Scuola, via libera all'accordo sul contratto per 7 mila docenti trentini. Salta il tavolo per il rinnovo di infanzia, personale Ata, assistenti e insegnanti delle professionali
Da un lato il risultato di essere arrivati ad un accordo dall'altro la preoccupazione per il futuro. Flc Cgil, Cisl Scuola e Satos hanno abbandonato il tavolo di confronto in Apran giudicando irricevibile la proposta della Provincia di vincolare ad una valutazione del personale il gradone retributivo, cioè le progressioni di carriera

TRENTO. Da un lato la notizia di essere arrivati all'accordo sul contratto per 7 mila docenti trentini ma dall'altro la preoccupazione per il futuro e sopratutto un altro tavolo che è saltato: quello per il rinnovo del controllo per l'infanzia, il personale Ata, assistenti educatori e insegnanti delle professioanali mettendo a rischio gli aumenti per 5 mila lavoratori.
E' questa la situazione fotografata dai sindacati ad oggi sui rinnovi contrattuali nel comparto scuola.
IL RINNOVO
Con tre anni di ritardo e sotto la spinta dell’accordo raggiunto a livello nazionale è stata trovata finalmente un’intesa nelle scorse ore per il rinnovo del contratto dei docenti della scuola trentina a carattere statale, vale a dire primaria, secondaria di primo e secondo
grado per un totale di 7 mila lavoratrici e lavoratori.
L’intesa porterà agli insegnanti un aumento del 4,2%, identico a quello deliberato a Roma e gli arretrati 2019-2021. “Come a livello nazionale anche in Trentino questo dovrà essere solo un anticipo. Il contratto non è ancora chiuso. La nostra richiesta, in linea con tutto il comparto provinciale, è un incremento tabellare del 5% almeno e la rivalutazione dell'assegno provinciale. E su questo non intendiamo mollare la presa, per questo motivo abbiamo chiesto che le risorse che residuano dall'applicazione dell'accordo uno 0,8%, siano destinate o all'aumento tabellare così da raggiungere immediatamente il 5% oppure all'implementazione dell'assegno colonna B o assegno di flessibilità, in modo da raggiungere ugualmente aumento complessivo del 5%” hanno affermato a margine dell’incontro in Apran Cinzia Mazzacca, Monica Bolognani e Paolo Cappelli segretari provinciali di Flc Cgil, Cisl Scuola e Gilda degli insegnanti.
Un accordo quello appena sottoscritto che è arrivato dopo una serie di proteste e mobilitazioni che sono state rese necessarie per arrivare a questo punto. I sindacati non nascondono la preoccupazione per il rinnovo del prossimo triennio, 2022-2024. “La giunta provinciale non ha stanziato un euro in questa legge di stabilità per i nuovi rinnovi e non è pensabile che i tavoli contrattuali si aprano con tre anni di ritardo. I lavoratori di tutti i comparti, scuola compresa, soffrono per il carovita e l’inflazione quasi al 12%. Ignorare l’emergenza salariale è molto rischioso”, aggiungono le due segretarie.
SALTA IL TAVOLO
Se un tavolo contrattuale si chiude un altro, però, rischia di saltare e ben 5mila lavoratrici e lavoratori, insegnanti della scuola dell’infanzia provinciale ed equiparata, personale Ata e assistenti educatori, coordinatori pedagogici e docenti della scuola professionale provinciale e paritaria, restano di restare senza rinnovo contrattuale.
Flc Cgil, Cisl Scuola e Satos hanno abbandonato il tavolo di confronto in Apran giudicando irricevibile la proposta della Provincia di vincolare ad una valutazione del personale il gradone retributivo, cioè le progressioni di carriera.
“E’ una proposta inaccettabile e lesiva della dignità di una categoria di lavoratrici e lavoratori i quali quotidianamente si impegnano nel proprio lavoro, senza avere gli stessi diritti dei colleghi operanti nella scuola statale, insomma trattati come “figli di un dio minore” – accusano Mazzacca, Bolognani ed Ennio Montefusco di Satos -. Da tempo ci battiamo per dare pari dignità ai contratti del comparto scuola e quindi rendere automatiche le progressioni come previste per i docenti della scuola a carattere statale e per tutto il personale scolastico nel resto d’Italia. Questo è un colpo basso inaccettabile, che non si giustifica con la paura del ricorso in Corte costituzionale”.
I sindacati sollecitano la responsabilità politica del presidente Fugatti. “Se si avvalla questo disegno si ammette che nella scuola trentina ci sono lavoratori di serie A e lavoratori di serie B. Sarebbe un tornare indietro gravissimo”. Anche per questa ragione le tre sigle sindacali chiedono alla Giunta di tornare sui propri passi e rivedere il mandato di Apran su questo punto. “Senza una marcia indietro siamo pronti a mobilitare le lavoratrici e i lavoratori che attendono da tre anni il rinnovo contrattuale. Lo stesso rinnovo che i loro colleghi nel resto d’Italia troveranno in busta paga a dicembre”.














