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| 11 gen 2022 | 18:29

Dai negozi ai b&b, fino a sexy shop e baby-sitter: come i No-vax si organizzano per aggirare le norme anti-Covid e sul Green pass

I No-vax si stanno organizzando con una rete di servizi, che va dai trasporti alle offerte di lavoro, dedicata alle persone senza Green pass: c’è chi offre lezioni, rigorosamente senza mascherina, e chi mette in vendita i mirtilli della propria azienda agricola in Valsugana o chi offre una camera del suo b&b in Val di Ledro

Dai negozi ai b&b, fino a sexy shop e baby-sitter: come i No-vax si organizzano per aggirare le norme anti-Covid e sul Green
di Tiziano Grottolo

TRENTO. “Liberi di respirare” è questo uno dei messaggi che i No-vax usano per riconoscersi all’interno dei gruppi social. Con l’incremento dei contagi infatti, il Governo ha deciso di aumentare le restrizioni nei confronti delle persone che scelgono di non vaccinarsi così queste si stanno organizzando per costruire una sorta di sistema parallelo con reti di mutuo aiuto.

 

Da una serie di articoli de Il Dolomiti (QUI, QUI e QUI un approfondimento) è emersa l’esistenza di una rete, costruita soprattutto grazie ai social, nella quale le persone senza Green pass cercano e offrono lavoro. Non solo, perché su alcuni canali Telegram si tenta di vendere false certificazioni e si sta lavorando per un sistema di trasporto alternativo (visto che sui mezzi pubblici è diventato obbligatorio esibire il Green pass rafforzato).

Da quanto emerge le offerte di lavoro e di servizi sono fra le più disparate. Ci sono insegnanti che danno ripetizioni, rigorosamente senza mascherina, ma anche chi mette in vendita i mirtilli della propria azienda agricola in Valsugana o chi offre una camera del suo b&b in Val di Ledro. Non mancano baby-sitter “no-mask” e attori, c’è persino un Sexy shop di Trento che aspetta i clienti “senza la pezza in faccia”. E ancora pet-sitter, bar, negozi di abbigliamento, artigiani, agriturismi sparsi per il Trentino.

In un gruppo esiste un file dove sono raccolti servizi e attività suddivisi per regione, c’è persino chi sponsorizza le proprie attività “no-mask” dall’estero: San Marino, Svizzera ma anche Germania e Spagna fino all’Australia e alla Russia.

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