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Il Trentino diventerà presto arancione? L’analisi di Bassi: “Rischiamo di arrivare a 150 nuovi ricoveri ospedalieri alla settimana”

Ecco perché secondo Davide Bassi, ex rettore di Unitn è “molto probabile” che nelle prossime settimane il Trentino finisca in zona arancione: “Il numero dei nuovi ricoverati tende a crescere ed è quadruplicato nel corso degli ultimi 2 mesi”

Foto grafici Davide Bassi
Di Tiziano Grottolo - 12 gennaio 2022 - 12:43

TRENTO. Sono 150 le persone ricoverate negli ospedali trentini a causa del Sars-Cov-2, di queste 28 si trovano in rianimazione. Numeri che preoccupano anche in vista di un possibile passaggio in zona arancione, anche se, come ha affermato il presidente della Provincia Maurizio Fugatti l’eventuale cambio di colore non avverrà sicuramente questa settimana.

 

“Siamo a 122 ospedalizzazioni nei normali reparti – sottolinea Fugatti – l’arancione arriverà a circa 155 ricoveri, a meno che la situazione non precipiti la classificazione (che viene fatta il venerdì con i dati dei due giorni precedenti) dovrebbe rimanere gialla, nonostante i numeri delle terapie intensive pongano il Trentino in vetta alle classifiche nazionali”. I numeri dei ricoveri in rianimazione del Trentino (così come l’incidenza) sarebbero praticamente da zona rossa. “È ben vero che siamo in cima alle classifiche nazionali – ha commentato Fugatti – ma siamo una provincia piccola e anche numeri ridotti incidono molto sulle percentuali”. Per finire in arancione però occorre sforare tutti e tre i parametri.

 

Ad analizzare la situazione, e anche in parte a rispondere alle dichiarazioni di Fugatti, ci ha pensato l’ex rettore dell’Università di Trento Davide Bassi che da tempo valuta i dati sull’evoluzione della pandemia. “Il Trentino, come altre Regioni si trova a fronteggiare l’impatto sanitario dell’ondata Omicron. Molti si domandano se e quando ci sarà il passaggio verso la zona arancione. Qualcuno si accontenta di non finirci già venerdì prossimo, altri, forse un po’ daltonici (il riferimento è all’assessore del Turismo Failoni ndr), sostengono di essere più vicini alla zona bianca piuttosto che a quella arancione”.

 

Come peraltro ammesso dallo stesso Fugatti, e confermato da Bassi, due dei tre parametri non aiutano il Trentino a rimanere in zona gialla. I contagi infatti sono nell’ordine delle migliaia (oltre 3.000 solo ieri) così l’incidenza schizza alle stelle mentre i ricoveri in terapia intensiva (dati Agenas) sono al 31%. Attualmente i posti letto occupati nei normali reparti ospedalieri si fermano al 24%, quindi 6 punti percentuali al di sotto della soglia che farebbe scattare la zona arancione. “In pratica – sottolinea Bassi – un aumento dei posti letto occupati in area non critica pari a circa 30 unità farebbe scattare il declassamento del Trentino. L’anomalia del rapporto tra i ricoveri in terapia intensiva e i ricoveri totali del Trentino corrisponde a circa doppio rispetto alla media nazionale. Qualcuno ha definito questa anomalia una pura fluttuazione statistica, invocando i numeri ridotti del ‘piccolo Trentino’. Tuttavia, anche tenendo conto delle specifiche dimensiono del Trentino, l’anomalia c’è ed è statisticamente significativa”.

Ma quale potrebbe essere l’evoluzione dei ricoveri da qui alle prossime settimane? Ovviamente Bassi ha avanzato un’ipotesi. “Sappiamo che la variante Omicron tende a provocare contagi meno gravi. Ma avendo a che fare con un numero elevatissimo di contagi, anche assumendo che solo l’1% dei contagiati debba ricorrere a un ricovero ospedaliero, rischiamo di arrivare a 150 nuovi ricoveri ospedalieri alla settimana”

 

Il fatto, osserva sempre l’ex rettore, è che, pur in presenza di ampie fluttuazioni, il numero dei nuovi ricoverati tende a crescere ed è quadruplicato nel corso degli ultimi 2 mesi. La conseguenza diretta è una crescita del numero complessivo dei posti letto occupati perché i pazienti che vengono dimessi sono meno dei nuovi ricoveri. “Per osservare una inversione di tendenza sul numero dei posti letto occupati bisognerà aspettare che cali sensibilmente il numero dei nuovi ricoveri, cosa che potrà avvenire solo dopo un calo significativo dei nuovi contagi. Osservando l’andamento del numero totale dei posti letto occupati nei reparti Covid degli ospedali trentini, si conferma una crescita continua, sia pure con ampie fluttuazioni”.

In altre parole, anche se non immediato, secondo Bassi il passaggio alla zona arancione del Trentino è “molto probabile – a meno che, conclude l’ex rettore – nel frattempo vengano fatti sparire dalle statistiche un bel po’ di pazienti, trasferendo i meno gravi nelle cliniche private oppure spostando, nei conteggi, pazienti da ‘alta intensità’ a terapia intensiva, tanto la soglia di occupazione delle terapie intensive è ormai abbondantemente saltata”.

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