa) non fa che ribadire e sottolineare quanto già stabilito a livello nazionale, cioè che nelle zone rosse “è sempre vietato consumare cibi e bevande all’interno dei ristoranti e delle altre attività di ristorazione (compresi bar, pasticcerie, gelaterie, ecc.) e nelle loro adiacenze”, e che “l’ingresso e la permanenza negli stessi da parte dei clienti sono consentiti esclusivamente per il tempo strettamente necessario ad acquistare i prodotti per asporto e sempre nel rispetto delle misure di prevenzione del contagio. Non sono comunque consentiti gli assembramenti né il consumo in prossimità dei locali”.

 

L’ordinanza, stabilisce inoltre che la vendita d’asporto deve essere effettuata solo in contenitori monouso chiusi o incartati, e che le attività che svolgono vendita da asporto sono tenute a esporre al pubblico lo stesso provvedimento in maniera visibile, di fatto non cambiano le misure vigenti, ma si è voluto “dare certezza agli operatori economici e ai cittadini sulle regole da seguire, favorire un più diffuso rispetto dei divieti e degli obblighi vigenti, e comunque agevolare i controlli e l'accertamento delle eventuali violazioni”.

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