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| 15 ago 2021 | 10:49

Lavoro nero, in Trentino sono 27 mila i lavoratori irregolari. La Cgia: "In Italia vale quasi 78 miliardi"

Dallo studio effettuato dalla Cgia di Mestre sono circa 26700 i lavoratori occupati sul nostro territorio e che non risulterebbero regolari. Un tasso di irregolarità che si attesta al 10% leggermente al di sopra della media rilevata nel Nord Est (9.4%) ma al di sotto del dato italiano che arriva al 12.8%

Lavoro nero, in Trentino sono 27 mila i lavoratori irregolari
di Redazione

TRENTO. In Trentino il peso del fatturato generato dal sommerso sul Pil provinciale si attesta al 4,1%. Questo uno dei dati che arriva da un'elaborazione dell'ufficio studi della Cgia di Mestre che ha per oggetto il lavoro nero presente in Italia.

 

Un fenomeno che, sempre secondo gli studi dell'Ente “produce” ben 77,8 miliardi di euro di valore aggiunto. Una piaga sociale ed economica, che, su base regionale, presenta livelli molto diversificati. La Lombardia, ad esempio, sebbene conti oltre 504 mila lavoratori occupati irregolarmente, è il territorio meno interessato da questo triste fenomeno: il tasso di irregolarità è pari al 10,4 per cento, mentre l’incidenza del valore aggiunto prodotto dal lavoro irregolare sul totale regionale è pari al 3,6 per cento; il tasso più basso presente nel Paese. Per contro, la situazione più critica si registra in Calabria: a fronte di “soli” 135.900 lavoratori irregolari, il tasso di irregolarità è del 22 per cento e l’incidenza dell’economia prodotta dal sommerso sul totale regionale ammonta al 9,8 per cento. Nessun’altra realtà territoriale presenta una performance così negativa.

 

Dallo studio effettuato dalla Cgia di Mestre sono circa 26700 i lavoratori occupati sul nostro territorio e che non risulterebbero regolari. Un tasso di irregolarità che si attesta al 10% leggermente al di sopra della media rilevata nel Nord Est (9.4%) ma al di sotto del dato italiano che arriva al 12.8%.


Al Nord il “nero”, spiega lo studio, è sotto controllo, preoccupa il Sud. “In generale – chiarisce l'ufficio studi - possiamo affermare che la situazione al Nord è tutto sommato abbastanza sotto controllo, mentre nel Mezzogiorno  la presenza del lavoro nero è molto diffusa”. Dopo la Lombardia, tra le regioni solo “sfiorate” dal “nero” scorgiamo il Veneto, la provincia di Bolzano, il Friuli Venezia Giulia, il Piemonte e l’Emilia Romagna. In queste realtà il peso del fatturato generato dal sommerso sul Pil regionale oscilla tra il 3,7 e il 4 per cento. In coda, poco prima della Calabria, è altrettanto critica la situazione della Puglia (7,1 per cento), della Sicilia (7,8) e della Campania (8,5).

 

A livello nazionale, l’Ufficio studi della Cgia stima in poco meno di 3,3 milioni di persone che quotidianamente per qualche ora o per l’intera giornata si recano nei campi, nelle aziende, nei cantieri edili o nelle abitazioni degli italiani per esercitare un’attività lavorativa irregolare: il tasso di irregolarità è al 12,8 per cento mentre il peso del valore aggiunto generato dall’economia sommersa è del 4,9 per cento .

 

I SETTORI

Dei 935 Contratti collettivi nazionali di lavoro (Ccnl) presenti in Italia, 351 (il 37,5 per cento del totale) sono stati firmati da associazioni datoriali e sigle sindacali dei lavoratori dipendenti non appartenenti al Cnel3 . “Un coacervo di organizzazioni – spiega la Cgia - che nella stragrande maggioranza dei casi non rappresentano quasi nessuno, ma consentono un’alternativa a quelle imprese e a quei lavoratori subordinati che vogliono fare dumping economico, e non solo, aggirando i contratti siglati dalle sigle più rappresentative e diffuse su tutto il territorio nazionale”. Tra tutti i settori la situazione più critica si riscontra nell’edilizia. A fronte di 74 Ccnl depositati al Cnel, 37 (pari al 50 per cento del totale) sono stati sottoscritti da organizzazioni non iscritte alla struttura di viale Lubin.

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