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Lupo, per Fugatti è un ''problema di sicurezza pubblica'' mentre è un problema di politica pubblica: se avesse potuto sparare, il presidente, chi avrebbe ucciso?

La questione lupo ciclicamente riemerge nel dibattito pubblico all'indomani di predazioni (praticamente sempre evitabili). Questa volta ha perso la vita un cane da caccia che il suo padrone non ha tenuto al guinzaglio e non è stato in grado di condurre e la risposta del presidente Fugatti (che fino a qualche mese prima di diventare presidente era convinto che i lupi sarebbero stati reintrodotti da qualcuno sulle nostre montagne) è stata la solita: convocare il comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza. Eppure non può essere questo il modo di affrontare la questione a meno che non si decida per lo sterminio totale

Di Luca Pianesi - 19 January 2022 - 16:51

TRENTO. ''Un problema di sicurezza pubblica''. Queste le parole usate dal presidente Fugatti per descrivere la questione lupo al termine dell'incontro avvenuto questa mattina con il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica. Un incontro, come al solito, annunciato in pompa magna e che poi si è ridotto al prendere atto di quanto accaduto anche perché la soluzione del problema non è certo in campo al commissario del Governo o del prefetto o delle forze dell'ordine.

 

La soluzione del problema è, invece, tutta in mano alla politica e alle amministrazioni che dovrebbero scendere in campo in maniera seria facendo informazione e imponendo i giusti comportamenti alla cittadinanza. Ma certo non è questa la classe politica che potrà affrontare la questione in maniera seria e razionale se si pensa che fino a pochi anni mesi prima di diventare presidente, Fugatti in consiglio provinciale definiva una ''barzelletta'' e una ''storiella'' il fatto, acclarato da tutti, studiato, analizzato, raccontato in ogni dove e messo in discussione giusto da quelli che si bevono le fake più fake che circolano sull'argomento, che il lupo sia tornato da solo sulle nostre montagne e non sia stato ''portato qui'' da nessuno o ''paracadutato'' come crede qualche boccalone. 

 

 

 

 

 

Ma finché si lavora a costruire la paura nelle persone e poi si ''lucra'' elettoralmente parlando su questa paura difficilmente si potrà sperare che la questione venga affrontata in maniera concreta. Fugatti e la sua giunta da quando sono stati eletti non hanno fatto nulla se non chiedere, ad ogni episodio che emotivamente ha riacceso il dibattito sulle predazioni, di poter uccidere il lupo. Il fatto avvenuto a Folgaria qualche giorno fa, con un cucciolone di cane da caccia lasciato libero dal suo padrone, corso nel bosco lontano dalla vista del suo amico umano e finito in mezzo a un branco di 7 lupi che lo hanno ucciso, per ragioni che in natura sono da considerarsi più che normali (difesa del territorio, protezione di una preda che forse i lupi stavano consumando, aggressività manifestata) sicuramente era l'episodio emotivamente più facile da cavalcare politicamente.

 

Ma nei fatti la responsabilità dell'accaduto, purtroppo, è tutta nell'essere umano che non rispettando le leggi degli uomini (quelle che dicono che il cane deve stare al guinzaglio anche nel bosco altrimenti può disturbare la fauna selvatica arrecandole danno, magari attaccandola, come spesso accade con ungulati o altri selvatici uccisi dai cani per istinto predatorio o finendo per essere sopraffatto dai pochi che in natura lo possono fare: il lupo, l'orso, magari una vipera) ha esposto al rischio il suo amico a quattro zampe. L'altro cane che aveva con lui, invece, lo ha protetto tenendolo al guinzaglio e infatti è tornato a casa con il suo padrone.

 

Più facile, però, per la politica gridare ''al lupo!al lupo!'' e dire che è la natura che va piegata ai capricci degli uomini che chiedere a quegli stessi uomini di usare il cervello (in quanto tali) e sforzarsi a informarli, prepararli, attrezzarli per convivere con i grandi carnivori (oltre che con tutti gli altri selvatici, tra l'altro).

 

E così ecco per l'ennesima volta ai cittadini si rifila la ''storiella'' o ''barzelletta'' della richiesta di poter sparare. A chi, non si sa. Potendo sparare, in questo caso il presidente Fugatti cosa avrebbe fatto? Avrebbe fatto sterminare il branco di 7 lupi che ha ucciso il cane? Ma erano davvero 7 o magari c'era qualche altro esemplare più nascosto e allora vai a rintracciare anche quello e sterminalo a sua volta perché guardava? Oppure si decide che in un caso del genere si spara al maschio Alfa? O alla femmina Alfa? O a entrambi e così il branco resta senza guida e come qualsiasi studio in materia insegna si peggiora la situazione sotto tutti i punti di vista? E sterminato tutto il branco e anche quelli che, se c'erano, guardavano e non hanno fatto niente per evitare l'aggressione, cosa si farà con i lupi che torneranno a popolare quell'area rimasta libera?

 

Già perché al di là delle convinzioni del presidente Fugatti i lupi si spostano, conquistano territori, e colonizzano quelli rimasti ''sguarniti'' quindi o si decide per lo sterminio totale, cercando di estinguerli (fortunatamente impossibile), oppure bisognerà imparare a conviverci, mettendo in campo i comportamenti appropriati nella consapevolezza che, come per qualsiasi fatto della vita, il rischio zero non c'è mai, ma le strategie per evitare le predazioni degli animali da pascolo e quelle per evitare che il nostro cane finisca per allontanarsi dal nostro controllo e si metta nei guai da solo ci sono eccome.

 

Insomma sarebbe bello che la questione venisse affrontata con esperti, scienziati, docenti e gli amministratori dei territori e non con il commissario del governo e il prefetto e i vertici delle forze di polizia territoriali, come avvenuto oggi. Ma come si dice, ''il lupo perde il pelo ma non il vizio'' e anche questa volta il problema è stato semplicemente spostato un po' più in là nel tempo ma intanto un po' di paura è stata seminata nella cittadinanza e l'obiettivo, anche questa volta, è stato centrato.

 

 

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