Personale allo stremo e fuga dalle Rsa? Fenalt rompe con Upipa: “In due anni via 200 operatori, gestione inaccettabile” La replica: “Toni sbagliati, avanti il confronto"
“La gestione del lavoro nelle Rsa trentine resta una delle principali criticità del sistema di assistenza territoriale alla persona” denuncia la Fenalt evidenziando “una rottura grave e ormai insanabile” nel dialogo con Upipa, responsabile “di un approccio inadeguato alla gestione del personale”. Proprio in questi giorni si sta discutendo sulla disparita di trattamento far il personale in Rsa e quello in Apss. "Serve una regia unica sotto l’egida dell’Apss" spiega il sindacato

TRENTO. Indennità notturne da 2,30 euro lordi, ritmi di lavoro sempre più pesanti e turni di riposo revocati per carenza di personale. Quello delle Rsa è un settore sempre più in crisi con un esodo silenzioso ma costante e, purtroppo, una rottura ormai insanabile tra lavoratori e vertici. “Quasi ogni giorno – denuncia Marco Stefani, responsabile Apsp per Fenalt, sindacato di maggioranza nelle Rsa – un operatore lascia la casa di riposo per approdare all’Azienda sanitaria. L’unica cosa attrattiva, ormai, è andarsene”.
Una situazione di pressione che ha portato diversi operatori socio-sanitari a dimettersi. Negli ultimi due anni sono stati oltre 200 gli operatori (tra infermieri e oss) che se ne sono andati. Un esodo, in questo caso, dovuto principalmente dal concorso bandito dall'Apss per 400 infermieri e al quale hanno deciso di partecipare molti dei professionisti che lavoravano nelle Case di Riposo.
Ed è allarme di questi giorni che la situazione potrebbe ulteriormente aggravarsi. La scelta contenuta nell'emendamento sull'assestamento presentato dal governatore Fugatti, in collaborazione con l'assessore Tonina, che prevede lo stanziamento di 10,7 milioni di euro per l’aumento degli stipendi dei professionisti della sanità, ha escluso il personale delle Rsa. Un fatto che potrebbe incentivare il passaggio dalle strutture per anziani all'Apss.
“La gestione del lavoro nelle Rsa trentine resta una delle principali criticità del sistema di assistenza territoriale alla persona” denuncia la Fenalt evidenziando “una rottura grave e ormai insanabile” nel dialogo con Upipa, responsabile “di un approccio inadeguato alla gestione del personale”. “Chiediamo da tempo risposte chiare sui carichi di lavoro insostenibili, sui turni di riposo revocati per carenza di personale (circa 20mila l’anno) e sul mancato riconoscimento in molte strutture del rientro da riposo, ma Upipa continua a sostenere che 'va bene così'”.
Da qui la richiesta forte che potrebbe cambiare il panorama delle Rsa in Trentino. E' quella di un cambio di passo. “Serve una regia unica sotto l’egida dell’Apss – prosegue Stefani –. Un contratto unico, un solo consiglio di amministrazione, una visione integrata della rete delle Apsp”. Un modo, insomma, per superare l'attuale gestione Upipa.
Sotto accusa anche la mancata erogazione del buono pasto. Secondo i dati Fenalt, infatti, solo il 25% dei lavoratori riesce a fruire dei pasti nelle mense interne. “Il restante 75% – denuncia il sindacato – ne resta escluso a causa dei ritmi di lavoro. Il buono pasto consentirebbe l’uscita e quindi la pausa pranzo. Questo significa che ogni giorno vengono trattenuti 7 euro a operatore, generando un risparmio per le Apsp di circa 4 milioni di euro l’anno. Abbiamo raccolto le firme dei lavoratori coinvolti e siamo pronti a procedere per vie legali: sarà il giudice del lavoro a stabilire chi ha diritto a cosa”.
Non meno rilevante il tema delle indennità notturne. “Due euro e trenta lordi per ora sono una cifra inaccettabile – conclude Stefani –. Il servizio notturno non è sorveglianza passiva, ma presa in carico diretta, residente per residente. È tempo che la politica trovi le risorse necessarie. Abbiamo già chiesto un emendamento alla legge finanziaria e attendiamo segnali chiari”. “Un interlocutore diverso da Upipa” è la richiesta che arriva dal sindacato maggiormente rappresentativo del settore. Una fase nuova che per il sindacato non si può più rinviare.
LA RISPOSTA DI UPIPA
"A lasciare basiti non è tanto il contenuto quanto i toni usati, nel comunicato diffuso in queste ore, da Fenalt: sembra trasparire una volontà esplicita di conflitto" spiegato da Upipa.
L'incontro di ieri mattina, dedicato all'accordo di settore e dove sarebbe avvenuta la rottura, “è solo uno dei momenti di confronto di una trattativa che è tutt’altro che chiusa”. Con i sindacati confederali, il confronto, viene spiegato, è particolarmente intenso e serrato.
“Tutti stanno portando in discussione molte proposte e idee per trovare le migliori soluzioni per i lavoratori. Proprio in un tale contesto sorprende che Fenalt abbia apportato un contributo pressoché nullo, di fatto tacendo quasi sempre”.
“C'è la necessità di continuare con il dialogo e la trattativa che rimane aperta” ha spiegato a il Dolomiti la presidente di Upipa, Michela Chiogna, sottolineando che “si discute senza però battere i pugni sul tavolo attaccando e senza portare a conclusione un discorso”.
In merito all'esodo del personale, Upipa spiega che “non si capisce da quali fonti e quali riferimenti abbia il sindacato: il tema è certamente alla nostra attenzione, tanto da essere stato inserito anche nell’ultima presa di posizione pubblica, apparsa pochi giorni fa su molti media locali”.
Sul tema delle indennità notturne, Upipa “è consapevole che la cifra va modificata, ma perché è bassa? C’è un motivo: all’ultimo rinnovo contrattuale, le parti concordarono di recuperare il potere d’acquisto eroso dall’inflazione. La soluzione fu di aumentare gli stipendi tabellari, dunque le risorse furono dirottate lì: ovvero paghe più alte per tutti a prescindere da altri fattori puntuali. Fenalt in quell’occasione non protestò. Peraltro, anche il tema delle indennità notturne è sul tavolo tuttora aperto e di cui stiamo parlando. Forse Fenalt non se ne è accorto”.
Sui buoni pasto “in aziende dove è presente un servizio di mensa, è stato affrontato molte volte e certo, gradualmente, si individuerà una soluzione idonea alle richieste” ed infine quanto alla legittimazione degli interlocutori, “al tavolo sindacale della contrattazione pubblica, essi sono definiti dalla legge”.
Sull'equiparazione del trattamento economico fra Apss e Apsp, Chiogna ha spiegato che “È un impegno che portiamo avanti da sempre". "Ci aspettiamo l'impegno da parte dell'assessorato di mettere le risorse sufficienti per l'equiparazione. Se non con l'assestamento di bilancio, allora entro fine anno”.













