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Csm, il presidente del Tribunale di Trento, il giudice Avolio, trasferito d'ufficio. Il procedimento nato dall'indagine ''Perfido'' e dal caso Mezzacorona

La decisione è arrivata quest'oggi. Il giudice Avolio è stato trasferito d'ufficio, l'intervento era stato richiesto "per incompatibilità con l'ufficio di attuale assegnazione e con ogni funzione giudiziaria nel distretto di Corte d'appello di Trento"

Di G.Fin - 07 aprile 2021 - 19:27

TRENTO. Nel seduta che si è tenuta oggi del Consiglio superiore della Magistratura si è deciso il trasferimento d'ufficio del giudice Guglielmo Avolio, presidente del Tribunale di Trento.

 

Si tratta di uno dei giudici più stimati nel panorama nazionale, da oltre 40 anni in magistratura e con una carriera di primo piano.

 

Il procedimento nei confronti del giudice era stato richiesto dalla prima commissione del Csm "per incompatibilità con l'ufficio di attuale assegnazione e con ogni funzione giudiziaria nel distretto di Corte d'appello di Trento" (QUI L'ARTICOLO). Il caso doveva essere all'ordine del giorno già il 23 marzo ma la seduta è stata rinviata ed oggi è arrivata la decisione.

 

Nel documento si spiega che la “Perdita del rapporto fiduciario tra il dottor Avolio e l’ambiente giudiziario e sociale dell’intero distretto di Trento è stata molto grave, è ancora attuale e non appare realisticamente riparabile”.

 

A conclusione della decisione, contenuta in una delibera, si afferma che “Vanno quindi restituite piena serenità e piena credibilità all’ambiente; e tale ricostituzione di serenità e credibilità impone il trasferimento del dott. Guglielmo Avolio. La presente delibera deve essere immediatamente trasmessa alla Terza Commissione, che provvederà ad individuare la nuova sede giudiziaria da assegnare all’interessato”.

 

Qui il documento 

 

 

 

Sono state due principalmente le vicende che hanno riguardato il giudice Avolio. La prima è collegata all'inchiesta “Perfido'' quella che ha portato alla luce la presenza della 'ndrangheta anche in Trentino (QUI L'ARTICOLO). Un sistema che, secondo le indagini portate avanti dalle forze dell'ordine, sarebbe nato dal sodalizio mafioso in val di Cembra e che è poi arrivato ad insinuarsi nei sistemi economici e politici nel Trentino.

 

In questa indagine c'è un nome, quello di Giulio Carini, l'imprenditore che, secondo gli inquirenti, sarebbe una sorta di “figura cerniera” che avrebbe avuto il ruolo di mettere in contatto i membri dell'ipotizzata organizzazione criminale con i rappresentanti delle più elevate cariche istituzionali locali. A pesare, secondo quanto riportato nel documento che sarà all'esame del Consiglio superiore della Magistratura, sarebbe "l'accertata e confidenziale frequentazione tra il dott. Avolio ed il Carini". Secondo la prima commissione, questa frequentazione "costituisce un fatto volontario, incolpevole sul piano giuridico e che può però obiettivamente determinare un appannamento dell'immagine di imparzialità ed indipendenza” del giudice.

 

In merito a questi aspetti, è bene chiarire che il giudice Avolio ha già spiegato di non aver “operato alcuna ingerenza”. Che con Carini, che non sapeva fosse una persona indagata, ci sono state frequentazioni conviviali assieme ad altre persone. Sui fatti non sono stati ravvisati profili penali e la procura che indaga sulla vicenda, ad inizio anno, ha chiesto l'archiviazione del procedimento che è stata accolta. Oggetto dell'analisi è stata  l'incompatibilità ambientale. Questo perché proprio il Tribunale di Trento, diretto da Avolio, dovrà decidere sulla vicenda 'Perfido'.

 

Vi è poi stata un'altra vicenda che sembra pesare e per la quale si indica sempre l'incompatibilità ambientale. Si tratta della vicenda di Mezzacorona, e l'operazione che nel marzo del 2020 aveva visto il sequestro preventivo di terreni ed edifici in Sicilia appartenenti al gruppo vinicolo Mezzacorona con l'ipotesi di riciclaggio e l'aggravante di aver agevolato Cosa Nostra. Un'accusa che i vertici dell'azienda hanno immediatamente respinto e poi impugnato. Nell'aprile scorso è avvenuto il dissequestro su decisione del tribunale del riesame.

 

Il Giudice Avolio avrebbe dovuto presiedere il riesame ma conoscendo Luca Rigotti, uno degli indagati, aveva deciso di astenersi concordando verbalmente la sua sostituzione con un collega. Da qui alcune anomalie oggetto poi delle analisi del Csm.

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