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M49, il Consiglio di Stato respinge il ricorso, la Lndc: ''Non ci fermiamo, portiamo il caso davanti alla Corte di giustizia dell'Unione europea''

L'associazione animalista interviene dopo che palazzo Spada ha respinto il ricorso di sospensione delle ordinanze di cattura di M49 emesse dalla Provincia di Trento. La Lndc: "Anche i giudici evidenziano che non garantirgli un habitat naturale significa maltrattarlo e renderlo più aggressivo"

Di L.A. - 19 gennaio 2021 - 20:09

TRENTO. "Prendiamo atto della pronuncia del Consiglio di Stato". Così la Lega nazionale per la difesa del cane. "Non condividiamo le motivazioni e abbiamo dato incarico ai nostri legali di valutare la possibilità di portare il caso davanti alla Corte di giustizia dell'Unione europea".

 

L'associazione animalista interviene dopo che palazzo Spada ha respinto il ricorso sulla sospensiva delle ordinanze di cattura di M49 emesse dalla Provincia di Trento (Qui articolo). La richiesta della Lndc era stata respinta dal Tar di Trento (Qui articolo). A quel punto era stato immediato il ricorso al Consiglio di Stato, ma la Lndc non ha avuto miglior fortuna. 

 

Per il Consiglio di Stato, la Provincia di Trento ha legittimamente utilizzato la procedura d'urgenza per ordinare la cattura e la captivazione permanente dell’orso M49.

 

"Questo - commentano gli avvocati Michele Pezone (Responsabile diritti animali Lndc) e Paolo Letrari - nonostante il parere contrario espresso a più riprese dall'Ispra e dal ministero dell’ambiente. Nella stessa sentenza, il Consiglio di Stato ha però ammonito la Pat (“Deve assicurare all’esemplare posto in captivazione un habitat il più vicino possibile a quello naturale, per non costringere tale esemplare a vivere in uno stato di abbrutimento”).  Merita di essere sottolineato il passaggio in cui lo stesso Consiglio di Stato, per contenere la portata negativa di questa decisione, afferma che il provvedimento urgente sia stato in questo caso ritenuto legittimo ma non significa che in generale piazza Dante possa procedere con atti di tal genere, che eludono la procedura normativa che impone il parere favorevole preventivo del ministero".

 

Il ricorso era sulla cattura dell'orso più ricercato del Trentino. Preso tre volte, l'ultima a settembre 2020, dopo che era riuscito a fuggire dal recinto del Casteller in ben due occasioni. L'ultima operazione era stata portata a termina nella zona del Lagorai, preso mediante trappola a tubo, già utilizzata in passato sempre per questo stesso esemplare (Qui articolo). 

 

“Spiace dover rilevare – proseguono gli avvocati Pezone e Letrari - che il Consiglio di Stato non abbia accolto le argomentazioni che evidenziavano l'illegittimità, proprio nel caso specifico, della procedura d'urgenza seguita in assenza di un pericolo concreto. Non è stata anche accolta la tesi prospettata dalla difesa della Lndc, secondo cui, con la reiterazione seriale delle cosiddette ordinanze contingibili e urgenti (a partire dal 2012 e prima ancora del caso tristemente noto di Daniza), la Provincia di Trento ha di fatto attuato 'autonomamente' una politica di controllo degli orsi sul proprio territorio in violazione dell’articolo 117 della Costituzione, in relazione ai principi fissati dalla Direttiva Habitat, come interpretati dalla recente sentenza della Corte di giustizia Ue".

 

Un passaggio della Direttiva habitat considerato estremamente significativo per l'associazione animalista. Il riferimento dei legali della Lndc va alla sentenza del 10 ottobre 2019: “Sebbene - dicono Pezone e Letrari - l’articolo 16 autorizzi gli Stati membri a derogare alle disposizioni, una deroga adottata su tale base è subordinata, nei limiti in cui consente a detti Stati membri di sottrarsi agli obblighi inerenti al regime di rigorosa tutela delle specie naturali, alla condizione che non esista un’altra soluzione valida e che tale deroga non pregiudichi il mantenimento, in uno stato di conservazione soddisfacente, delle popolazioni delle specie interessate nella loro area di ripartizione naturale. In Trentino, infatti, le rimozioni dei singoli esemplari per supposti motivi di 'sicurezza pubblica' possono avvenire a prescindere da ogni seria e obbiettiva valutazione del danno globale portato allo stato di conservazione della colonia ursina che si è voluto reintrodurre nell’habitat alpino italiano".

 

La Lndc fa notare l’incidentale richiamo fatto in sentenza alla necessità di evitare che gli orsi catturati vengano detenuti in condizioni di disagio e sofferenza come quelle che sono state riscontrate alla struttura del Casteller. "I giudici scrivono che 'Preme peraltro al Collegio evidenziare, prima di concludere, che la possibilità ex lege riconosciuta al presidente della Provincia di catturare e tenere in captivazione permanente specie protette non esonera lo stesso dall’assicurare all’esemplare posto in captivazione un habitat il più vicino possibile a quello naturale, per non costringere tale esemplare a vivere in uno stato di abbrutimento che, oltre a sostanziarsi in forme di maltrattamento, finisce per rendere ancora più aggressivo il plantigrado'. Adesso si valuta la possibilità di portare il caso davanti alla Corte di giustizia dell'Unione europea”, concludono Pezone e Letrari.

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