“Al suono della sirena di mezzogiorno sono corsi all'ingresso chiedendo dove fosse il rifugio”: all'ostello di Rovereto i primi 11 profughi dall'Ucraina
Nell'episodio raccontato dal direttore della struttura Francesco Serafini c'è tutto l'orrore della guerra voluta dal presidente russo Vladimir Putin: “Nonostante fossero a migliaia di chilometri dall'inferno che hanno vissuto in Ucraina, sentendo la sirena di mezzogiorno hanno pensato la guerra fosse arrivata fin qui”

ROVERETO. Sono undici, tutti donne e bambini, e dopo un viaggio estenuante sono fuggiti dall'inferno scatenato dalle forze d'invasione russe in Ucraina, arrivando all'ostello della Città della quercia. Si tratta del primo gruppo di profughi entrato ieri (9 marzo) nella struttura roveretana: “Erano distrutti dalle migliaia di chilometri percorsi – dice Francesco Serafini, direttore dell'ostello roveretano – e da cose atroci che, viste in televisione, per quanto atroci, hanno spesso un sapore di distanza surreale. I loro occhi, gli occhi dei più piccoli, non mentivano”.
I profughi sono arrivati nella mattinata in due gruppi, a distanza di circa mezz'ora l'uno dall'altro. Una volta entrati hanno lasciato i bagagli, sistemandosi e riposandosi dopo il lungo viaggio, dice Serafini. Ed è a quel punto che, come ogni giorno, con lo scoccare di mezzogiorno nella Città della pace è risuonata la sirena: per i roveretani un suono dato ormai per scontato, per chi fugge dall'Ucraina l'inequivocabile segnale dell'arrivo dei bombardamenti.
“Quando è partita la sirena – dice Serafini – si sono fiondati tutti all'ingresso, chiedendo dove fosse il rifugio. Nonostante fossero a migliaia di chilometri di distanza dall'inferno che hanno vissuto in Ucraina, sentendo la sirena hanno pensato la guerra fosse arrivata fin qui”. Nessuno di loro parlava inglese, men che meno italiano, spiega il direttore, così è stato necessario farsi capire a gesti: “In qualche modo siamo riusciti a spiegare loro che non c'era nessun pericolo, che era una tradizione cittadina che nulla aveva a che fare con la guerra”.
Già nella giornata di oggi, spiega il direttore dell'Ostello, al suono della sirena nessuno dei profughi ha battuto ciglio, anche se sui social sono già diversi i cittadini che hanno proposto di disattivare temporaneamente la sirena di mezzogiorno. “Provengono tutti dalla zona centrale dell'Ucraina – dice Serafini – a circa 200 chilometri da Kyiv. Al momento sono tranquilli, sembra che stiano pian piano recuperando un po' di serenità”.
Ad accoglierli a Rovereto dopo un viaggio durato quattro giorni, con una tappa a Varsavia e una a Milano, c'erano l'assessora provinciale Stefania Segnana, il sindaco della Città della quercia Francesco Valduga e l'assessore comunale al benessere e alla promozione sociale Mauro Previdi. Ed è proprio con l'Amministrazione roveretana che la struttura sta collaborando ora per garantire una soluzione abitativa più a lungo termine per chi è arrivato in città. “L'Ostello, nell'ambito del progetto coordinato da Cinformi – conclude infatti Serafini – è un punto d'accoglienza temporaneo, speriamo possa rappresentare in qualche modo un momento di serenità per chi fugge da questa guerra”.


















