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| 18 mar 2021 | 11:48

In zona rossa prosperano parrucchieri ed estetisti abusivi. Basso: "Rischio per la salute pubblica, chiediamo controlli serrati"

Rischiosi per la salute pubblica e per i professionisti costretti a chiudere, secondo Confartigianato gli abusivi si stanno diffondendo dopo le chiusure. “È grottesco che le nostre attività, dove è tutto tracciabile e sottoposto a rigorosi protocolli di igiene e sicurezza, vengano chiuse, mentre gli abusivi possono girare tranquillamente", protesta Del Pizzol 

In zona rossa prosperano parrucchieri ed estetisti abusivi
di Mattia Sartori

BELLUNO. Con il ritorno della zona rossa molte attività hanno dovuto chiudere i battenti. Tra queste i saloni di bellezza, i parrucchieri e i centri estetici, già colpiti in precedenza a causa delle pesanti misure igienico sanitarie. Purtroppo c’è chi si approfitta della situazione, proponendo i propri servizi in modo abusivo e danneggiando così sia la salute pubblica, che il settore dei servizi alla persona.

 

“Basta fare una veloce ricerca sul web per scoprire che il lavoro nero ha già aggirato il fermo imposto dalle regole sanitarie” afferma Ivana Del Pizzol, presidente di mestiere degli acconciatori di Confartigianato Belluno. “L’aspetto più grottesco è che le nostre attività, dove è tutto tracciabile e sottoposto a rigorosi protocolli di igiene e sicurezza già prima del Covid, vengono chiuse per evitare la diffusione del contagio, mentre gli abusivi della professione possono girare tranquillamente, portando il virus a domicilio alle clienti e ai clienti, senza nessuna restrizione”.

 

Come detto prima infatti i parrucchieri, i saloni di bellezza e i centri estetici professionisti fino a questo punto si sono dovuti attenere a regole molto rigide, come l’obbligo di prenotazione degli appuntamenti, la possibilità di un solo cliente in attesa, oltre a precise misure di sanificazione e utilizzo dei dispositivi di protezione. Regole che gli abusivi ovviamente non rispettano, diffondendo così il virus tra tutti i clienti.

 

“È per questo che chiediamo controlli serrati, perché non si tratta solo di concorrenza sleale, bensì di rischi concreti per la salute pubblica - aggiunge il direttore di Confartigianato, Michele Basso -. Gli abusivi, infatti, se ne infischiano delle regole e quindi anche delle misure normalmente adottate all’interno dei saloni”.

 

Il danno però è rappresentato anche dalla concorrenza sleale portata avanti dagli abusivi, che sottrae introiti ai professionisti, già pesantemente colpiti dopo gli eventi dell’ultimo anno. «L’ultima domenica di zona arancione, in cui abbiamo potuto lavorare in deroga grazie alla richiesta di Confartigianato, abbiamo registrato la voglia delle persone di accedere ai nostri servizi e alle nostre attività. Ma ovviamente non basta - continua Del Pizzol -. Siamo reduci da un 2020 in cui le perdite variano dal -30 al -50 per cento. Dicembre è stato un mese disastrato e il limite agli spostamenti in “zona arancione” ci ha fatto perdere diversi clienti”.

 

Servono ristori rapidi - conclude -, calcolati sul calo di fatturato e non standardizzati sul codice Ateco, quanto meno per sopravvivere al momento drammatico. Ma soprattutto, abbiamo la necessità di non subire oltre alla chiusura anche il danno dell’abusivismo, che rappresenta una concorrenza sleale per le nostre attività, ma anche un rischio per la salute collettiva”.

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