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| 31 ott 2021 | 05:01

Medici di base, in Trentino è emergenza tra ambulatori chiusi e professionisti oberati di lavoro. Ioppi: ''Difficile trovare la soluzione, tanti pensionamenti e pochi ricambi''

Ci sono medici giovani che dalle valli decidono di spostarsi e di proseguire la formazione rinunciando all'ambulatorio. Altri che invece per il troppo lavoro sono costretti a chiudere alcune sedi. La situazione in Trentino, soprattutto in periferia, è molto difficile e sono sempre di più i cittadini costretti a fare decine e decine di chilometri per una visita. Nei prossimi due anni sono una cinquantina i medici di base che andranno in pensione 

Medici di base, in Trentino è emergenza tra ambulatori chiusi e professionisti oberati di lavoro

TRENTO. Ambulatori chiusi, medici che non riescono più a portare avanti la mole di lavoro quotidiano che si trovano sulle spalle, cittadini costretti a viaggiare chilometri e chilometri per un visita e giovani neolaureati che in fase di specializzazione vengono buttati, per così dire, nella 'mischia' con tutto quello che ne consegue.

 

E' una situazione di emergenza quella che sta vivendo il Trentino. Mancano i medici di famiglia e fino ad oggi nessuno è riuscito a trovare una soluzione. Una situazione ancor più grave visto il momento storico che stiamo vivendo.

 

Sulle porte degli ambulatori continuano a comparire avvisi alla cittadinanza di medici che se ne vanno o che decidono di chiudere la sede perché non riescono a seguire bene tutte le richieste.

 

Si comunica che con venerdì 29 ottobre il dottore termina il proprio incarico in qualità di medico di medicina generale. Si invitano gli utenti ad effettuare una nuova scelta medica” è il messaggio che è apparso le scorse ore in Val di Ledro dove vanno a mancare due medici su quattro.

 

A Villazzano, invece, una dottoressa ha comunicato ai propri assistiti che “negli ultimi anni il medico di medicina generale ha visto un aumento considerevole delle richieste di prestazioni (visite ambulatoriali, domiciliari, occasionali e programmate, visite integrate con infermieri sul territorio ed equipe palliative, consulti vari) che avvengono attraverso canali ufficili e non idonei. Mi vedo quindi costretta a cambiare l'organizzazione del mio lavoro per poter rispondere in modo più adeguato. Pertanto, pur non senza dispiacere, ho deciso di chiudere l'ambulatorio di Villazzano a partire dall'1 novembre e spostare l'attività ambulatoriale all'ambulatorio di Trento Viale Verona”.

 

Questi sono solamente due dei tanti messaggi apparsi in Trentino negli ultimi mesi e mostrano una situazione che rischia ulteriormente di peggiorare.

 

“Siamo davanti ad un problema serio e di difficile risoluzione” spiega il presidente dell'Ordine dei Medici, Marco Ioppi. “Abbiamo tanti medici che vanno in pensione e pochissimi quelli che li possono sostituire. I medici che attualmente possono venire a sostituire quelli che se ne vanno arrivano da fuori provincia perché quelli che sono sul territorio – continua Ioppi - sono già tutti occupati”.

 

Una soluzione temporanea messa in campo dalla Provincia per cercare di affrontare questa situazione è stata quella di chiedere la disponibilità a medici giovani che frequentano la scuola di formazione di medicina generale che dopo 3 anni permette di ottenere il titolo per concorrere ad un posto fisso. “O questi giovani in formazione – spiega Ioppi – oppure altri medici altrettanto giovani che si trovano temporaneamente liberi ma chiaramente appena trovano un'altra strada abbandonano l'ambulatorio per seguire la formazione che comunque noi riteniamo fondamentale”.

 

Una situazione che continua a creare a catena conseguenze per nulla positive. Viene infatti a mancare l'importantissimo rapporto tra il medico e il proprio paziente fatto anche dalla storia sanitaria di quest'ultimo che per un medico giovane e “a tempo” è difficile riuscire a conoscere. Ma non solo. Questi medici si ritrovano ad affrontare da un giorno all'altro anche ambulatori con in lista 1200 – 1500 pazienti con contraccolpi sul piano lavorativo non semplici da gestire per chi non è ancora esperto.

 

“Quello che ci troviamo davanti – ha spiegato Ioppi – è il frutto di una politica sbagliata che è iniziata già diversi anni fa. Fin da subito abbiamo lanciato l'allarme e presentato i primi documenti senza però risultati. Nei prossimi due anni sono una cinquantina i medici che andranno in pensione e non sarà semplice affrontare queste situazioni”.

 

Se pur con numeri più ridotti, a creare ulteriori problemi sono anche i medici no-vax che l'ordine, seguendo le linee dettate dalla legge, ha sospeso. “Sono al momento cinque i medici di base che abbiamo sospeso” spiega il presidente Marco Ioppi. “Sembrano pochi ma dobbiamo pensare che se ognuno ha 1200 – 1500 pazienti, ci troviamo con oltre 6 mila cittadini senza un medico”.

 

Dal punto di vista delle istituzioni nelle scorse ore è stato firmato il nuovo accordo tra Provincia e sindacati per fronteggiare le crescenti difficoltà nel garantire stabilmente il servizio di continuità assistenziale su tutte le sedi del territorio provinciale, a causa della carenza di medici disponibili ad assumere gli incarichi. La Provincia e l’Azienda sanitaria si sono impegnate a supportare maggiormente i medici anche mettendo a disposizione le auto di servizio e potenziando la sicurezza delle sedi.

 

 

 

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