Sanità, i Medici: ''Da anni denunciamo la situazione, in Trentino professionisti trattati con sufficienza. Servono politici che non guardano al loro tornaconto personale''
Mancano primari e non solo, l'appello che arriva dal presidente dell'Ordine dei Medici, Marco Ioppi, è quello di investire sulla formazione e nella valorizzazione delle risorse. "Abbiamo professionisti che se ne vanno prima del tempo. Qualcuno è andato a chiedere per quale motivo lo fanno? In Trentino i medici vengono trattati con sufficienza"

TRENTO. “Nel gestire la sanità abbiamo bisogno di politici che non guardano al loro immediato tornaconto. Abbiamo bisogno di persone che capiscono quanto siano importanti le risorse umane che abbiamo”. Le parole sono di Marco Ioppi, presidente dell'Ordine dei Medici del Trentino che proprio in queste settimane sta seguendo giorno dopo giorno la situazione dell'Azienda sanitaria. Dal caso di Sara Pedri alle difficoltà dei reparti ospedalieri e ai continui cambi che hanno reso uno dei servizi più importanti per l'intera comunità in evidente difficoltà.
Primari che mancano e diversi dirigenti generali cambiati in un solo anno: basterebbe questo dato per comprendere che i problemi della sanità trentina partono da chi la guida politicamente. L'assessora Stefania Segnana è intervenuta nell'ultimo Consiglio provinciale senza però riconoscere la situazione grave. (QUI L'ARTICOLO)
La situazione non è semplice e gli Ordini professionali, dai Medici agli Infermieri, hanno sempre confermato la loro disponibilità per un confronto, un dialogo e una collaborazione per cercare di risolvere tutti assieme i problemi.
Dottor Ioppi, la sanità trentina si trova in una situazione difficile. Cosa sta accadendo?
Quello a cui stiamo assistendo è una situazione che è figlia di una mancata programmazione che risale al passato. Mancano medici? E' da anni che noi denunciamo questo rischio e cerchiamo di farlo capire. Medici che vanno in pensione e nessuno li sostituisce.
Ma in questi anni non si è fatto nulla? Nessuno vi ha ascoltato?
Non hanno voluto ascoltarci. I governi nazionali recenti hanno aumentato il numero di borse studio per i posti di specializzazione e di scuola di formazione. Noi avevamo nella nostra scuola la possibilità per 10 medici ed abbiamo potuto aumentare a 30. E' importante ma queste risorse potremmo utilizzarle non prima del 2023 e soprattutto bisognerà vedere anche se si fermeranno in Trentino. La scuola è aperta ai medici di tutte le regioni. Come è normale che sia per le scuole di specializzazione. In Trentino ci sono degli 'handicap' maggiori, per la sua situazione orografica, le zone periferiche non sono ambite.
Tanti se ne vanno.
Noi avevamo segnalato da diverso che che il rischio era quello di arrivare alla chiusura di servizi e reparti per la mancanza di professionisti. E non ci hanno ascoltato. Il mio predecessore aveva già fatto una proiezione. Bisognava prepararsi ma invece non è stato fatto niente.
Nemmeno a livello provinciale è stato fatto nulla?
A livello locale non è stata sfruttata quell'autonomia che ci avrebbe permesso di mettere in piedi un disegno autonomo e indipendente. Ma l'aspetto principale è anche il fatto che non si è voluto investire nella formazione. Si è pensato al risparmio.
Come Ordine dei Medici cosa chiedete alla politica e al Governo provinciale?
I medici sono pochi, bisogna assolutamente pensare che è una ricchezza e investire su quelli che abbiamo. Non andare ad umiliarli, abbiamo chiesto una nuova politica del personale. Il medico oggi come oggi non può essere scelto come succede attendendo che uno venga con il cappello in mano. Bisogna andare a cercarlo, invogliarlo, costruirgli un progetto di crescita personale.
Fino ad oggi, invece, abbiamo sentito belle parole e poi? Poi basta. Abbiamo medici che se ne vanno prima del tempo. Qualcuno è andato a chiedere per quale motivo lo fanno? In Trentino i medici vengono trattati con sufficienza. Ci sono risorse che andiamo a perdere tranquillamente senza farci problemi. Alcune persone hanno avuto la borsa di studio trentina e avrebbero l'obbligo quindi di fermarsi. In alcuni casi hanno pagato anche una penale pur di andarsene perché non hanno trovato accoglienza e dignità.
E cosa serve al Trentino per cambiare questa situazione?
Servono sensibilità nuove, abbiamo bisogno di una nuova politica di gestione del personale che sia improntata sul rispetto e sulla collegiabilità, sull'esigenza che ogni professionista della salute ha di crescere. Questa è una condizione assolutamente necessaria. Non possiamo pensare che mettendo un gendarme in più la situazione migliora. Serve una politica illuminata che pensi all'investimento sul personale.
Questo cambiamento può arrivare da chi guida la sanità trentina oggi?
Io non faccio e non voglio fare politica. Dico solamente che chiunque guida la sanità deve riuscire a mettere in campo una visione nuova. Fino ad oggi tutti gli assessori avuti hanno puntato solo sulla quantità, sulle performance, sui numeri. Ma non abbiamo avuto un assessore che avesse una visione a lungo termine. Non ci troveremo in questa situazione. Bisogna cercare di avere anche la capacità di dire di no a determinate richieste campanilistiche ed individuali che possono portare magari una manciata di voti. In sanità bisogna essere giusti e corretti. Un politico di breve corso non va bene, serve un politico esperto che non guardi al suo immediato tornaconto ma alla salute dei cittadini.


















