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Covid-19, Zeni: “Sanitari non vaccinati ancora in attività, anche nelle case di riposo. Perché non sono state concluse le sospensioni?”

Il consigliere del Pd Luca Zeni ha presentato un'interrogazione, chiedendo all'Apss perché non siano ancora state conclude le procedure di sospensione dei sanitari non vaccinati: “Sei mesi di tempo non sono un periodo ingiustificatamente lungo per verificare la vaccinazione di alcune centinaia di operatori?”

Di Filippo Schwachtje - 03 dicembre 2021 - 19:56

TRENTO. “Nelle dichiarazioni ufficiali la Giunta mantiene una posizione favorevole alla vaccinazione, ma intanto proseguono le decisioni ambigue in merito all'obbligo di Green pass e al rigore nell'attuazione delle disposizioni nazionali”. In particolare, sottolinea in un'interrogazione il consigliere del Partito democratico Luca Zeni, la Pat starebbe proseguendo “a rilento” per quanto riguarda l'attuazione dell'obbligo di vaccinazione previsto per i lavoratori del comparto sanitario, tanto che “ancora oggi risulta che vi sia personale sanitario non vaccinato che continua a lavorare, anche in case di riposo e in strutture private convenzionate, in attesa del provvedimenti dell'Azienda sanitaria che consentano loro di procedere con le sospensioni”.

 

Parlando di numeri, evidenzia Zeni “nelle Apsp risulterebbero sospesi ad oggi soltanto 13 infermieri su 76 non vaccinati, 8 fisioterapisti su 14 non vaccinati e 130 Oss su 274 non vaccinati”. Una situazione che, dice il consigliere dem, si accompagna alle altre “decisioni ambigue” della Giunta sul tema “dalla mancanza di disposizioni omogenee sui mercatini, alle richieste di elasticità rispetto all'obbligo di Green pass sulle piste da sci; dall'iniziale mancanza di controlli per gli accessi alle scuole alla mancanza di tamponi in caso di positività; dalle perplessità sui vaccini ai minori, alla richiesta di accesso senza Green pass sui mezzi di trasporto, peraltro uno dei luoghi di maggior contagio”.

 

Ma tra i settori nei quali è necessario maggior rigore, ricorda il consigliere, c'è quello proprio quello della sanità, poiché la presenza di persone fragili, malate, in ambienti ad alto rischio di contagio come gli ospedali, richiede un'attenzione altissima. “Per questo – si legge nell'interrogazione – già dalla scorsa primavera la legge nazionale ha previsto l'obbligo di vaccinazione per il personale sanitario. In Provincia di Trento però, l'attuazione di tale obbligo è apparsa da subito procedere molto a rilento. Le procedure adottate dall'Apss, ad esempio l'utilizzo di lettere raccomandate invece che di Pec, sono state particolarmente macchinose e i controlli delle giustificazioni addotte da chi non voleva vaccinarsi particolarmente lenti”.

 

Nonostante insomma siano passati ormai molti mesi dall'entrata in vigore dell'obbligo di vaccinazione per il personale sanitario, dice Zeni: “Nella nostra Provincia risulta ancora incompleta l'attuazione. Al 2 novembre erano 923 'gli atti di accertamento inviati ad operatori sanitari inadempienti all'obbligo vaccinale'”. Di questi l'Apss ha comunicato a Zeni, in risposta ad una richiesta di accesso agli atti presentata dal consigliere, che “le sospensioni erano state 117 nel mese di settembre (poi ridotte a 94) e 150 nel mese di ottobre. Purtroppo la risposta risultava lacunosa e non riportava, come richiesto 'le informazioni relativamente al numero di coloro in attesa di valutazione da parte della commissione aziendale perché hanno presentato delle giustificazioni per il mancato vaccino; quanti sono in attesa di completare il ciclo vaccinale; quanti sono stati sospesi dal proprio ordine professionale, ma lavorano presso l'Azienda in attesa del completamento del ciclo vaccinale'”.

 

Zeni in sostanza chiede quindi per quale motivo l'Azienda sanitaria non abbia ancora concluso le procedure di sospensione per il personale non vaccinato (“sei mesi di tempo non sono un periodo ingiustificatamente lungo per verificare la vaccinazione di alcune centinaia di operatori?”), quando si preveda di inviare alle strutture private convenzionate gli “atti necessari alla sospensione degli operatori sanitari non vaccinati” e se il presidente Fugatti e l'assessora Segnana “non ritengano che questa 'elasticità' nell’applicazione dell’obbligo vaccinale rasenti la connivenza e legittimi la posizione di chi non sta adempiendo a quello che dovrebbe essere un dovere deontologico prima che un obbligo di legge, poiché si aumenta il rischio di contagio all’interno degli ambienti sanitari”. La verifica dell'obbligo con riferimento alla terza dose, conclude il consigliere: “Seguirà procedure più serie o si prevede di concludere l'iter per quando la pandemia sarà conclusa?”.

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