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Tentano di attaccare dei manifesti sulla sede, ma vengono messi in fuga dalla polizia. Anpi: "Se è intimidazione non si illudano. Noi non molliamo"

La sede di via Torino, a Bolzano, dell'Anpi è stata oggetto nella notte fra martedì 23 e mercoledì 24 di un tentato atto vandalico. Mentre degli ignoti stavano attaccando dei manifesti, sono però arrivate le forze dell'ordine che li hanno messi in fuga. L'episodio è avvenuto in giorni, quelli degli anniversari di via Rasella e delle Fosse Ardeatine, particolarmente discussi in provincia

Di Davide Leveghi - 25 March 2021 - 09:42

BOLZANO. “Questa notte 'qualcuno' ha imbrattato le vetrine di Anpi Alto Adige Südtirol presso lo Spazio Resistenza cercando di affiggere 'manifesti'. Sono intervenute le forze dell'ordine ed è già stata aperta d'ufficio un'inchiesta contro ignoti”. Comincia così il messaggio della sezione altoatesina dell'Associazione partigiani. Nella notte fra martedì 23 e mercoledì 24 marzo, infatti, la sede di via Torino ha subito un tentato atto vandalico.

 

Ad impedirlo, raccontano gli stessi appartenenti del Circolo, sarebbero state le forze dell'ordine, intervenute giusto in tempo per vedere i responsabili fuggire. “Può darsi che sia un atto di semplice vandalismo, ma se è, invece, un atto di intimidazione dei 'soliti noti' contro Anpi – continuano – non si facciano alcuna illusione. Non abbiamo mai mollato e non molleremo, a cominciare dal ricordo delle vittime dell'eccidio delle Fosse Ardeatine”.

 

“La loro irritazione e la loro rabbia per la nostra azione come Casa Comune degli antifascisti e Partigiani della Costituzione sono medaglie al valore. Ieri, oggi, domani, sempre Partigiani”, hanno concluso nella nota. La colla e dei pezzi di manifesto, dunque, sono quello che è rimasto della tentata azione dell'altra sera.

 

L'episodio, seppur non chiaro, è avvenuto in un periodo tutt'altro che scontato per la memoria pubblica provinciale. L'anniversario dell'attentato di via Rasella e del seguente eccidio delle Fosse Ardeatine porta con sé in Alto Adige – come nel resto d'Italia – l'eco di polemiche non solo sulla responsabilità della rappresaglia tedesca (compiuta con il silenzio e la complicità delle autorità fasciste) ma anche sulle vittime dell'azione partigiana del 23 marzo 1944 (QUI un approfondimento). In quell'occasione, infatti, morirono 33 soldati sudtirolesi, appartenenti ad un reggimento di polizia impegnato a Roma con compiti di ordine pubblico (Polizeiregiment Bozen).

 


 

Per questo lo stesso Circolo Anpi ha voluto ricordare le 335 vittime dell'eccidio tedesco, invitando a superare “le polemiche del passato”. “La storia reale, drammatica e contraddittoria dei sudtirolesi del Battaglione Bozen, a cui appartenevano i 33 soldati colpiti in via Rasella, che si rifiutarono di partecipare alla rappresaglia deve essere conosciuta e oggetto di riflessione, ma non può in alcun modo, alterare strumentalmente il giudizio sul massacro delle Fosse Ardeatine, tantomeno, sulle dittature fascista e nazista – ha scritto in un'altra nota la sezione – per questo alla lapide posta al Cimitero di Oltrisarco che ricorda i 33 soldati del Battaglione Bozen deve essere aggiunta una lapide che ricordi le vittime delle Fosse Ardeatine e ripristini la verità storica sancita, peraltro, dalle inequivocabili sentenze della magistratura”.

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