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''Selezione concepita da uffici comunali insieme a quelli regionali e ci siamo mossi nella legge'', Valduga in Aula dopo la condanna della Corte dei conti

Il sindaco di Rovereto è intervenuto in Aula sulla vicenda che riguarda l'assunzione, giudicata illegittima dalla magistratura contabile, di Mauro Amadori a direttore generale: "Nessuno dei 26 candidati alla selezione pubblica ha fatto un esposto. E ci troveremmo a pagare una vicenda segnalata nel 2016 e presa in mano solo nella primavera del 2020"

Di Luca Andreazza - 16 June 2021 - 13:41

ROVERETO. "Ho ribadito e difendo l’importanza della terzietà degli organi giudicanti", questo un altro commento di Francesco Valduga dopo la sentenza di condanna emessa dalla Corte dei conti nei confronti del primo cittadino (e di tutta la Giunta, più diversi dirigenti) per l'assunzione giudicata illegittima di Mauro Amadori a direttore generale (Qui articolo). "Ma rivendico dentro questa terzietà la possibilità di spiegare quelle che sono le ragioni che mi hanno portato a seguire l’iter che abbiamo seguito, ragioni davanti alle quali non ritengo condivisibile una sentenza che appare anche non comprensibile".

 

Nell'ultimo Consiglio comunale, come anticipato, Gloria Canestrini ha chiesto le dimissioni del sindaco: "Non crediamo nell'equazione 'condanna equivale a dimissioni', ma in questo caso è il tenore della sentenza che ci impressiona molto. Quando un ente che non ha nessuna motivazione politica strategia elettorale dice che c'è stato un tentativo di sottrazione ad ogni possibilità di controllo di tutta una serie di atti importantissimi di un Comune, credo che le dimissioni siano doverose" (Qui articolo).

 

La vicenda ormai è nota: la magistratura contabile ha condannato al risarcimento di un danno erariale, quantificato in circa 310 mila euro (di cui circa 120 mila direttamente attribuiti al sindaco), la prima Giunta Valduga dopo la nomina di Mauro Amadori a direttore generale. 

 

Due le domande di attualità arrivate in Consiglio a tal proposito. La prima a firma di Canestrini. "Per quanto riguarda il sindaco si parla di dolo e non di colpa grave - dice l'esponente di Rinascita Rovereto - della quale sono accusati alcuni assessori ancora in carica, e che indica una imperizia, una incapacità professionale. Una colpevolezza che imputa ai soggetti il fatto che non potevano non conoscere la legge. A nostro giudizio questo è molto grave”.

 

Le domande riguardavano, in particolare, la credibilità del sindaco, se Valduga ritenga compatibile il proseguimento del mandato in presenza della condanna. Poi il danno di immagine per il Comune anche alla luce dei lunghi tempi della giustizia e l’autorevolezza del direttore generale.

 

"Il 'non potevamo non sapere', così come detto da Canestrini, non si può applicare - dice Valduga - davanti al fatto che conoscevamo il regolamento regionale a cui fa riferimento l’assunzione in oggetto: il tema è quello di un ordinamento degli enti locali che è competenza primaria regionale. Si pone un problema più ampio che è quello del valore dell’Autonomia. Siamo orgogliosi della nostra Autonomia che è provinciale e regionale. In questo caso si fa riferimento a una legge regionale che ha valore nel nostro territorio e come tale va difesa".

 

Il secondo tema portato in Aula da Valduga è stato quello della sproporzione tra responsabilità degli amministratori e l’eventuale colpa: "Non è presunzione di impunità e gli amministratori non vogliono e non devono essere impunti - evidenzia il sindaco -  ma c’è oggettivamente una sproporzione. Oltre le singole storie personali, tra l’eventuale danno e le responsabilità dell’amministratore stesso. In questi giorni l'abbiamo visto anche con casi di cronaca nazionale e questo è un tema indipendente dal destino del sottoscritto. Dobbiamo tarare questa sproporzione o non troveremo più nessuno disposto ad assumersi la responsabilità di essere sindaco".

 

Il primo cittadino è poi entrato nel merito dell'assunzione, Valduga ha ricordato che si è trattato di una selezione pubblica "concepita - continua - da uffici comunali insieme a quelli regionali, che ne vagliano la legittimità, con una commissione fatta dai dirigenti dei due più grandi Comuni della Regione e che ha visto 26 candidati, nessuno dei quali ha fatto opposizione alla scelta fatta".

 

C'è anche la questione relativa al presunto danno erariale. "La differenza di stipendio tra dirigente e direttore generale non è di 311 mila euro ma molto meno. Inoltre ci troveremmo a pagare un danno che viene calcolato considerando tutto il tempo intercorso tra una denuncia del 2016, presa in mano a primavera 2020, con una sentenza arrivata quattro anni dopo l’esposto".

 

Il sindaco poi ha ricordato che, proprio per quanto detto dalla stessa consigliera Canestrini, la sentenza di primo grado non è una condanna definitiva. "Il dolo e la piena colpevolezza si vedranno solo quando sarà completato il percorso giudiziario. Per quanto riguarda l’immagine: se in appello dovesse essere rovesciata questa sentenza, l’eventuale danno di immagine per il Comune sarà ampiamente risarcito, ma non quello provocato da certi dibattiti".

 

Infine Valduga ha difeso la competenza del direttore generale: "Il fatto che sia sine titulo è riportato da una sentenza di primo grado e quindi non si può ancora dire. E non è vero perché così non è per la normativa regionale e per il regolamento del Comune di Rovereto. Il ritardo tra il 2016 e la primavera del 2020 ha permesso di valutare il lavoro del direttore generale, che ha dimostrato le proprie competenze sul campo", prosegue Valduga, "In questa stessa Aula viene spesso detto anche dai consiglieri di minoranza come l’amministrazione comunale funzioni e il merito è anche di questa opera di riorganizzazione".

 

Il sindaco ha infine auspicato che "L’appello venga fatto presto e che possa ristabilire una realtà fattuale e processuale che sta dentro un confine di norme che noi conoscevamo. Ma bisogna vedere se tutti parliamo delle stesse".

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