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Caro energia, per Latte Trento crisi senza precedenti e si "converte" al cippato: "Daremo lavoro alla filiera del legno. Le spese per il metano oggi sono decuplicate"

Per i caseifici e le latterie il gas metano è fondamentale in particolare nel processo di pastorizzazione e sterilizzazione del prodotto. Il direttore Paoli: "Lo stabilimento avrebbe bisogno di circa 5.300 tonnellate all'anno di cippato. E' il nostro progetto per dare lavoro alla filiera del legno sul territorio per i prossimi 20 anni"

Di Francesca Cristoforetti - 11 ottobre 2022 - 06:01

TRENTO. "Il nostro obiettivo sarebbe tagliare completamente sul gas metano, se i prezzi dovessero continuare a essere così alti. Noi, come latteria e caseificio senza gas metano non viviamo. Per questo abbiamo trovato una soluzione alternativa: vogliamo alimentarci con un impianto a cippato, con scarti del legno, per essere autonomi". E' questa la risposta di Latte Trento all'aumento del prezzo dell'energia come spiega il direttore Sergio Paoli, intervistato da Il Dolomiti.

Stando ai numeri le bollette parlano chiaro: nel mese di agosto soltanto per il gas la fattura arrivata a Latte Trento ammonta a 834.573,52 euro, 10 volte tanto rispetto ad agosto 2021. "Consideriamo anche che l'Iva è stata abbassata al 5% - prosegue Paoli - se fosse stata al 22% come un anno fa, i costi sarebbero ancora più alti". Questo sarebbe solo uno dei tasselli della filiera del latte, ormai in crisi a partire dalle stalle. "L'ultima ha chiuso venerdì scorso, nella zona di Telve: 19 quelle chiuse da aprile".

 

 

L'impianto "a cippato"

 

Per uno stabilimento che lavora il latte il gas metano è fondamentale: "Noi raccogliamo il latte fresco che ci arriva tutti i giorni che deve essere pastorizzato e sterilizzato, il tutto viene compiuto attraverso il vapore. Il latte va scaldato e poi raffreddato: l'Uht arriva anche a 150 gradi e 200 atmosfere per l'omogeneizzazione per ammazzare i germi".

 

Alle procedure legate direttamente alla lavorazione del prodotto, si aggiungono i costi anche del trasporto, quindi il gasolio, il packaging: "Film, etichette, cartoni, tutto è aumentato. Per non parlare del costo del vetro che è schizzato alle stelle".

Sul fronte energia si cerca quindi una soluzione, per questo venerdì scorso si è tenuto un incontro tra l'associazione Aiel - Associazione Italiana Energie Agroforestali e Latte Trento: "Se avessimo già in funzione l'impianto a cippato in questo momento saremmo molto più tranquilli - sostiene il direttore di Latte Trento - per questo ho dato il via all'iter burocratico per avere l'ok sulla realizzazione, anche se ci vorranno almeno 8-12 mesi per poterlo mettere in funzione. A quel punto però noi potenzialmente potremmo produrre la nostra energia senza dipendere da esterni e quel punto potremmo tagliare sul metano".

 

Il cippato, l'insieme degli scarti provenienti dalla lavorazione del legno, alimenterebbe una caldaia con cui si potrebbe creare energia dalla combustione del legname. "Sarebbe un progetto a lungo termine per coprire i consumi per i prossimi 20 anni, un grandissimo investimento per il futuro. Aiuterebbe non soltanto noi ma anche la filiera del legno, dando lavoro a moltissimi boscaioli sul territorio. Gli scarti del legno vengono infatti portati tutti fuori provincia, ma possono diventare una grande risorsa. Useremo questo legno per produrre vapore, tornando a ciò che spendevo lo scorso anno con il gas".

Quello del latte è uno dei pochi settori che può impiegare questo tipo di impianto che necessita non solo di un'apposita caldaia, ma anche la creazione di un magazzino destinato agli scarti del legno: "Se il gas si può accendere e spegnere, il cippato no, deve sempre essere in funzione 24 ore su 24 così come la produzione del latte".

 

Il prezzo del cippato infatti non ha mai subìto rincari, mantenendosi "intorno ai 40 euro a tonnellata - spiega Paoli - noi avremmo bisogno di 

5.300 tonnellate all'anno circa, per cui meno di mezzo milione di euro all'anno".

 

Nel frattempo proprio in questi giorni Latte Trento ha deciso di sostituire la caldaia, per cui "dal metano si passerà al gasolio tra circa una ventina di giorni che coprirà metà dei consumi, mentre l'altro 50% coperto dal cogeneratore a metano".

 

Stop alla produzione di Trentingrana e della Spressa delle Giudicarie

 

Per far fronte alla carenza del latte per uso alimentare, intanto sono stati bloccati alcuni prodotti. Dopo lo stop alla linea Latte Alpino, si è bloccato anche la produzione di Spressa delle Giudicarie e Trentingrana con la chiusura del caseificio di Pinzolo che però "speriamo di poter riaprire a dicembre". Fino ad allora però le riserve di grana rimangono ferme: "Tra due anni ci sarà meno Trentingrana da vendere, ma non avevamo altre soluzioni. Troppo oneroso per ora considerando anche la stagionatura. Tutto quel poco latte che abbiamo lo destiniamo per uso alimentare e cerchiamo di garantirlo ai supermercati, a cui comunque stiamo consegnando di meno. Ho dovuto sacrificare alcuni formaggi per salvare il latte".


Fermi anche i rifornimenti alle catene fuori Provincia per poter garantire il prodotto sul territorio. "Da 25 anni che sono qui fino a marzo scorso il latte è sempre stato in esubero e in crescita. Dalla primavera scorsa è andato tutto sempre peggio".

 

Un problema che come più volte è stato sottolineato da Il Dolomiti parte già dallo scorso anno, con il rincaro dei mangimi e delle materie prime, costi che hanno appesantito moltissimo le stalle portandone tante a chiudere i battenti. "E' da gennaio dello scorso anno che sto avvisando che la filiera era a rischio. Dovevamo aiutare prima gli allevatori per sostenere la quantità del prodotto, invece nulla è stato fatto".

Non a caso il costo del latte ha subìto ben 2 aumenti nel giro di poco più di un mese: ora, sostiene Paoli, il prezzo è intorno ai 0,75 centesimi al litro. Rischio che venga ancora aumentato? "Non credo possa subire ancora rincari - conclude il direttore - nessuno comprerebbe più il prodotto. Mai arrivato a prezzi così alti: non appena sarà possibile noi puntiamo ad abbassarlo".

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