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In Italia via la mascherina all'aperto, in Israele torna l'obbligo al chiuso. Bassi: ''Con la variante Delta i contagi risalgono e ora monitoreranno ricoveri e decessi''

L'ex rettore dell'Università di Trento analizza quel che sta succedendo al di là del Mediteranneo dove, come sta già avvenendo in Gran Bretagna, i contagi sono tornati a salire in maniera importante e c'è un 60% di popolazione vaccinata con le due dosi (in Trentino siamo sul 30% e ultimi in Italia per popolazione vaccinata): ''Il Governo israeliano ha sul tavolo due opzioni: a) reintrodurre misure di distanziamento b) attendere per vedere se l'aumento dei contagi sarà accompagnato da un aumento dei ricoveri in terapia intensiva e dei decessi''

Di Luca Pianesi - 27 June 2021 - 18:45

TRENTO. Mentre in Italia si tolgono le mascherine all'aperto e di fatto si dà l'ok al più estivo dei ''liberi tutti'' (con la zona bianca estesa a tutto il Paese) in Israele, il Paese modello per il mondo per come ha gestito la campagna vaccinale, si reintroduce l'obbligo di indossarle al chiuso. Perché? Il problema è la variante Delta (la cosidetta variante indiana) che anche lì, come in Gran Bretagna, sta facendo tornare a crescere i livelli di contagi (nonostante il caldo e la bella stagione). Nel paese di Boris Johnson, il premier che ha dovuto prorogare le restrizioni destinate a terminare la scorsa settimana, con grandi proteste dei cittadini, negli utlimi 10 giorni si è assitito a una crescita record di casi passanti da poche migliaia agli oltre 18mila di sabato (il numero più alto dallo scorso 5 febbraio) con 23 decessi.

 

Questo nonostante l'83 per cento degli adulti abbia ricevuto una dose di vaccino e il 61,2 per cento il ciclo completo. Dati molto migliori di quelli italiani se si pensa che in Italia ancora non è stato protetto nemmeno con la prima dose il 60% della popolazione e per la seconda solo in alcuni territori si sfiora il 30%. In questo senso il Trentino è l'ultimo territorio italiano per popolazione vaccinata (meno del 50% ha ottenuto la prima dose) mentre sta recuperando posizioni sulle persone coperte con entrambe le dosi ed oggi è sulla soglia del 30% rispetto a questo dato (alpenultimo posto c'è l'Alto Adige che fa un po' meglio sulla popolazione con almeno una dose ma un po' peggio sulla seconda dose).

 


 

Situazione, quella inglese, invece, dal punto di vista vaccinale, simile a quella israeliana come spiega l'ex rettore dell'Università di Trento Davide Bassi nel suo blog. ''Con quasi il 60% di popolazione completamente vaccinata (con Pfizer-BioNTech) Israele si distingue non solo per l'alto livello di vaccinazione, ma anche per l'attenta gestione della pandemia'', spiega Bassi che prosegue aggiungendo che negli ultimi giorni, però, anche lì i congai sono tornati ad essere sopra quota 100 positivi. ''Ricordo che Israele ha circa 9 milioni di abitanti e quindi il livello di 100 contagi che ha fatto scattare l'allarme - chiarisce Bassi - corrisponderebbe, in proporzione, a circa 700 contagi giornalieri per l'Italia, un livello leggermente inferiore rispetto alla media dei contagi attuali del Bel Paese. Il che praticamente significa che, se anche in Italia fosse in atto un fenomeno simile a quello che ha allarmato Israele, non saremmo ancora in grado di riconoscerlo a causa della sovrapposizione dei contagi crescenti dovuti alla variante indiana (delta) con la coda dei contagi dovuti alla vecchia variante inglese (che, a differenza dell'Italia, in Israele era stata quasi azzerata)''.

 

''Per fronteggiare la situazione, Israele ha reintrodotto l'obbligo di indossare la mascherina nei luoghi chiusi. Inoltre - prosegue il professore di fisica - alcune località dove sono stati individuati focolai particolarmente intensi sono state trasformate in "zona rossa", mentre altre sono state messe in stato di pre-allarme''.

 

Bassi allora spiega che al momento, il Governo israeliano ha sul tavolo due opzioni: a) reintrodurre misure di distanziamento sociale anche al di fuori dei focolai individuati come zona rossa oppure b) attendere, in attesa di vedere se l'aumento dei contagi sarà accompagnato da un aumento dei ricoveri in terapia intensiva e dei decessi.

 

''Tenuto conto dell'alto livello di vaccinazione già raggiunto - scrive l'ex rettore -, il Governo israeliano sembra propenso ad adottare la soluzione b, anche se sta discutendo sulla possibilità di imporre fin da subito nuove restrizioni sui viaggi da e per l'estero. Insomma un atteggiamento attento e vigile, dove le scelte politiche sono basate sul monitoraggio accurato della situazione e sul continuo aggiornamento dei dati epidemiologici. Nessuno può fare miracoli di fronte ad un problema tanto complesso e sfuggente come quello legato alla pandemia. Ma la combinazione di monitoraggio, prevenzione e pianificazione è certamente un approccio migliore rispetto all'italico "io speriamo che me la cavo"''.

 

L'arrivo della variante indiana, aggiunge Bassi in un altro articolo del suo blog, ''ha platealmente dimostrato che una sola dose vaccinale non basta per fornire un adeguato livello di protezione e questo ha convinto molte Regioni a riconsiderare le scelte fin qui fatte. Nel frattempo, il Ministero della Salute comunica che "vi sono evidenze che quanti hanno ricevuto solo la prima dose di una vaccinazione che prevede la somministrazione di due dosi per il completamento del ciclo vaccinale sono meno protetti contro l'infezione con la variante delta rispetto all'infezione da altre varianti, indipendentemente dal tipo di vaccino somministrato". Mi domando - conclude l'ex rettore - se non sarebbe il caso che il Ministero prendesse una posizione più chiara e cancellasse definitivamente la disposizione (ormai chiaramente priva di senso) che aveva autorizzato il ritardo nella somministrazione delle seconde dosi vaccinali''.

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