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Dalla Valsugana alla Valle del Chiese, centinaia di incidenti con cervi, caprioli e tassi. Dallapiccola: "Le proposte per risolvere il problema rimangono nel cassetto''

Negli anni si è parlato di vari interventi da mettere in campo ma fino ad oggi di concreto si è visto ben poco. Negli ultimi giorni sono diversi gli incidenti registrati in Valsugana e non sono mancati anche i feriti tra gli automobilisti 

Di G.Fin - 30 settembre 2021 - 17:33

TRENTO. “Qui prima o poi ci scappa un morto” ci dice un automobilista. E non parliamo di animali, di cervi o caprioli perché di quelli ne stiamo vedendo purtroppo già molti di morti. Parliamo di persone, di automobilisti o motociclisti, coinvolti negli incidenti con gli ungulati.

 

In questi giorni sono diversi gli incidenti di questo genere. Ne abbiamo avuti tre sulla strada statale della Valsugana. A Roncegno con un’auto distrutta e un mezzo pesante danneggiato e i problemi al traffico (Qui l'articolo). Giovedì mattina, un altro mezzo pesante sul territorio di Levico ha attraversato la strada proprio mentre un camion stava passando e l’ha centrato in pieno (Qui l'articolo). L’animale, come quasi sempre, è purtroppo morto a causa dell'impatto. Ma stessa situazione accade anche in Valle del Chiese e in numerose altre zone del territorio.

 

Il periodo tra la fine dell’estate e l’inizio dell’autunno è definito la stagione dell’amore per i cervi. Gli esemplari si spostano anche di decine di chilometri, attraversando spesso zona abitate, ma soprattutto strade, sentieri e ponti. Ogni anno è sempre lo stesso periodo e rimangono pressoché identiche le zone dove incidenti di questo genere avvengono.

 

“E' un problema di difficile soluzione” ci spiega il presidente di WWF Trentino Aaron Iemma. “Come associazione abbiamo chiesto i dati al Servizio fauna della Provincia ma fino ad oggi ci sono sempre stati negati. Abbiamo chiesto le localizzazioni precise di dove avvengono gli incidenti, non di certo informazioni sensibili ma li stiamo ancora attendendo”.

 

Le soluzioni non mancano ci sono i cosiddetti “corridoi verdi”, oppure i sottopassi o i vari dissuasori per gli automobilisti. “Sono interventi che costano – spiega Iemma – ma sono misure importanti. Avevamo i soldi con il Pnnr a disposizione per la transizione ecologica, per rendere più sicura la viabilità. Ma qualcuno ha scelto di spenderli per progetti come la Valdastico”.

 

In Trentino il problema non è di certo nuovo e ha sempre sollevato tante polemiche. A muoversi in passato è stata anche l'Università di Trento. Esiste un progetto che si chiama “Margine”, sviluppato da un gruppo di ricerca, che propone la sensoristica come soluzione agli incidenti causati dall'attraversamento improvviso di animali. L'idea era di innovare la prassi standard per l'allerta sugli attraversamenti di ungulati, utilizzando segnali luminosi e/o acustici per allertare gli autisti solo nel caso di necessità evitando così il problema dell'assuefazione e quindi la mancanza di attenzione alla presenza di cartelli o segnalazioni in modo continuo. Avviato nel 2016 la sua applicazione però non sembra essere stata portata avanti.

“In passato la Provincia sembrava volesse partire con un progetto per la segnalazione degli animali in prossimità della strada. Alcune termo-camere avrebbero dovuto indicare la presenza dell'ungulato segnalandolo poi all'automobilista. Sono state fatte anche delle verifiche nella nostra zona ma poi non si è più saputo nulla” spiega il rettore della Riserva di Cimego Fabrizio Boldrini, in passato impegnato anche nell'associazione provinciale dei cacciatori.

 

Fino ad oggi è evidente che non ci sono stati interventi da parte della Provincia oppure, se ci sono stati, sono serviti a poco. Dal punto di vista del risarcimento danni, inoltre è bene ricordare che la copertura assicurativa per gli investimenti causati dalla fauna selvatica è stata tolta gli scorsi anni e la Provincia non risarcisce più i cittadini che subiscono danni per gli scontri con gli ungulati (QUI L'ARTICOLO). Di recente la Giunta Provinciale ha anche deciso di fermare gli indennizzi per gli scontri avvenuti con grandi carnivori. 

 

A muoversi è stata anche la politica. Proprio in queste ore il consigliere provinciale del Patt, Michele Dallapiccola, ha presentato una interrogazione a risposta immediata per la prossima giornata di Consiglio provinciale, per sapere cosa si sta facendo sulle strade trentini per limitare gli incidente provocati dagli ungulati. “Gli investimenti di animali selvatici – spiega Dallapiccola - sono una costante sempre più evidente anche per la cronaca trentina. Con ogni probabilità l’autonomia e l’ingegnosità del sistema provinciale permetterebbero qualche slancio in più rispetto al nulla che normalmente succede. Da anni giace sul tavolo una proposta di attivare una forma di segnaletica attiva, almeno nelle zone di maggior passaggio di selvatici denominate corridoi”.

 

 

Le specie più colpite nel corso degli anni sono pressoché le stesse; il capriolo in primis seguito dal cervo, il tasso e la volpe. A muoversi a alcuni anni è anche il consigliere del Movimento 5 StelleAlex Marini che alla fine dell'ottobre dello scorso anno è riuscito a farsi approvare in Consiglio provinciale un ordine del giorno per applicare la tecnologia Margine per ridurre il numero degli incidenti sulle strade del Trentino (Qui il link). L’impegno approvato dal Consiglio avrebbe dovuto prevedere di verificare l’applicazione sul territorio trentino delle nuove soluzioni tecnologiche disponibili o in fase di realizzazione nel campo della ricerca come ad esempio quella di cui abbiamo già parlato sviluppata con il progetto Margine.

 

Una soluzione definitiva, fino ad oggi, però, non è stata trovata e lo testimoniano i numerosi incidenti avvenuti nelle ultime settimane.

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