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Dopo quasi 30anni ritrovata la tela rubata di "San Giovanni Evangelista''. E' ricomparsa in una piattaforma online

L’opera pittorica, ricomparsa recentemente sul web, era stata posta in vendita all’incanto da parte di un privato residente a Vipiteno su una piattaforma internazionale e intercettata in Alto Adige dai militari del Reparto specializzato dell’Arma dei Carabinieri nel corso del quotidiano monitoraggio del web finalizzato alla ricerca di beni rubati

Pubblicato il - 15 aprile 2021 - 11:48

BOLZANO. Rubata a Napoli nel 1993 è ricomparsa di recente posta in vendita su una piattaforma online da un uomo residente a Vipiteno.

 

Dopo anni di ricerche è stata riconsegnata alla Chiesa di Santa Maria Assunta di Costantinopoli di via Posillipo a Napoli la tela del XIX secolo raffigurante “San Giovanni Evangelista”.

 

Il dipinto ad olio su tela, insieme ad altri quattro dipinti, era stata rubata da ignoti nel gennaio del 1993 nella chiesa del capoluogo partenopeo, è stata restituita al parroco locale, don Salvatore Russolillo, dal Comandante del Nucleo Tpc di Udine, il maggiore Lorenzo Pella, alla presenza di monsignor Lucio Lemmo, Vescovo ausiliare dell’Arcidiocesi di Napoli e della dottoressa Rosa Romano, funzionario della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per il Comune di Napoli.

 

L’opera pittorica, ricomparsa recentemente sul web, era stata posta in vendita all’incanto da parte di un privato residente a Vipiteno su una piattaforma internazionale e intercettata in Alto Adige dai militari del Reparto specializzato dell’Arma dei Carabinieri nel corso del quotidiano monitoraggio del web finalizzato alla ricerca di beni rubati.

 

Le verifiche condotte attraverso la consultazione della “Banca dati dei beni culturali illecitamente sottratti”, il più grande database al mondo di opere d’arte rubate gestito dal Comando Tpc, hanno consentito di accertare la perfetta corrispondenza tra la tela individuata sulla piattaforma elettronica e quella censita nel sistema informatico. Per ulteriore conferma di quanto accertato, è stato contattato il legale rappresentante della Chiesa partenopea, che ha riconosciuto con sicurezza il dipinto, rivendicandone la proprietà.

 

La necessità e l’urgenza di evitare la commercializzazione dell’opera - che avrebbe potuto rischiare di essere venduta all’estero – hanno indotto i militari operanti a contattare direttamente il venditore atesino, ritenuto in assoluta buona fede rispetto al possesso del dipinto, in quanto all’oscuro dell’origine delittuosa dell’opera, che ha provveduto spontaneamente alla sua consegna.

 

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