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La Corte dei Conti condanna Valduga per l'assunzione 'illegittima' del direttore generale: dovrà risarcire 120mila euro. Il sindaco: “Impugneremo la sentenza”

La vicenda risale al 2016 quando, durante la sua prima consiliatura, il sindaco Valduga aveva nominato direttore generale Mauro Amadori. Un'assunzione giudicata irregolare dalla Corte dei Conti, che ora chiede il saldo ai diretti interessati: il danno erariale prefigurato sfiora i 310mila euro

 

Di Filippo Schwachtje - 09 June 2021 - 16:13

ROVERETO. La Corte dei Conti condanna il sindaco Francesco Valduga e il Comune per l'assunzione di Mauro Amadori a direttore generale nel 2016: il danno erariale contestato raggiunge un totale di quasi 310mila euro, di cui più di un terzo (circa 120mila euro) attribuito direttamente al primo cittadino, che avrebbe agito "con dolo” insieme all'ex segretario comunale Giuseppe Di Giorgio e all'allora responsabile del personale Mauro Viesi.

 

Prendo atto della sentenza – dichiara Valduga – ma pur nel rispetto della terzietà dell'organo giudicante e della separazione dei poteri, non posso condividerne il contenuto: è incomprensibile. Per due volte la Regione ha espresso parere favorevole sulla nomina, faremo ricorso in appello nei prossimi giorni”. E' di ben 110 pagine la sentenza nella quale la procura contabile stabilisce l'irregolarità dell'iter che ha portato alla nomina di Amadori.

 

Ripercorrendo i fatti: a quattro mesi dalla sua prima elezione a sindaco di Rovereto, Valduga decide di assumere un direttore generale. Il processo di selezione dei 26 candidati al bando è portato avanti da una commissione che, tra le varie domande e curriculum presentati, identifica i 6 profili ritenuti maggiormente idonei. Tra questi poi, dopo i colloqui, Valduga sceglie Amadori.

 

Lo stesso Amadori però, secondo la Corte dei Conti, non avrebbe avuto i requisiti per essere assunto come dirigente, essendo all'epoca solo un funzionario. Ecco quindi che all'Amministrazione si contesta d'aver prima nominato Amadori dirigente e averlo poi fatto direttore generale. Un doppio passaggio che, secondo la magistratura contabile, rappresenta un illecito proprio in virtù della mancanza di qualifiche di Amadori, che tutt'oggi rimane direttore generale dopo la proroga arrivata lo scorso anno. 

 

“La sentenza arriva a sei anni di distanza dai fatti contestati – dice Valduga – la trasparenza nel processo di selezione è garantita dalla presenza di un bando. La commissione che ha selezionato i profili più idonei era costituita da personalità di assoluto livello, alcune di loro anche esterne come Emanuela Pierotti, responsabile del Servizio organizzazione umane del Comune di Bolzano e Chiara Morandini, direttore generale del Comune di Trento”.

 

Sulla legittimità della nomina di Amadori, continua poi il sindaco: “Si è espressa per ben due volte la Regione, organo depositario del regolamento stesso. Per quanto riguarda il danno erariale che ci viene contestato, i risultati del lavoro svolto in questi anni in vari ambiti dal direttore generale sono tangibili e la stessa Corte dei Conti ha citato il Comune di Rovereto come esempio virtuoso”. 

 

Valduga si chiede anche "come possa prefigurarsi il dolo, quando si è svolta una regolare procedura di selezione, legittimata anche dal parere favorevole dell'organo sovraordinato”. É stato infatti l'allora assessore regionale agli enti locali Josef Noggler a ribadire il 31 agosto 2016, in risposta ad un'interrogazione sul tema portata in aula, come i dubbi sulla selezione di Amadori fossero “infondati”.

 

Non è evidentemente dello stesso parere la Corte dei Conti, che nel dettaglio ha condannato Valduga, Di Giorgio e Viesi a risarcire al Comune di Rovereto 111mila euro complessivi, ai soli Valduga e Di Giorgio altri 150mila e poi agli assessori (Azzolini, Previdi, Graziola, Tomazzoni, Bortot, Plotegher) e ai membri esterni della commissione di selezione (Pierotti e Morandini) 2.500 euro a testa, a cui vanno poi aggiunti altri 3.000 euro a testa per gli assessori (tutti quelli già citati più Ivo Chiesa).

 

Nessuno degli organi competenti aveva evidenziato irregolarità – conclude Valduga nessuno dei 26 concorrenti aveva presentato ricorso, così come gli organi di controllo. Ribadisco l'assoluto rispetto per la terzietà della magistratura, ma nel merito della sentenza trovo molta confusione tra la normativa regionale e quella nazionale. Presenteremo immediatamente ricorso e siamo convinti che, potendo spiegare ulteriormente la nostra azione, saremo in grado di dimostrare la nostra assoluta innocenza”.

 

Nel frattempo non si è fatta attendere la risposta delle minoranze, con Rinascita che fa sapere: "Le carte da un punto di vista tecnico sembravano propendere per una condotta indifendibile del sindaco. Ci conforta sapere che lo stato vigila e sanziona. Restiamo allibiti di come il sindaco e i suoi sottoposti nelle principali cariche della macchina comunale possano essersi prestati a un gioco del genere. Certo sarebbe molto imbarazzante dover rimanere a lavorare con un'aula che non ha legalità e il giusto rispetto delle leggi e dei requisiti richiesti a un pubblico dipendente. Valuteremo ogni azione a tutela della cittadinanza e dell'onorabilità d'una città civile come Rovereto, che certo non si merita questo". 

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