Carenza medici in Trentino, la storia del dottor Virdia: segue 6 ambulatori e 1520 pazienti: 'Macino chilometri con la macchina, in un giorno sono in 4 strutture''
Non solo visite in ambulatorio e domiciliari ma anche questioni burocratiche che portano via ore e ore di lavoro. Oggi fare il medico di base in Trentino è diventato davvero faticoso, lo sa bene da ormai diversi anni Maurizio Virdia che in Val di Cembra segue ben 6 ambulatori: "Il futuro sono i raggruppamenti ma ci devono consentire di farli”

TRENTO. Percorrere in auto decine di chilometri al giorno, visitare i pazienti in casa, correre in ambulatorio, aggiornare le cartelle online e terminare alle otto di sera dopo aver girato tutto il giorno.
Fare il medico di base è diventato davvero faticoso e lo sa benissimo il dottor Maurizio Virdia che da oltre 20 anni sta portando avanti il suo impegno in Val di Cembra e che ad oggi deve riuscire a seguire ben 6 ambulatori. “Il lunedì cerco di farne quattro, gli altri giorni ne faccio sempre due o tre fino a venerdì. Macino chilometri con la mia macchina da Albiano a Sover “ ci raccolta al telefono prendendosi un minuto di pausa mentre sta aggiornando con i nuovi dati alcune cartelle elettroniche dei pazienti che poco prima era andato a visitare a domicilio.
Quello di Maurizio Virdia è un vero e proprio caso che dimostra quanto sia grave la carenza di medici sul territorio e soprattutto quanto stia pesando sulle spalle di chi oggi è impegnato per cercare di offrire un servizio alla comunità.
“E' da anni che sto portando avanti una situazione simile – ci spiega Virdia – ma ora è diventato davvero faticosissimo. Anche perché oltre a seguire sei ambulatori ho anche tutto il resto da fare e questo significa non solo aggiornamenti ma anche visite domiciliari”.
La richiesta di salute è decisamente aumentata nel corso degli anni. Non solo a causa della pandemia ma anche per l'invecchiamento della popolazione. E in Trentino, ad oggi, è difficile trovare un medico di base che non abbia raggiunto il massimo di pazienti. “Io ne ho 1520 – ci spiega Maurizio Virdia – e i venti oltre il limite sono famigliari aggregati. E' la situazione che stiamo vivendo un po' tutti ma così non si può andare avanti”.
Il suo ambulatorio principale è a Lona Lases ed è qui che ha principalmente la strumentazione per effettuare elettrocardiogrammi o qualche intervento di mini chirurgia. “E' tutta strumentazione che noi medici acquistiamo con i nostri soldi – ci spiega – e non riesco ad attrezzare in questo modo 5 ambulatori”.
Una situazione non semplice che si dovrebbe superare con i cosiddetti raggruppamenti di medici e la centralizzazione degli ambulatori per riuscire a fornire maggiori prestazioni e con più qualità. Ma, in Trentino, nemmeno questo sembra essere così facile e scontato.
“Mancano medici ma soprattutto le riforme portate avanti vorrebbero raggruppare i medici offrendo così più qualità e più ore di servizio ma senza però chiudere gli ambulatori periferici come si fa? Io non ho assistenti, non ho segretari. Lavoro da solo. Il futuro è certamente lavorare assieme con altri colleghi ma ci devono anche mettere nelle condizioni di farlo”.














