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Campagna vaccinale, Trentino sempre più in ritardo: questa settimana fatte meno dosi di fine aprile. Tra i peggiori per vaccini eseguiti rispetto a quelli ricevuti

Il Trentino resta fanalino di coda in Italia per i richiami ma ora perde posizioni rispetto agli altri territori anche per le prime dosi ed è tra i pochissimi che non è riuscito ad aprire a tutti le vaccinazioni (ieri via libera agli over 45 e da lunedì gli over40). La definiscono la ''strategia trentina'' ma al momento pare non si stia ingranando né nella copertura dei più fragili né per dare una spinta all'economia

Di Luca Pianesi - 05 June 2021 - 06:01

TRENTO. E' un Trentino sempre più in ritardo nella campagna vaccinale e nonostante gli annunci, gli assessori e il presidente della Provincia sempre schierati in prima linea alle inaugurazione di nuovi hub e drive through che da roboanti comunicati stampa dovrebbero somministrare chissà quante dosi giornaliere la realtà, oggi, è che la Provincia di Trento sta scivolando sempre più in basso nelle graduatorie nazionali.

 

Basti pensare che nell'ultima settimana sono stati fatti 20.312 vaccini quando da programmazione del generale Figliuolo già a fine aprile il Trentino avrebbe dovuto raggiungere le 31.000 dosi settimanali (4.500 al giorno). Il tutto, ci si augurava, in una progressione costante e invece il risultato raggiunto ieri è addirittura inferiore a quello della settimana 20-27 aprile quando erano state fatte 20.441 dosi ed è di poco superiore a quella tra il 10 e il 16 maggio (quando ne erano state fatte 20.036). 

 

Insomma passano le settimane ma il Trentino è fermo e scivola, di conseguenza, sempre più in basso nelle graduatorie italiane. Secondo il report di Gimbe oggi il Trentino resta tragicamente ultimo per seconde dosi iniettate ai suoi cittadini ed ha perso tantissime posizioni anche sulle prime dosi finendo per essere il settimo peggior territorio italiano. Tra le spiegazioni che sono state date dall'assessora alla sanità Segnana e anche dal presidente Fugatti c'è anche quella di un problema con le dosi ricevute: il Trentino (almeno la scorsa settimana stando alle loro dichiarazioni) è il penultimo territorio italiano per dosi ricevute in proporzione ai residenti. Ed effettivamente ad oggi il Trentino (con i suoi 540.000 abitanti) ha ricevuto 348.770 dosi contro le 371.075 dosi dell'Alto Adige (con i suoi 520.000 abitanti).

 

Il problema è che nonostante riceva meno dosi la Provincia di Trento è tra i territori che ne inocula comunque di meno: stando ai dati del Governo il Trentino è quartultimo per dosi inoculate in proporzione a quelle ricevute con il suo 89,1%. Peggio fanno solo Sardegna (85,5%), Sicilia (88,7%), Lazio e Friuli Venezia Giulia (88,8%). Sempre per avere chiaro il confronto con territori simili, l'Alto Adige è all'89,6% (332.457 dosi dati Governo delle ore 17.06 mentre quelli più aggiornati dell'Asl di Bolzano dicono 333.052). Al primo posto ci sono le Marche con il 94,1% di dosi utilizzate.

 

 

Il direttore dipartimento prevenzione dell'Apss Ferro a il Dolomiti, qualche giorno fa, spiegava che la ''strategia trentina'' è tutta tesa a proteggere prima le categorie più a rischio (quindi essenzialmente si sta concentrando sugli over60) ed è per questo che è, praticamente, il territorio italiano più indietro con l'apertura della campagna vaccinale alle fasce di età più giovani (si pensi che dal 3 giugno in tutta Italia, chi più chi meno, ha dato il via libera a tutti e il Trentino è passato agli over 45enni) eppure anche nella copertura delle fasce più ''anziane'' i risultati ottenuti non sono quasi mai da primato.

 

Lo ha certificato Agenas che mostra, generalmente, risultati positivi sulle prime dosi e negativi per i richiami (QUI ARTICOLO) e lo ha spiegato perfettamente in un interessante studio l'ex rettore dell'Università di Trento Davide Bassi sul suo blog (QUI APPROFONDIMENTO). Questo il grafico elaborato il primo giugno dal professore, prendendo in esame i territori più vicini al Trentino (e il grafico si basa sulle dosi vaccinali somministrate ogni 100 abitanti, suddivise per classi d'età).

 

 

Questi i dati aggiornati di Gimbe a ieri sugli over70 e over80, quelli che sui quali il Trentino dovrebbe avere i livelli più alti in assoluto, stando alla ''strategia trentina''. Eppure non è così, come si vede:

 

 

 

 

Insomma da qualsiasi punto di vista la si guardi, al momento, la ''strategia trentina'' non pare dare grandi risultati né in un senso né nell'altro. E anche dal punto di vista economico è inspiegabile il fatto che non si stia aprendo alle fasce più giovani nonostante il trend del contagio sia così in ritirata. Se in Italia, infatti, ci sono anche over40, over30, over20 che ritornano al cinema, ritornano a frequentare spazi chiusi, ristoranti, teatri, palestre, pensano a vacanze ''sicure'' forti anche del vaccino, in Trentino tale fortuna è appannaggio solo di limitate fasce d'età con ovvie conseguenze su un'economia che avrebbe bisogno anche dell'apporto dei meno anziani per ripartire. 

 

Inspiegabile anche alla luce del fatto che in autunno in Trentino si è fatto di tutto per restare zona gialla, proprio per ''salvare'' l'economia (addirittura comunicando meno di un terzo dei contagi giornalieri, perché già ci si affidava agli antigenici per la ricerca del grosso dei positivi ma a livello statale venivano richiesti i dati solo dei positivi ai molecolari). I risultati, purtroppo, non sono stati ottimi: per l'Ispat il Trentino ha perso più Pil nel 2020 della media italiana e per l'Istat è stato il territorio che ha registrato in Italia il maggior eccesso di mortalità nel periodo ottobre-dicembre 2020 (+65,4%) e il secondo, dopo la Lombardia, su tutto l'anno (con un +29,9% in più rispetto al +36,6% registrato dal vicino lombardo).

 

E se in autunno la forza del virus era al suo apice e quindi, forse, come chiedeva il Governo, era il momento di chiudere tutto il più possibile, oggi, che il Covid, fortunatamente, sta arretrando tantissimo in tutta Europa, potrebbe essere davvero il momento di pensare anche all'economia e quindi a delle strategie di vaccinazione che coinvolgano anche quelli che dovrebbero tornare a muoversi, spostarsi e magari a spendere con maggiore tranquillità anche al chiuso. Perché è vero che ci sono i protocolli di sicurezza ma vuoi mettere godersi un bel film al cinema sapendo di essere stato vaccinato?

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