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Coldiretti: ''Primo semestre 2022 più caldo di sempre. A giugno 2,88 gradi in più''. Nel Po il sale risale di 31 chilometri: superato il record del 2003

Il 2022 si sta rivelando l'anno peggiore dal punto di vista climatico. Coldiretti lancia l'allarme: ''La tendenza al surriscaldamento è evidente in Italia dove la classifica degli anni più caldi negli ultimi due secoli si concentra nell’ultimo decennio e comprende nell’ordine il 2018, il 2015, il 2014, il 2019 e il 2020. In questo semestre precipitazioni dimezzate. Il caldo impatta anche sulle rese agricole. La resa del grano potrebbe diminuire a livello mondiale del 7% per ogni grado Celsius di riscaldamento globale''

Di L.P. - 06 luglio 2022 - 10:08

TRENTO. Il semestre più caldo di sempre superiore di 0,76 gradi alla media storica, quello tra i meno piovosi con le precipitazioni crollate del 45% rispetto agli anni precedenti, un giugno che ha fatto registrare una temperatura media superiore di ben 2,88 gradi rispetto alla media su valori vicini al massimo registrato nel 2003. Sono questi alcuni dei dati allarmanti elaborati da Coldiretti su dati Isac Cnr che effettua rilevazioni in Italia dal 1800. A questo si deve aggiungere che il cuneo salino nel Po è risalito di 31 chilometri, oltre il record storico del 2003, e la portata a Pontelagoscuro che normalmente è di 450 metri cubi al secondo oggi è a 200. Insomma l'Italia soffre e soffre soprattutto nel Nord con una siccità galoppante, un caldo fuori misura e disastri naturali che si susseguono quasi quotidianamente, dalla tragedia della Marmolada, costata la vita ad almeno 7 persone, alle violente grandinate, trombe d'aria, nubifragi che ad ogni cambio di clima lasciano sul campo danni e devastazione.

 

A questo punto è chiaro a tutti (o almeno si spera) quanto sia importante cambiare rotta, in tempi rapidissimi. Coldiretti Trentino Alto Adige, con il presidente Gianluca Barbacovi analizza la situazione dal punto di vista economico: ''Uno stravolgimento che pesa sulle coltivazioni - afferma - ma anche sull’ambiente, dagli incendi triplicati allo scioglimento dei ghiacciai, di cui la tragedia della Marmolada è il più drammatico esempio. Il caldo impatta anche sulle rese agricole, minacciando di condizionare la produzione anche in futuro. Proprio la resa del grano potrebbe addirittura diminuire a livello mondiale del 7% per ogni grado Celsius di riscaldamento globale secondo uno studio della Wheat Initiative, un gruppo di enti pubblici e privati impegnati nella ricerca sui cereali". 

 

La tendenza al surriscaldamento è dunque evidente in Italia dove la classifica degli anni più caldi negli ultimi due secoli si concentra nell’ultimo decennio e comprende nell’ordine – precisa la Coldiretti – il 2018, il 2015, il 2014, il 2019 e il 2020. E il 2022, come detto, si prepara a battere tutti i record: il primo semestre in Italia è stato quello più caldo di sempre con una temperatura addirittura superiore di 0,76 gradi rispetto alla media storica e con precipitazioni praticamente dimezzate lungo la Penisola con un calo del 45% Il cambiamento climatico è stato accompagnato da una evidente tendenza alla tropicalizzazione che – continua la Coldiretti – si manifesta con una più elevata frequenza di eventi violenti, sfasamenti stagionali, precipitazioni brevi ed intense ed il rapido passaggio dal sole al maltempo, con sbalzi termici significativi.

 

"Di fronte alla tropicalizzazione del clima - aggiunge Barbacovi - occorre organizzarsi per raccogliere l’acqua nei periodi più piovosi per renderla disponibile nei momenti di difficoltà. Per questo servono interventi di manutenzione, risparmio, recupero e riciclaggio delle acque con le opere infrastrutturali, potenziando la rete di invasi sui territori, creando bacini e utilizzando anche le ex cave per raccogliere l’acqua piovana. Gli agricoltori sono già impegnati a fare la propria parte per promuovere l’uso razionale dell’acqua, lo sviluppo di sistemi di irrigazione a basso impatto e l’innovazione con colture meno idro-esigenti, ma non deve essere dimenticato che l’acqua è essenziale per mantenere in vita sistemi agricoli senza i quali è a rischio la sopravvivenza del territorio, la produzione di cibo e la competitività dell’intero settore alimentare. L’agricoltura è infatti l’attività economica che più di tutte le altre vive quotidianamente le conseguenze dei cambiamenti climatici ma è anche il settore più impegnato per contrastarli".

 

Interessante, poi, in questo senso la riflessione di Meuccio Berselli, segretario autorità distrettuale fiume Po, a 24Mattino su Radio 24, che ha spiegato come oltre le montagne ci siano i fiumi ad alzare forte un grido d'aiuto. Il Po, in particolare, è lo specchio di quanto sta accadendo. “Il cuneo salino è a 31 chilometri - spiega Berselli -. Nel 2003 che è stato un anno orribile dal punto di vista anche della siccità arrivammo a circa 30 chilometri. In un anno medio, il cuneo salino, è al di sotto dei 10 chilometri, in alcuni anni riusciamo a tenerlo anche a zero, dipende molto dalla portata del fiume. Purtroppo stiamo battendo tutti i record''. E aggiunge: ''Noi dobbiamo fare di tutto per sostenere la portata e per continuare a dilavare il sale per tenere una concentrazione più bassa possibile perché il rischio è un danno irreversibile o comunque il pericolo di avere falde di acqua dolce con acqua salmastra, quindi inutilizzabili. Questo problema è molto sentito da parte di tutti e per questo chiediamo un sacrificio a tutti per tenere la portata un po' più alta. La portata a Pontelagoscuro nell'ultima sezione, di solito è sempre al di sopra di 450 metri cubi al secondo, oggi è a 200''.

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