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| 14 mar 2021 | 16:25

Dopo l'assoluzione, Alex Schwazer si racconta: "Sono vittima di un complotto. Ho idea su chi abbia alterato le provette"

Il marciatore vipitenese Alex Schwazer, fresco di assoluzione dell'accusa di doping, è tornato sotto i riflettori televisivi, questa volta di Canale 5, per raccontare i difficili anni dei processi. "Mi sento vittima di un complotto. Ho un'idea su chi sia stato, ma bisogna saperlo dimostrare". E sul ritorno in pista: "Farò di tutto per andare a Tokyo"

Dopo l'assoluzione, Alex Schwazer si racconta: Sono vittima di un complotto
di Davide Leveghi

TRENTO. “Ho un'idea su chi possa essere stato ad alterare le provette, però bisogna saperlo dimostrare. Se sapessi i nomi li avrei già detti nelle dovute sedi”. Si racconta Alex Schwazer. Nel programma di Canale 5 Verissimo, condotto da Silvia Toffanin, il marciatore vipitenese illustra i suoi difficili anni, dalla condanna per doping nel 2016 all'archiviazione dell'accusa da parte del Tribunale di Bolzano avvenuta il 18 febbraio scorso (QUI l'articolo). 

 

Il fatto non è stato commesso”, “è accertato con alto grado di credibilità razionale” che i campioni di urina dell'atleta “siano stati alterati allo scopo di farli risultare positivi e, dunque, di ottenere la squalifica e il discredito dell'atleta come pure del suo allenatore Sandro Donati”, si legge nella sentenza.

 

E così, dopo l'apparizione sul palco di Sanremo, Schwazer torna sotto i riflettori televisivi per evidenziare quanto ha sempre sostenuto: la sua innocenza. “Mi sento leggero – ha dichiarato nella chiacchierata con Toffanin – per tanti anni ho portato un peso non indifferente. E da tanti anni attendevo quel momento (il riconoscimento dell'innocenza, ndr). Te ne rendi conto solo in parte”.

 

Il marciatore azzurro si è levato più di qualche sassolino dalla scarpa, chiarendo bene quale sia la sua posizione rispetto alle famose provette di urina che hanno portato alla sua squalifica e al ritiro di diversi premi ottenuti in quel periodo. “Ho un'idea di chi sia stato ma bisogna saperlo dimostrare. Mi sento vittima di un complotto. Quando ho avuto la notifica della positività ho infatti pensato a due cose possibili: o era un errore e si era sbagliato provetta, o era una cosa voluta. Ben presto mi sono accorto che era voluta. Troppe cose non ci dovevano essere. È una cosa inaccettabile, non solo per me. Lo sarebbe per ogni sportivo”.

 

“Ho vissuto alti e bassi. Dei momenti molto amari in tribunale – ha proseguito – perché anziché cercare la verità la controparte ha cercato di ostacolare il percorso per arrivare alla verità. L'Agenzia mondiale anti-doping (Wada) e la Federazione internazionale d'atletica (Iaaf) avrebbero dovuto essere le prime a volere chiarezza”.

 

Impegnato in questi anni a “lottare nei tribunali”, desideroso solo di dimostrare la propria innocenza, e ad allenare per mantenere la propria famiglia, l'atleta altoatesino non ha mancato di ribadire quale sia il grande obiettivo a cui punta: le Olimpiadi di Tokyo. “Mi sento bene fisicamente e ce la metterò tutta per andarci, anche se non sarà facile dal punto di vista burocratico e giuridico. Sono innocente, ma a livello sportivo qualcuno fa ancora fatica ad accettarlo”.

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