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Vaccini, da febbraio a luglio scesa l'efficacia nei sanitari trentini e ora si discute di terza dose. Ferro: “Casi comunque asintomatici o molto lievi”

I primi dati, che devono ancora essere approfonditi e confermati a livello statistico, sono stati presentati ieri, 10 settembre, dalla direttrice dell'Unità operativa igiene e sanità pubblica Maria Grazia Zuccali: da febbraio a luglio l'efficacia nei confronti dell'infezione è calata, anche se rimarrebbe comunque intorno al 60 per cento. Il dg Ferro: “Importante sottolineare che i casi positivi sono comunque asintomatici o paucisintomatici”

Di Filippo Schwachtje - 11 September 2021 - 06:01

TRENTO. L'efficacia dei vaccini nel prevenire il contagio per i sanitari dell'Apss trentina è calata nel corso dei mesi: a febbraio l'incidenza nei non vaccinati era circa 15 volte maggiore rispetto a chi aveva ricevuto due dosi, a luglio lo stesso rapporto si è abbassato fino a circa 2,5 volte. I dati, che al momento possono dare solo un'indicazione della situazione e che, da un punto di vista statistico, sono ancora privi degli intervalli di confidenza, sono stati presentati venerdì 10 settembre, dalla direttrice dell'Unità operativa igiene e sanità pubblica Maria Grazia Zuccali durante il congresso e webinar organizzato a Trento dalla Società italiana di Igiene, Medicina preventiva e Sanità pubblica sul tema dei vaccini. “Importante sottolineare – ha aggiunto il direttore generale facente funzione dell'Apss (e presidente della Siti) Antonio Ferro – che i casi riscontrati sono comunque asintomatici o estremamente pauci-sintomatici”.

 

I dati forniti nel corso della presentazione sembrerebbero comunque testimoniare come l'efficacia dei vaccini nel prevenire il contagio stia calando nel corso del tempo tanto che, da una stima del 94% circa a febbraio, la protezione dall'infezione sarebbe scesa circa al 64% a luglio. Sebbene si tratti, come detto, di numeri ancora da ufficializzare, la tendenza sembrerebbe essere la stessa già documentata in diversi studi nel resto del mondo (da Israele al Regno Unito), ma che non si rispecchia invece nei dati relativi alla protezione dalla malattia grave. “E' importante sottolineare – ha spiegato infatti il direttore generale facente funzione dell'Apss Antonio Ferro – che i soggetti vaccinati risultati positivi sono stati asintomatici o estremamente pauci-sintomatici. Un conto è la positività al tampone, un conto è un eventuale ricovero”. Un elemento, la protezione dalla malattia grave, che non si trova nel dato relativo al contagio ma che è molto importante, continua Ferro: “Anche dal punto di vista comunicativo”. Al momento comunque, spiega il dg, si sta effettivamente “spingendo per un'indicazione di terza dose” negli operatori sanitari, visto che sono già stati osservati focolai nei soggetti vaccinati.

 

Un tema affrontato, sempre nel corso del congresso, anche dal direttore generale della Prevenzione al Ministero della Salute Giovanni Rezza, intervenuto dopo il presidente dell'Istituto superiore della sanità Silvio Brusaferro. “I dati israeliani ci dicono che tra il naturale calo dell'immunità e la presenza di varianti parzialmente immunoevasive – ha detto Rezza – la circolazione del virus riprende e possono presentarsi anche casi più gravi in persone anziane o con comorbilità”. Al momento, ha spiegato il direttore generale della Prevenzione, la terza dose è prevista per persone trapiantate e immunocompromesse: “Si sta discutendo invece sulla possibilità di un vero e proprio richiamo nella popolazione. I dati raccolti fino ad oggi indicano che con una dose booster la presenza di anticorpi neutralizzati, e di conseguenza la protezione da malattia ed infezione, aumenta di molto”.

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