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| 16 lug 2022 | 09:36

Futuro nelle Rsa? Fenalt: "Si rischia l'esodo del personale in altre strutture. La politica? Tenga conto del costante invecchiamento della popolazione"

Dopo la decisione dell'assessorato alla Salute sul taglio degli infermieri, il personale sanitario nelle Rsa è stato escluso dal bonus Covid-19. Il vicesegretario generale Moser: "Inaccettabile discriminazione. Basta con le misure tampone. La politica trentina si interroghi una volta per tutte sul futuro delle Rsa"

Futuro nelle Rsa? Fenalt: Si rischia l'esodo del personale in altre strutture
di Francesca Cristoforetti

TRENTO. "Quale sarà il futuro per le nostre case di riposo? Le recenti scelte politiche favoriranno l'esodo del personale verso altre strutture sanitarie, come già sta succedendo". Niente bonus Covid-19, niente indennità di turno, niente incrementi di personale, mini-corsi per formare ausiliari all’assistenza: questa volta a sostenerlo è Fenalt, il sindacato maggioritario nelle case di riposo.

 

"Basta con le misure tampone - è l'appello del sindacato - affrontiamo i problemi delle Rsa per non perdere un servizio prezioso. La politica trentina si interroghi una volta per tutte, e lo faccia apertamente, sul quale futuro vogliamo dare a queste strutture tenendo conto del costante invecchiamento della popolazione".
 

Soltanto pochi giorni fa il consigliere provinciale di Futura, Paolo Zanella, aveva evidenziato come, a differenza dei colleghi di Apss, agli operatori delle case di riposo, non sia stato riconosciuto il bonus Covid-19 nella manovra di assestamento (Qui l'articolo).

 

"Il mancato riconoscimento del bonus - sostiene Roberto Moser, vice segretario generale Fenalt e responsabile Area Apsp - sancisce un'inaccettabile discriminazione, e la recente riduzione dei criteri per la definizione della pianta organica (1 infermiere ogni 15 degenti anziché 1 ogni 10) delle case di riposo sono segnali preoccupanti". 

 

Fenalt richiama così l’attenzione sulle attuali misure introdotte nella gestione delle case di riposo, perché "le scelte effettuate interessano l’intero corpo sociale e ci interpellano sul futuro che riserviamo alla parte più 'fragile' e con particolare bisogno di cure" della società.

 

"Con la carenza cronica di personale sanitario negli ospedali - prosegue Moser - quali incentivi possono indurre a optare per le Rsa, se il riconoscimento del tempo per il cambio divisa è stato ottenuto solo grazie alla sentenza di un giudice, se il bonus Covid-19 non viene riconosciuto, se il carico di lavoro aumenta e manca pure la corposa indennità di turno dei colleghi di Apss".

 

Da non dimenticare, sottolinea il vice segretario, che "in aprile Upipa aveva proposto degli inaccettabili mini-corsi per formare in fretta ausiliari per l’assistenza, onde ovviare alla carenza cronica di personale specializzato".

 

Non è una questione marginale, "ma un problema che prima o poi riguarda la vita di tutte le famiglie trentine e che non possiamo fingere di non vedere". Le scelte per il futuro delle case di riposo perciò, "vanno affrontate col concorso di tutte le parti in causa e non nell’ambito di frettolose sedute di Giunta durante il periodo estivo per dare meno nell’occhio".

 

Così come era stato chiesto dall'Ordine delle professioni infermieristiche congiuntamente a quello dei Medici chirurghi e degli odontoiatri di Trento, anche il sindacato chiede con urgenza all’assessorato provinciale alla Sanità di avviare le procedure per insediare un tavolo dedicato ai problemi e al futuro delle case di riposo, "dove siano coinvolti tutti gli stakeholders e le criticità siano affrontate in modo strutturale - conclude Moser - ormai è un’esigenza non più prorogabile".

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