Contenuto sponsorizzato

In Austria cartelli sul 'Rischio islamico'. Nibras Breigheche: ''Fanno paura''. Sul caso Saman: ''Matrimoni combinati? Pratiche tribali, nulla a che vedere con la religione''

Nibras Breigheche si dice preoccupata dopo i fatti che sono successi negli ultimi giorni.  In Austria sono stati diffusi oltre 620 indirizzi di persone, associazioni e moschee dal governo e questo ha portato all'apparizione in diverse zone di cartelli arancioni che mettono in guardia le persone. Sul caso italiano di Saman spiega: "Un buon musulmano non può considerare concepibile nel modo più assoluto imporre alla propria figlia un matrimonio combinato''

Di Giuseppe Fin - 10 giugno 2021 - 12:24

TRENTO. “Fa venire in mente eventi tragici del passato avvenuti in Europa”. Ha una voce preoccupata Nibras Breigheche nel commentare quello che sta accadendo in Austria dove nelle scorse ore sono stati diffusi oltre 620 indirizzi di persone, associazioni e moschee dal governo e questo ha portato all'apparizione in diverse zone di cartelli arancioni che mettono in guardia le persone dalla presenza nei dintorni di persone o istituzioni vicine all'Islam. Un tema che è stato subito cavalcato dall'estrema destra.

 

La vicenda ha già visto l'intervento nelle scorse ore dell'Ucoii che ha espresso forte preoccupazione ed ha inviato all’ambasciatore della Repubblica d’Austria Jan Kickert, nella quale spiega il rischio di “esporre quelle attività e quelle persone ad un sensibile rischio per la loro sicurezza, creare problemi di ordine pubblico ed essere percepita da estremisti islamofobi come una vera e propria lista di proscrizione a cui far seguire azioni di disturbo, o peggio ancora, attentati terroristici”.

L'Ucoii negli scorsi giorni è intervenuta anche per il caso di Saman Abbas, la ragazza pakistana scomparsa nel Reggiano, dopo aver denunciato i genitori che volevano imporle un matrimonio combinato. L'Ucoii ha emesso, in concerto con l'Associazione Islamica degli Imam e delle Guide Religiose una fatwa “contro i matrimoni combinati forzati e l'altrettanto tribale usanza dell'infibulazione femminile”.

 

Nibras Breigheche di Trento è tra i fondatori dell’Associazione Islamica Italiana degli Imam e delle Guide Religiose. Ha fatto parte anche del direttivo dell’Associazione Donne Musulmane d’Italia ed è attualmente membro del Consiglio dei saggi dell’Ucoii di cui è co-fondatrice. E' tra le prime donne in Italia ad ottenere il ruolo di “Guida religiosa” ed è membro del “Tavolo di confronto con i rappresentanti delle comunità e delle associazioni dell’islam italiano” istituito dal Ministero dell’Interno.

 

Dottoressa Breigheche, in Austria si sta respirando un clima di paura nella comunità musulmana. Come commenta quello che sta accadendo?

Siamo davanti ad una iniziativa che dovrebbe preoccupare tutte le persone e non solo i musulmani. A tutti vengono in mente gli eventi tragici che hanno colpito l'Europa in passato dove sono stati presi di mira determinati gruppi considerati diversi, negativi, pericolosi, fonte di danno per la società civile. Preoccupa moltissimo che sia preso di mira un gruppo, indipendentemente da quale sia. Questa volta, e spesso purtroppo succede, sono i musulmani.

 

Sono stati messi dei cartelli con la scritta "Attenzione! Islam politico nelle tue vicinanze".

Ci sono cartelli gialli e scritte cubitali che spaventano. Su ognuno è stata disegnata una faccia di uno pseudo musulmano barbuto con un cappello e con lo sguardo cattivo. Vogliono mancare un messaggio chiaro: I musulmani sono cattivi. Siamo davanti al tentativo degli estremisti di strumentalizzare le minoranze, di qualsiasi tipo, per parlare sostanzialmente alla pancia delle persone e questo è qualcosa di davvero pericoloso.

 

C'è un clima di paura e discriminazione anche in Italia?

Purtroppo si, qualche episodio si è verificato. Spesso sono soprattutto le donne ad essere oggetto di discriminazione perché sono le più visibili portando il velo. Non voglio però drammatizzare. La maggior parte delle persone musulmane sono persone bene integrate e che non soffrono di pregiudizi e di discriminazione. Indipendentemente dal numero di casi bisogni essere attenti e vigili.

 

In Italia in questi giorni si parla del caso Saman Abbas, la ragazza pakistana scomparsa dopo aver denunciato i genitori che volevano imporle un matrimonio combinato. In molti hanno puntato il dito contro l'Islam e contro alcune pratiche come appunto quella delle unioni combinate.

Qualche anno fa, in occasione dell'8 marzo, ho partecipato ad una conferenza organizzata all'Università di Trento. Una professoressa ha raccontato la storia di una studentessa siciliana, laureata con pieni voti e che avrebbe voluto continuare a studiare a Trento ma che è stata richiamata a casa perché il padre aveva per lei altri progetti. Questo ci dimostra che non possiamo partire da singoli casi, estremi e comunque gravissimi, per generalizzare perché pericoloso. Nemmeno si può puntare il dito contro la comunità pachistana perché io stessa conosco altre ragazze che sono tornate nel loro Paese e si sono fidanzate e sposate con le persone che volevano loro.

 

Ma esiste una certa cultura ferma ancora al passato e a riti tribali?

Ci sono sacche di popolazione, molto spesso ignoranti, che portano avanti pratiche tribali, antichissime che non hanno però nulla a che fare con la religione. Quando si verificano fenomeni così gravi aumenta in noi la consapevolezza dell'importanza nella formazione, informazione e istruzione anche religiosa. Molto spesso è l'ignoranza della religione che viene strumentalizzata per mantenere vivi in certi ambienti queste pratiche. Un buon musulmano non può considerare concepibile nel modo più assoluto imporre alla propria figlia un matrimonio combinato.

 

Cosa è importante fare per respingere queste pratiche?

Noi ne parliamo, come Imam e come Guide religiose, nei sermoni, negli incontri che abbiamo nei nostri centri. Ci teniamo a informare e a spiegare. L'impegno dell'Ucoii e dell'Associazione Islamica Italiana degli Imam e delle Guide Religiose è forte. In questa attività sarebbe importante il riconoscimento della minoranza religiosa islamica da parte delle Stato perché sicuramente darebbe ulteriori strumenti.

Contenuto sponsorizzato
Ultima edizione
Edizione ore 19.30 del 19 giugno 2021
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
In evidenza
Cronaca
21 giugno - 06:01
L'avvocato di Milano ha lavorato al provvedimento depositato nel 2019 dalla senatrice trentina che ora chiederà di farlo ripartire: ''Non si [...]
Cronaca
20 giugno - 20:46
L'uomo, classe '63, era scomparso da alcune ore e l'allarme era stato dato dai gestori della struttura dove alloggiava. Trovata la macchina [...]
Cronaca
20 giugno - 18:31
Fatale un malore per un 58enne di Monselice in provincia di Padova. L'allerta è scattata in val di Maso, poco lontano dall'abitato di Cesuna nel [...]
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato