Insulti e minacce dei ''no vax'' contro il pediatra Nicolini che spiegava perché vaccinare i figli. Com'era quel detto? ''Chi sa fa, chi non sa tasa''
Dal detto veneto a quanto accadeva nella Serenissima nel 1505 quando per costruire un nuovo canale si era addirittura vietato ''a chiunque eccetto gli ingegneri destinati all'opera d'ingerirsi, parlare o scrivere di questa materia''. Ovviamente la libertà di parola e di opinione è sacra e il bello della rete è che spesso nascono confronti e dibattiti che possono anche far crescere il livello. Ma su certi argomenti c'è chi è esperto, ha studiato e ''sa'' e tanti altri che è meglio ''che tasano'' soprattutto se alla fine l'argomentare si risolve a colpi di pregiudizi, insulti e minacce

BELLUNO. In Veneto c'è un detto, stringato, ma molto efficace che recita così: ''Chi sa fa, chi non sa tasa''. Addirittura in Veneto nel 1505, la Serenissima, per realizzare la Brenta Nova, un canale che da Dolo porta l'acqua del fiume a Conche, dove si unisce al Bacchiglione, e per porre un freno a tutti quelli che volevan dir la loro, ipotizzavano tracciati alternativi, lanciavano ipotesi e proposte adottò un provvedimento estremo vietando a chiunque, eccetto gli ingegneri destinati all'opera (così si legge nel libro ''La Splendida Venezia 1499-1509) ''d'ingerirsi, parlare o scrivere di questa materia''. Ne risente la libertà d'opinione - al tempo però non se ne conosceva ancora l'esistenza - ma il provvedimento è decisivo per l'effettuazione dei lavori. Non ci si può perdere in chiacchiere rischiando di restare fermi: ''La libertà di parlare intorno alle arti - le quali talora non sono abbastanza intese nemmeno da coloro che le professano - promuove confusione e incertezza nei ministri preposti a tali operazioni: lo che tutto poi cade a pubblico pregiudizio''. Righe - si legge ancora nel libro La Splendida Venezia 1499-1509 - di straordinaria attualità, queste.
E a legger quanto accaduto in questi giorni al dottor Nicolini, davvero viene da condividere la sua amara riflessione finale: ''Impossibile proporre loro idee, inutile impiegare tempo a spiegare. Non andrà tutto bene..''. Ma cosa è accaduto? Giangiacomo Nicolini in un breve video realizzato per l'Ulss 1 Dolomiti ha spiegato perché ha vaccinato i suoi figli, in età da vaccino, e perché sarebbe importante che tutti lo facessero. Un video di pochi minuti ma esauriente, che affronta vari temi legati al vaccino soprattutto per i più giovani, dall'efficacia alla sicurezza, dagli effetti collaterali a quelli sociali e sanitari. Giangiacomo Nicolini, d'altronde è uno di quelli che rientrano nella categoria dei ''chi sa fa'': non per niente è direttore dell'Unità operativa semplice di Pediatria a Pieve di Cadore, specialista in malattie infettive e pediatra all’ospedale “San Martino” di Belluno, esperto in patologie infettive del bambino e delle donne in gravidanza, antibioticoterapia, diagnosi e cura delle malattie infettive.
Poche ore dopo la diffusione del video, però, sono arrivati quelli che ''non sa'' ma che sui social assolutamente ''non tasono'': virologhi improvvisati se si parla di pandemia, allenatori da Triplete con tesserino da Bar Sport se si affronta il tema calcistico, sociologhi con specializzazioni in storia dei continenti ottenute all'università della strada se l'argomento è l'immigrazione, scienziati-meteorologi-forestali con diploma da giardino se si parla di animali e cambiamenti climatici. E così in poche ore il direttore dell'Uos di Pediatria e specialista in malattie infettive se le è sentite dire di ogni da ''un'orda di no vax''. Lui ha replicato così: ''Posto alcuni di questi commenti, con nome secretato anche se meriterebbero la pubblica gogna, solo per far vedere il tenore delle risposte di questi soggetti dopo aver impiegato tutta la giornata di ieri a risponder loro in tono pacato e scientifico''.
''Non solo non meritano risposte - prosegue Nicolini sulla sua pagina Facebook -, ma meritano querele a pioggia, compresa una serie di scienziati della sanità locali che si permettono insulti minacce etc etc. Ho tanti difetti, ma darmi del corrotto, del criminale, dell'ignorante è davvero troppo, chi mi conosce sa come faccio il mio lavoro e quanto di me io spenda nella ricerca della verità e dell'amore nei confronti dei miei piccoli pazienti. Questa è la conclusione. Impossibile proporre loro idee, inutile impiegare tempo a spiegare. Non andrà tutto bene''.
Come scrive il libro La Splendida Venezia 1499-1509 ovviamente quanto fatto dalla Serenissima poteva andar bene per il 1500 e oggi, fortunatamente, non sarebbe minimamente ammissibile: ''Ne risente la libertà d'opinione - al tempo però non se ne conosceva ancora l'esistenza - ma il provvedimento è decisivo per l'effettuazione dei lavori''. Il bello della rete è anche la libertà di parola, confronto e dibattito che si può instaurare su qualsiasi argomento. Il rispetto dell'altro, però, è sacro e dalla Serenissima si può recuperare il rispetto, in particolare, di chi in quel campo è un professionista. Insulti, parolacce, accuse gratuite, purtroppo, rientrano nel lessico di certi soggetti (lo sappiamo bene anche noi ''giornalai'', ''pennivendoli'', ''servi dei poteri forti'', ''schiavi della dittatura sanitaria'') che, tra l'altro, molto spesso nemmeno sono ''soggetti'' ma semplici troll pronti a intervenire ''militarmente'' su certe discussioni. Lunga vita, quindi, alle voci fuori dal coro e alle opinioni divergenti, al confronto che serve a crescere e a migliorare e a chi permette all'altro di informarsi meglio e con più accuratezza, ma quando si parla di certi argomenti, come quelli che riguardano la medicina, il detto ''chi sa fa, chi non sa tasa'' è davvero d'oro.







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