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Lo studio cinese che aveva messo in guardia l’Europa dal Covid, Remuzzi: “Purtroppo in pochi lo hanno preso sul serio, sarebbe cambiato tutto”

Già il 24 gennaio 2020 era stato pubblicato uno studio cinese che anticipava buona parte delle informazioni riguardanti il nuovo coronavirus. Remuzzi: “Non so dire perché il mondo scientifico occidentale non abbia preso sul serio il lavoro pubblicato sul Lancet, c’era un mese di tempo in cui si sarebbe potuto fare tantissimo, siamo tutti colpevoli di questo”

Di Tiziano Grottolo - 28 January 2021 - 19:57

TRENTO. “Già il 24 gennaio 2020, grazie a uno studio cinese, potevamo conoscere molte caratteristiche del Covid, purtroppo la comunità scientifica occidentale non ha dato sufficiente credito a questo lavoro”. Così Giuseppe Remuzzi, direttore dell’Istituto di ricerche farmacologiche “Mario Negri” di Milano, affronta una delle tante domande (molte della quali senza risposta) che riguardano la pandemia di Covid-19. Remuzzi è stato ospite dell’incontro online organizzato dalla Fondazione Bruno Kessler e l’Ordine dei medici dal titolo: “Covid-19: “esperti” divisi (o no)? La scienza va in televisione e forse i cittadini cominciano a capire che è tutto molto complicato”.

 

Tornando allo studio citato dal direttore dell’Istituto “Mario Negri” venne pubblicato dalla prestigiosa rivista scientifica Lancet il 24 gennaio di un anno fa, quando di coronavirus ancora non si sentiva parlare. Lo studio metteva in guardia da questa malattia con una mortalità più elevata del normale, descriveva le caratteristiche dei pazienti Covid e i sintomi insorti con la malattia e tutte le possibili misurazioni di laboratorio da effettuare. In Italia il primo focolaio di Covid-19 venne rilevato il 21 febbraio a Codogno, in Lombardia, quattro giorni più tardi si contavano dei casi a Bergamo e Milano, il 6 marzo probabilmente la situazione era già fuori controllo. Il 18 marzo c’erano focolai in tutto il nord del Paese, il resto è già storia.

 

Come ricostruito da Remuzzi, ripercorrendo l’evoluzione della pandemia, le autorità cinesi comunicarono tardivamente all’Organizzazione mondiale della sanità la scoperta della nuova malattia. I primi pazienti ricoverati a Wuhan con sintomi compatibili a quelli del coronavirus risalgono al 6 dicembre 2020 (forse dei casi c’erano stati già in agosto), la comunicazione all’Oms arrivò il 31 dello stesso mese. Il giorno dopo una squadra di scienziati era al lavoro, in appena 7 giorni identificarono il nuovo coronavirus. Il 13 gennaio 2020 il primo caso era uscito dalla Cina per sbarcare in Thailandia. Eppure da Wuhan si diramano rotte verso tutto il mondo, Europa compresa, con ogni probabilità il virus aveva già iniziato il suo viaggio. Il 24 è la data di pubblicazione dello studio cinese, il 31 gennaio l’Oms dichiarò l’emergenza di sanità pubblica legata al Covid di interesse internazionale.

 

Non so dire perché il mondo scientifico occidentale non abbia preso sul serio lo studio pubblicato sul Lancet ma se lo avessimo fatto sarebbe cambiato tutto. Anziché criticare i colleghi cinesi – commenta Remuzzi – avremmo dovuto interrogarci se i dispositivi di protezione che avevamo erano sufficienti, su come gestire il distanziamento, eccetera. Nello studio erano tutti temi presi in considerazione”. Probabilmente per contenere meglio la pandemia si sarebbe dovuto intervenire al massimo entro 72 ore dalla pubblicazione dello studio che purtroppo passò sottotraccia. venne fatto poco o niente, gran parte degli scienziati europei e statunitensi non presero seriamente le informazioni contenute nello studio: Forse lo hanno letto in pochi e alcuni avranno pensato che in occidente non sarebbe successo – conclude Remuzzi – fatto sta che non abbiamo dato credito a un lavoro eccellente, i primi ricoveri in Italia sono arrivati alla fine di febbraio 2020, c’era un mese di tempo in cui si sarebbe potuto fare tantissimo, siamo tutti colpevoli di questo”.

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