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Coronavirus, vaccinazioni per gli studenti fuori sede? Udu e Unitin: ''La Pat non sta facendo una bella figura''. Rossi: ''La Giunta che strategia ha per i giovani?''

Il Trentino è tra i pochissimi che non è riuscito ad aprire a tutti le vaccinazioni. Il consigliere provinciale di Azione, Ugo Rossi, con una interrogazione chiede lumi alla Giunta provinciale su quale sia la strategia che intenda utilizzare

Di Giuseppe Fin - 05 giugno 2021 - 15:23

TRENTO. “Perché il Trentino non è ancora riuscito a vaccinare i giovani”, “Quali iniziative intende mettere in campo per gli studenti fuori sede”? Sono domande che in molti si fanno ma che per il momento hanno poche risposte.

 

"Non abbiamo informazioni certe ma da ormai qualche settimana abbiamo preso i contatti con l'assessore provinciale Bisesti che al momento sembra aver dato la disponibilità, almeno a parole, di vaccinare anche gli studenti fuori sede", spiega Edoardo Giudici, dell'associazione studentesca UniTIN e presidente del Consiglio degli Studenti che si è occupato in prima persona della questione. Giudici, però, spiega che sono due gli aspetti che si devono ancora concretizzare: "Per prima cosa - ci dice - manca un aggiornamento del sito dove si possono fare le prenotazioni affinché gli studenti fuorisede possano iscriversi  e poi ovviamente bisogna che si arrivi alla fascia d'età".  

 

La questione, quindi, non è semplice anche se in altre regioni la vaccinazione è già stata avviata per gli studenti e in tanti dal Trentino hanno decido di tornare a casa per la somministrazione. "E' un dispiacere - spiega ancora Giudici - perché purtroppo la Provincia in questo modo non fa una bella figura rispetto le altre regioni". 

 

Duro il commento arrivato da Paola Paccani coordinatrice di Udu, l'Unione degli Universitari. “A noi non ci è stata comunicata alcuna scadenza, nessuno ci dice nulla” ci spiega. “Noi ci siamo confrontati e sicuramente – afferma – non mettiamo in discussione il fatto che prima bisogna vaccinare le persone fragili e più anziane, però non possiamo far finta di niente sul fatto che la Provincia di Trento è rimasta l'unica a non aver ancora aperto registrando un rallentamento della campagna vaccinale che si ripercuote anche su di noi. Questa situazione è imbarazzante”.

 

In un approfondimento che abbiamo pubblicato (QUI L'ARTICOLO) i dati raccolti dimostrano che il Trentino resta fanalino di coda in Italia per i richiami ma ora perde posizioni anche rispetto agli altri territori per quando riguarda le prime dosi ed è tra i pochissimi che non è riuscito ad aprire a tutti le vaccinazioni (ieri via libera agli over 45 e da lunedì gli over40). La definiscono la ''strategia trentina'' ma al momento pare non si stia ingranando né nella copertura dei più fragili né per dare una spinta all'economia.

 

Sulla questione ad intervenire è stato il consigliere provinciale di Azione, Ugo Rossi, con una interrogazione nella quale chiede lumi alla Giunta provinciale su quale sia la strategia che intenda utilizzare. “In tutte le regioni italiane in questi giorni – spiega - sono state aperte o almeno programmate le somministrazioni del vaccino alle classi di età più giovani, cioè sotto i 39 anni e fino ai 12 anni. Pur essendo molto diverse le varie situazioni regionali (aperture totali a tutte le classi, prenotazioni già aperte, prenotazioni in programmazione, iniziative ad hoc) un dato è certo: il Trentino risulta essere l’unico territorio dove non vi è alcuna iniziativa né previsione al riguardo”.

Il consigliere spiega che ad oggi non è dato sapere se si tratti di una scelta voluta e motivata o se sia conseguenza di carenza di vaccini o di altre cause non note. Occorre a questo proposito considerare che nel mese di giugno è prevista la consegna complessiva di 20 milioni di dosi di vaccini ai territori e questo dovrebbe consentire di ampliare il più possibile le categorie di cittadini – inclusi i più giovani - che dovranno avere accesso alla vaccinazione. “È necessario – spiega Rossi - chiarire con urgenza e mettere in atto gli eventuali correttivi”.

Il tema è di certo importante visto che Trento è una città universitaria, gli studenti fuori sede sono moltissimi e devono essere vaccinati. A seguito dell’ordinanza del 29 marzo 2021 firmata dal commissario straordinario Figliuolo viene spiega che “Ciascuna Regione o provincia autonoma proceda alla vaccinazione non solo della popolazione ivi residente, ma anche di quella domiciliata nel territorio regionale per motivi di lavoro, di assistenza familiare o per qualunque altro giustificato e comprovato motivo che imponga una presenza continuativa nella Regione o Provincia Autonoma”.

 

“Vista l’obbiettiva difficoltà per motivi personali o altri motivi di studio – continua il consigliere provinciale - per gli studenti fuori sede a recarsi nella regione di appartenenza sarebbe importante inserirli nell’elenco dei vaccinandi del Trentino. A seguito di una ricerca nelle Faq del sito dell'Apss si rileva che vi è un’indicazione generica sulla possibilità di vaccinarsi in Trentino anche per chi ci vive stabilmente per motivi di lavoro, assistenza familiare e altre giustificazioni, tra cui dovrebbero rientrare i 'motivi di studio'”.

 

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