L'avventuriero roveretano che nel '700 aiutò i russi a prendere il controllo della Crimea: ecco la storia di Giorgio Baroni Cavalcabò
Da Borgo Sacco, dove nacque nel 1717, Giorgio Baroni Cavalcabò (o “Marchese di Cavalcabò”, come preferiva essere chiamato) arrivò quasi 50 anni dopo alla corte della zarina Caterina II a San Pietroburgo: la sua incredibile biografia è stata ricostruita attentamente da Alessandro Cont, storico e funzionario della Soprintendenza per i beni culturali della Pat

ROVERETO. Riuscì a creare a Malta un punto d'appoggio per le forze navali russe e fu il primo ad avvertire la zarina Caterina II della vittoria nella battaglia di Cesme del 1770, nella quale l'intera flotta ottomana fu distrutta e che portò alla creazione in Crimea di un “territorio cuscinetto” russo, premessa fondamentale per la successiva annessione formale della penisola: ecco la storia dell'avventuriero roveretano Giorgio Baroni Cavalcabò. Una storia che, mentre le tensioni tra Russia e Ucraina (nate nel 2014 anche a causa dell'annessione della Crimea da parte della Russia) sono oggi altissime (Qui Articolo), crea incredibilmente un collegamento storico tra le ragioni del conflitto odierno e le avventure del “Marchese” roveretano.
La biografia del “Marchese di Cavalcabò” (così preferiva infatti essere chiamato) è stata ricostruita attentamente da Alessandro Cont, storico e funzionario della Soprintendenza per i beni culturali della Pat: “Giorgio Baroni Cavalcabò nacque a Borgo Sacco nel 1717. Negli anni riuscì a diventare il primo gentiluomo (una sorta, potremmo dire, di “gigolò”) della nipote ed erede universale del genio militare Eugenio di Savoia, a Vienna”. Nella capitale austriaca il roveretano visse nel favoloso Castello del Belvedere, poi diventò governatore dei giovani figli del principe Dietrichstein, ma finì in disgrazia a causa di alcune rivendicazioni avanzate su presunte eredità nell'area di Mantova.
“A quel punto – continua Cont – il roveretano chiese protezione a Federico II di Prussia, senza però trovare incarichi stabili. Nel 1766 quindi si stabilì a San Pietroburgo, dove grazie al suo fascino e charme conquistò l'amante della zarina Caterina II. Nel 1767 ottenne la nobiltà russa”. Nel contesto europeo dell'epoca, i movimenti dell'avventuriero roveretano arrivarono a ridosso del conflitto che tra il 1768 e il 1774 ha interessato l'Impero ottomano e la Russia, ed è proprio nel “Marchese di Cavalcabò” che la zarina individuò l'uomo giusto da inviare a Malta, dove Caterina II puntava ad instaurare un punto di appoggio per le proprie forze navali per schiacciare la flotta ottomana.
“Lui partì nel 1769 – precisa Cont – insieme alle navi da guerra russe che per la prima volta oltrepassarono lo stretto di Gibilterra e navigarono nel Mediterraneo. Una volta arrivato a Malta, grazie al suo charme e alle sue grandi capacità, riuscì a creare una base di rifornimento e approvvigionamento per le forze russe, con il tacito assenso delle autorità dell'isola, i Cavalieri di Malta”. Un passaggio fondamentale per la vittoria delle forze di Caterina II nella battaglia navale di Cesme del 1770, che portò alla distruzione della flotta ottomana. Il roveretano, come detto, fu il primo a trasmettere ufficialmente la notizia alla zarina. “Una delle principali conseguenze della sconfitta ottomana nel conflitto – spiega Cont – è stata l'indipendenza stabilita per il Khanato tartaro di Crimea rispetto alla Sublime Porta, premessa per la successiva annessione russa".
Dopo le sue imprese a Malta (dove, tra l'altro, prese parte ad una congiura che avrebbe dovuto eliminare i cavalieri di Malta dall'isola ed instaurare un protettorato russo), il “Marchese di Cavalcabò” si trasferì a Parigi ricevendo dalla zarina una pensione annua di 1000 rubli per il resto della vita. “Anche nella capitale francese continuarono le avventure del roveretano – conclude Cont – che si imbarcò in una serie di speculazioni finanziarie e scandali di varia natura. Incredibile poi come riuscì, barcamenandosi tra la Francia e la Russia, a passare indenne tutto il periodo della Rivoluzione francese, per poi morire nel 1799 a Parigi dopo una lunga vita”.
La biografia scritta da Cont non è in commercio, ma è messa a disposizione gratuitamente a questo link.


















