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Covid, in Trentino 380 classi in quarantena, Bassi: “Lockdown di fatto delle famiglie con bambini, non c’è sezione nella quale non si contino dei positivi”

In Trentino le classi in quarantena per via Covid sono 380, Bassi: “Con l’attuale livello di prevalenza virale, circa il 5% della popolazione trentina è ufficialmente positiva, non c’è classe nella quale non si contino uno o più contagi”

Pubblicato il - 23 January 2022 - 14:15

TRENTO. L’ultimo dato disponibile (22 gennaio) dice che in Trentino le classi in quarantena per via del Sars-Cov-2 sono 380. I contagi fra gli under 19 registrati nella giornata di ieri sono stati 732. Insomma numeri importanti e non trascurabili, tanto che Davide Bassi ex rettore dell’Università di Trento parla di “lockdown di fatto” delle famiglie con bambini.

 

Secondo lo studioso, che da tempo monitora l’evoluzione dei contagi in Trentino, le classi che sono finite in dad rappresentano “solo la punta dell’iceberg di una situazione di estremo disagio che la pandemia sta provocando nelle le acuole”. La situazione è più grave nelle Scuole materne ed elementari dove solo una piccola parte degli alunni è vaccinata (sotto i 5 anni il vaccino non è disponibile).

 

Con l’attuale livello di prevalenza virale – circa il 5% della popolazione trentina è ufficialmente positiva, spiega Bassi – non c’è classe nella quale non si contino uno o più contagi e le scuole stanno affannosamente cercando di gestire le situazioni più critiche”. Dal canto suo l’Azienda sanitaria non riesce a tenere il ritmo mentre i tamponi molecolari salivari, che avrebbero dovuto rappresentare la soluzione di molti problemi, vengono utilizzati poco. “Alla fine, l’unica soluzione possibile è quella di lasciare a casa migliaia di alunni. Questa situazione finisce fatalmente per scaricarsi sulle famiglie dei bambini, soprattutto quelli più piccoli che non possono essere lasciati a casa da soli. Anche chi ha la fortuna di avere nonni disponibili non può contare sul loro aiuto perché c’è una elevata possibilità di trasferire il contagio che, per gli anziani, potrebbe essere pericoloso”.

 

Come osserva l’ex rettore in molte situazioni almeno uno dei genitori è costretto a rimanere a casa, così, oltre ai disagi, si somma la perdita dello stipendio o delle entrate legate alle attività professionali senza contare i possibili contasti con il datore di lavoro, a sua volta messo sotto pressione dalle assenze di personale.

 

Per Bassi però le soluzioni alcune delle soluzioni proposte sono per così dire fantasiose. “Chi propone di fare i tamponi solo ai sintomatici dovrebbe avere il coraggio di dire chiaramente quale è l’idea che sta alla base della sua proposta: ignorare la pandemia, sperando che la grande maggioranza dei bambini si contagi al più presto, generando almeno per i più piccoli una sorta di immunità di gregge. Far correre il contagio, lasciando i bambini positivi asintomatici liberi di stare assieme ai coetanei che non sono stati ancora infettati, non è una operazione indolore. In particolare, rischia di mettere sotto pressione i servizi pediatrici perché purtroppo anche i più giovani possono sviluppare, sia pure raramente, gravi complicanze e soffrire delle conseguenze a lungo termine della malattia”. Infatti se il numero dei contagi sale di conseguenza saliranno anche i casi in cui l0infezione si manifesterà in forma grave.

 

“Col senno di poi – conclude Bassi – si sarebbe potuto pensare di attrezzare le aule scolastiche con adeguati sistemi di monitoraggio e di circolazione/sanificazione dell’aria, separando in aule diverse i bambini positivi senza sintomi, rispetto a quelli negativi. In pratica si sarebbero lasciati a casa solo gli alunni positivi con sintomi, esattamente come succede per una normale influenza. Questo avrebbe consentito di ridurre la pressione sulle famiglie, ma avrebbe richiesto la disponibilità di spazi molto più ampi di quelli effettivamente disponibili e soprattutto di investimenti in personale e attrezzature che non sono mai stati fatti”.

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