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| 08 ott 2022 | 18:10

A Belluno assunti a tempo indeterminato 24 nuovi oss: la carenza di personale sanitario però resta un problema in tutto il Paese

Assunzione a tempo indeterminato per 24 nuovi operatori socio sanitari dell’Ulss Dolomiti: gli operatori andranno a rinforzare i servizi aziendali ospedalieri e territoriali

A Belluno assunti a tempo indeterminato 24 nuovi oss: la carenza di personale sanitario però resta un problema in tutto il
di Redazione

BELLUNO. L’Ulss Dolomiti ha assunto a tempo indeterminato di 24 nuovi operatori socio sanitari (Oss). Per le assunzioni si è deciso di procedere scorrendo la graduatoria stilata dopo l’esito al concorso conclusosi in estate e svolto da Azienda Zero per tutte le Ulss venete. “Gli operatori – si legge nella nota – andranno a rinforzare i servizi aziendali ospedalieri e territoriali”.

 

Quello della carenza del personale sanitario è riguarda tutto il Paese. Tra le figure più richieste ci sono per l’appunto infermieri e oss. Questi ultimi svolgono un ruolo fondamentale nella gestione dei bisogni di base delle persone fragili, di tutti quelli che si trovano in difficoltà e che hanno patito una perdita di autonomia e necessitano dunque di essere supportate.

 

In Trentino per esempio il problema della carenza degli oss riguarda soprattutto le case di riposo dove al momento non si riesce a trovare un numero sufficiente per coprire tutti i posti di lavoro. I compiti che vengono attribuiti a un operatore socio sanitario sono molti e sono tutti importanti. Oltre all’aiuto ai pazienti totalmente o parzialmente dipendenti nelle attività di vita quotidiane, nell’ambito dell’igiene, svolgono anche il ruolo di supporto per l'assunzione della corretta terapia, possono rilevate i parametri vitali, aiutare nel trasporto di materiale biologico, effettuare piccoli interventi di primo soccorso.

 

“Quella dell’operatore socio sanitario – spiegava a Il Dolomiti la dottoressa Anna Brugnolli, responsabile del Polo delle Professioni Sanitarie di Trento – è una figura strategica sia nelle Rsa ma anche nelle cure domiciliari, nelle cooperative e anche nelle scuole. Ormai non è più una esclusiva dell’ospedale e la formazione non è più ospedaliero-centrica ma verte sui bisogni di salute e socio sanitari che possono avere le persone nei vari contesti di vita”.

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