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Femminicidio in val di Fiemme, dall'incredulità del sindaco alla ''campagna culturale come contro mafia e terrorismo''. Un tragico evento che scuote il Trentino

A Castello-Molina di Fiemme Mauro Moser ha ucciso a colpi di pistola la moglie Viviana Micheluzzi. I corpi trovati dai figli che poi sono stati portati all'ospedale in stato di shock. Dal 1 gennaio al 27 marzo in Italia ci sono stati 24 femminicidi: 1 ogni 3 giorni. Le reazioni al dramma dalla Provincia al Pd, da Cgil, Cisl, Uil e Acli alla senatrice Conzatti

Di Luca Andreazza - 30 March 2022 - 06:01

CASTELLO-MOLINA DI FIEMME.  "Profondo dolore per quanto accaduto, vicinanza ai figli e alla comunità", questo il commento dell'assessora Stefania Segnana mentre Valeria Valente, senatrice del Partito democratico e presidente della Commissione femminicidi a Roma, aggiunge: "Fermare i femminicidi deve diventare una priorità, una campagna culturale che deve coinvolgere tutte le istituzioni e i cittadini, con lo stesso atteggiamento che caratterizza la battaglia contro la mafia e contro il terrorismo".


Queste le prime reazioni al drammatico femminicidio a Castello-Molina di Fiemme: Mauro Moser ha ucciso Viviana Micheluzzi a colpi di pistola e poi si è tolto la vita. A trovare i corpi dei genitori sono stati i figli di 20 e 26 anni, questi ultimi portati all'ospedale di Cavalese in forte stato di shock. "Sono incredulo, ho la pelle d'oca: un evento terribile - il commento a Il Dolomiti del sindaco Marco Larger - la coppia si stava separando ma non si può dare una spiegazione tutto questo. Un dramma che ci coglie di sorpresa e che lascia una comunità senza parole, siamo molto colpiti da quanto avvenuto".


La coppia aveva tre figli - Oscar di 26 anni, Ivan di 22 anni e Niko di 20 anni - e era molto conosciuta in valle di Fiemme. Figlio di un ex sindaco e agricoltore, Moser di Castello-Molina aveva 56 anni, mentre Micheluzzi di Cavalese aveva 50 anni e con l'impresa I dolci sapori del bosco lavorava come apicoltrice. Una passione che l'aveva portata anche a Praga prima di rientrare in Trentino e trasformare il sogno in realtà (Qui articolo). Molte aziende ricettive che si rifornivano da lei, aveva creato un centro di fecondazione strumentale di api regine in località Brozin.

 

 

Una decina di anni fa, con l'aiuto dell'Istituto agrario di San Michele all'Adige e il sostegno delle Foreste demaniali di Paneveggio che le avevano concesso 6 mila ettari di territorio, aveva realizzato il progetto "Ape trentina", la creazione di un ecotipo resistente, selezionato, in grado di dare ottimi risultati per quanto riguarda la qualità e la quantità di miele. Nel suo laboratorio Micheluzzi aveva migliaia di api regine inseminate strumentalmente, frutto di oltre 15 anni di selezione genetica conservativa dell'ape autoctona. 

 

La scientifica ha raccolto gli elementi per le indagini, coordinate dalla Procura mentre gli investigatori hanno ricostruito quei terribili momenti lungo la strada che porta all'azienda agricola nella zona tra Dos dei Cavai e località Pertica. I corpi sono stati trovati al termine di un pendio: lì è stata rinvenuta una pistola che Moser, con regolare porto d'armi, avrebbe acquistato la mattina stessa di martedì 29 marzo. Ha sparato alla moglie diversi colpi e poi si è tolto la vita. Questa la dinamica mentre i carabinieri cercano di chiarire le cause e sui cadaveri è stata disposta l'autopsia (Qui articolo).


Un evento drammatico che lascia una comunità incredula e sconvolta. Un ennesimo femminicidio in Trentino: Micheluzzi segue, purtroppo, i tragici destini di Deborah Saltori (febbraio 2021), Agitu Ideo Gudeta (dicembre 2020), Eleonora Perraro (settembre 2019), Alba Chiara Baroni nel 2017, Laura Simonetti, con la figlia Paola Ferrarese, e Carmela Morino nel 2015. E poi Lucia Bellucci nel 2013. Un bilancio terribile.

 

Dal 1 gennaio al 27 marzo di quest'anno sono 24 i femminicidi commessi in Italia, secondo l'ultimo report del ministero degli Interni. Sono 22 le vittime uccise in ambito familiare: 14 donne hanno trovato la morte per mano del partner o dell'ex. Gli ultimi due casi sono quelli in Trentino e la terribile vicenda di Carol Maltesi, uccisa, fatta a pezzi e nascosta per mesi in un congelatore dall'ex Davide Fontana. 


"Credo che la storia di Carol Maltesi e soprattutto la sua morte atroce siano un concentrato degli stereotipi, dei pregiudizi e del clima di violenza e sopraffazione, tutti prodotti della cultura patriarcale, che ci sono in questo Paese contro le donne e che vanno cambiati. Un'altra donna in provincia di Trento è stata uccisa dal marito che poi si è suicidato. Nonostante gli sforzi, si conferma la media di un femminicidio ogni 3 giorni. Fermare la violenza contro le donne deve diventare una priorità anche degli uomini", dice Valente, mentre Donatella Conzatti (senatrice di Italia Viva e segretaria della commissione sul femminicidio) aggiunge: "L’ennesimo atto di violenza familiare. Le indagini ora faranno il loro corso. Quello che dobbiamo ricordare è che si deve e si può fare di più per prevenire. La Convenzione di Istanbul, ratificata in Italia 10 anni fa, ci dice come: certamente punire, ma ancora prima prevenire a partire dall’educazione al rispetto nelle scuole fino alla rieducazione degli uomini autori di violenza. Non basta più essere costernati e addolorati, perché è una carneficina: una donna in Italia viene uccisa ogni due giorni e mezzo e una donna su tre nel corso della propria vita ha subito una qualche forma di violenza".

 

L'assessora provinciale Segnana esprime "profondo dolore" per quanto accaduto "e un pensiero di affetto per i figli rimasti soli dopo il dramma odierno e di solidarietà all'intera comunità. Comunità che auspico sappia stringersi attorno ai ragazzi per dare loro la forza di superare questa terribile prova. Ribadiamo l'impegno della Provincia nel contrasto alla violenza contro le donne e l'invito a tutte coloro che si trovano in una situazione di violenza domestica a rivolgersi ai servizi territoriali e alle autorità competenti".


A intervenire anche la capogruppo del Pd in Provincia. "Non trovo parole adatte per commentare questo ennesimo terribile caso di femminicidio che ancora una volta sconvolge il Trentino e l’intera comunità. Con sgomento e dolore prendo atto che quando accadono questi aberranti episodi di violenza di un uomo su una donna, tutta la comunità si interroga sui perché e si riscopre dentro una modernità culturale che fa un passo avanti e due indietro. Nell’esprimere le più sentite condoglianze ai figli e ai parenti della coppia trovata morta, voglio gridare con forza che alla prevenzione e al contrasto di questa drammatica piaga sociale devono essere impegnati permanentemente e senza cedimenti o distrazioni la politica, le istituzioni, i cittadini e le cittadine", spiega l'ex assessora Sara Ferrari. "Ancora una volta, oggi ribadisco l’importanza del potenziamento dell’educazione nelle scuole per insegnare a maschi e femmine a relazionarsi in modo corretto e creare una cultura del rispetto. E’ questa la strada da percorrere con perseveranza anche quando un territorio come il nostro, strutturato da tempo per offrire i servizi di accoglienza, protezione e sostegno alle donne con difficoltà nelle relazioni affettive. La violenza contro le donne non è solo un atto di inciviltà, ma è segno di una mentalità che stenta a scomparire e che vede nel malato concetto di possesso dell’uomo sulla donna, la dimostrazione di chi detiene il potere nella società in modo trasversale in tutte le classi sociali".


"La lunga scia di sangue dei femminicidi tocca ancora una volta il Trentino. Un’ennesima tragedia, che vede ancora una volta vittima una donna strappata alla vita per mano di una persona a lei vicina. Un familiare. Oltre la metà delle volte i femminicidi sono compiuti da uomini che avevano un legame affettivo con la vittima. Davanti a questo dramma ogni parola potrebbe essere ritenuta superflua. Crediamo invece che davanti ai femminicidi non debba mai prevalere il silenzio né la rassegnazione. Al contrario questi fatti sconcertanti devono essere monito perché la violenza contro le donne sia un tema di cui discutere, di cui farsi carico donne e uomini insieme perché è responsabilità di tutti agire per contrastare e sconfiggere quella che è una vera e propria piaga per la nostra società", concludono Andrea Grosselli (Cgil), Michele Bezzi (Cisl), Walter Alotti (Uil) e Luca Oliver (Acli), i quali esprimono totale vicinanza ai figli della vittima.

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