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Solo un terzo degli studenti trentini va all'università. Alotti: "Cosa fa la Provincia? Taglia le borse di studio"

Il segretario generale Uil del Trentino critica la Provincia sul tema università. "Il Trentino si piazza molto male in termini di percentuale di studenti che proseguono gli studi dopo il diploma - scrive -. Per la Uil il Piano di accumulo rischia di tagliare fuori studenti. Ci sbagliamo? Dimostratelo"

Pubblicato il - 16 febbraio 2021 - 16:39

TRENTO. Appena uno studente trentino su tre continua gli studi a livello universitario dopo aver ottenuto il diploma. Walter Alotti, segretario generale Uil del Trentino, denuncia la situazione in un comunicato dove scrive: “Se si accompagna l’equazione “Meno figli, meno giovani, meno studenti, meno università” in una spirale di ulteriori “minus” come “meno soldi” e “meno coraggio” (ad esempio di lasciare la propria città per studio in piena emergenza sanitaria) si capisce perché anche il Trentino – stando agli organizzatori del Salone dello Studente – si piazza molto male in termini di percentuale di studenti che proseguono gli studi dopo il diploma”.

 

Le percentuali effettivamente non sono delle migliori. Sempre stando a quanto scrive Alotti “solo il 34,2% degli studenti trentini frequenta l’università, contro il 46,1% del Friuli Venezia Giulia, il 45,6% del Veneto e così via. Il calo quindi, seppur generale, si può considerare endemico laddove tutti questi “meno” non fanno risultare, come in matematica, un “più”, precisamente un maggiore sostegno”.

 

Secondo il segretario generale Uil una possibile soluzione potrebbe essere nei fondi ottenuti dai tagli alle borse di studio effettuati negli ultimi anni. “A meno che non si trasformino, come vorrebbe l’ex giunta Rossi, nel lungimirante strumento del Piano di accumulo – continua Alotti -, che però sembra soffrire di seri problemi di adesione, o almeno di trasparenza, visto che non ci pervengono ancora dati rassicuranti sulla sua funzionalità dopo i primi scoraggianti segnali, rischiano di compromettere ulteriormente il tanto apprezzato sistema universitario trentino”.

 

Per la Uil il Piano di accumulo lascia intravedere il rischio di tagliare fuori chi, comprensibilmente, non ha ancora le idee chiare sul proprio futuro e, ancor più, le famiglie meno benestanti, costrette oggi a mettere mano al portafogli per tante altre politiche pubbliche, dalla sanità ai servizi sociali (è rivolto, infatti, a chi versa almeno 50 euro al mese dall’inizio delle scuole superiori)”.

 

Il segretario generale conclude rivolgendosi alla Provincia e chiedendo delucidazioni su quanto si stia facendo per migliorare la situazione: “Ci sbagliamo? Ne saremmo lieti, ma andrà dimostrato. Quante famiglie vi hanno aderito? Quanto è costato e a quanto ammonta il montante dell’accumulo? E l’assessore Bisesti ha sott’occhio la situazione o pensa a qualche piano alternativo? A quanto ammontano le risorse investite nell’istruzione accademica dei nostri giovani?”

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