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Belluno
15 dicembre | 11:30

"La responsabilità è collettiva". Arcigay risponde alla sentenza sul caso Cloe Bianco: "Verdetto inaccettabile, ma prevedibile: mancano leggi sull'omotransfobia"

La procura di Belluno ha archiviato il caso sulla professoressa di fisica, trovata morta nel suo camper dato alle fiamme a giugno scorso. Secondo la giustizia non ci sarebbe stata nessuna responsabilità o istigazione al suicidio. Ferrari: "Hanno inciso sicuramente anche le pressioni politiche. In Italia ci sono dei vuoti legislativi"

di Francesca Cristoforetti

BELLUNO. "La responsabilità è collettiva". E' questa la risposta del presidente di Arcigay del Trentino, Shamar Droghetti alla sentenza della Procura di Belluno sul caso Cloe Bianco, la professoressa di fisica, il cui corpo è stato trovato carbonizzato dentro a un camper all'ex miniera dell'Argenteria tra Auronzo e Misurina a giugno scorso. Nessuna responsabilità o istigazione al suicidio, la morte sarebbe stata una libera scelta secondo quanto stabilito dalla giustizia.

 

"E' inaccettabile che ancora non venga riconosciuta nessuna colpa - aggiunge -. Questa è la rappresentazione plastica di quanto manchino delle leggi sull'omobilesbotransfobia, a tutela di tutte queste persone. Anche se risulta esserci un reato è difficile non vedere riconosciuta l'istigazione alla base". La donna, che aveva provato a farsi accettare anche nel suo contesto sociale e lavorativo, era stata allontanata dall'insegnamento dalla scuola dove insegnava a San Donà di Piave. Da tempo era vittima di minacce e violenze in quanto trasngender, come lei stessa riportava nel suo blog.

 

Una sentenza quindi "prevedibile" per Arcigay, "anche se avremmo sperato che la direzione fosse un'altra - dichiara Droghetti -. Ma assenza un supporto concreto non è facile avere delle tutele. Vogliamo ricordare che il livello di stress e ansia provate dalle persone della comunità Lgbtqia+, provocate dalle 'micro-aggressioni' a episodi di violenza anche psicologica, dovute a una non accettazione, diventano poi la base sulla quale si sviluppano poi patologie che possono portare, come in questo caso anche al suicidio".

 

A questo si aggiunge il commento di Eris Ferrari, delegata di Arcigay del Trentino per i diritti delle persone trans: "Questa notizia la apprendiamo con molto dispiacere. È chiaro a chiunque il motivo per cui Cloe Bianco si è suicidata. A incidere sicuramente anche le pressioni politiche, come abbiamo potuto apprendere dalle tristi dichiarazioni dell'assessora della Regione Veneto Elena Donazzan. Tuttora ci sono dei vuoti legislativi in Italia e certi comportamenti non vengono sanzionati. Non è vero che le leggi sono già presenti, come sostengono alcuni politici".

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