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| 04 mar 2022 | 16:48

Ucraina, il rettore Deflorian: ''Stop ai rapporti con Mosca ma studio della cultura russa va avanti''. E sul conflitto: ''Nessuno può escludere un'estensione ai Paesi baltici''

Gli studenti dell'Ateneo trentino presenti a San Pietroburgo sono stati invitati a rientrare in Italia. L'Università  si sta muovendo anche per fornire accoglienza a docenti, ricercatori e studenti ucraini che chiedono aiuto. Deflorian: '' Non abbiamo garanzie che dopo l'Ucraina non ci possa essere un'estensione del conflitto anche a Paesi baltici ma questo comporterebbe automaticamente una risposta della Nato"

Ucraina, il rettore Deflorian: Stop ai rapporti con Mosca ma studio della cultura russa va avanti''

TRENTO. “Nessuno può al momento escludere che questo conflitto coinvolga altri Paesi, come quelli baltici. E' uno scenario drammatico. Da parte nostra condanniamo la guerra e abbiamo deciso di congelare i rapporti con le istituzioni di Mosca”. L'Università di Trento  nelle scorse ore ha bloccato i rapporti istituzionalizzati con gli enti di ricerca e le università russe. Un passo simbolico in una situazione drammatica che vede migliaia di cittadini ucraini costretti a lasciare la propria terra a causa dei bombardamenti russi che stanno dilaniando le città.

 

Non abbiamo garanzie che dopo l'Ucraina non ci possa essere un'estensione del conflitto” ha spiegato il rettore dell'Università di Trento, Flavio Deflorian che in queste ore è in contatto con la Provincia di Trento, il Comune e con il Ministero dell'Università per offrire il proprio sostegno a docenti, ricercatori e studenti che cercano aiuto.

 

Rettore Deflorian, la violenza di questo conflitto non sembra diminuire. L'Università di Trento ha deciso di chiudere i rapporti con la Russia e si è messa in contatto con gli studenti che si trovano a San Pietroburgo per il rientro.

In questo momento non so trovare l'aggettivo per descrivere la situazione. Sono sconvolto da quello che sta accadendo in una nazione come l'Ucraina che fa parte dell'Europa. Mai ci saremmo aspettati di dover assistere a situazioni di questo tipo. Il dramma che sta attraversando il popolo ucraino e i rischi di escalation e anche di incidenti come quello che abbiamo visto questa notte alla centrale nucleare ci fanno temere.

 

E' una situazione che deve preoccupare tutti e che ci deve vedere uniti nel cercare di scongiurare un ulteriore ampliamento del conflitto. Purtroppo in questo momento il popolo ucraino sta pagando il prezzo più alto e in qualche modo testimonia una volontà di libertà che in realtà è una libertà che è patrimonio di tutta l'Europa.

 

Anche il popolo russo pagherà un prezzo purtroppo per le sanzioni, l'isolamento, l'embargo di cui è già sottoposto. Pagherà la gente comune le scelte dei loro governanti che naturalmente molti non condividono. E' una tragedia che nessuno poteva immaginare nel 2022 e purtroppo non vediamo all'orizzonte facili soluzioni.

 

Da parte nostra abbiamo voluto come Università esprimere chiaramente il nostro pensiero che non è è solo di contrarietà alla guerra ma è anche di chiarire chi è l'aggressore e chi è l'aggredito. Da questo punto di vista faremo la nostra parte nel tenere aperti i canali di comunicazione culturale e scientifica con tutti ma soprattutto di dare aiuto alla popolazione che in questo momento sta soffrendo.

 

Il segretario di Stato Usa Antony Blinken ha affermato: "La Nato è un'alleanza difensiva, noi non cerchiamo il conflitto. Ma se il conflitto viene da noi saremo pronti". Lei crede che ad un certo punto verranno lasciate da parte le sanzioni e si arriverà ad un conflitto militare?

Spero ancora che sia uno scenario da escludere quello di un intervento militare europeo. Ma avevamo escluso anche un'invasione dell'Ucraina. Difficile ora essere credibili nell'escludere anche scenari più foschi.

 

La Nato non può che dare quella risposta. Non abbiamo garanzie che dopo l'Ucraina non ci possa essere l'estensione del conflitto. Anche a Paesi baltici e questo comporterebbe automaticamente una risposta della Nato. Ad oggi le sanzioni sono una strada necessaria. Il conflitto armato comporta vittime ma è bene chiare che non è che le sanzioni non abbiano un prezzo che pagheremo tutti noi. E' ovvio che porteranno grossi problemi economici. Non possiamo pensare di contrastare la Russia anche sul piano economico per costringerla ad un atteggiamento diverso senza pagarne un prezzo.

Lo pagheremo e sarà caro da un punto di vista della nostra economia, ma credo sempre preferibile rispetto al trovarci davanti ad una escalation della guerra.

 

Quale scenario potrebbe esserci in questo conflitto?

Uno degli scenari possibili e che si concretizzi un'azione interna alla Federazione russa anche a livello politico e questo sotto la spinta da una situazione economica drammatica anche per gli stessi russi. In queste ore abbiamo visto l'accordo per dei canali umanitari grazie il dialogo che si è portato avanti. Una situazione, però, che assomiglia molto a quello che è successo a Aleppo e Groznyj, in Siria e Cecenia, dove l'allontanamento delle persone dalle città era stato il passo che precedeva un attacco massiccio non potendo essere più considerate obiettivi civili avendo evacuato la popolazione. Tutto questo credo permetterà a Putin di alzare il livello dello scontro militare.

 

L'Università Bicocca aveva sospeso addirittura il corso su Dostoevskij.

Il nostro stop ai rapporti con università e centri di ricerca russi non vuole certamente bloccare o ostacolare le relazioni culturali, scientifiche e di ricerca che ci sono fra colleghi e colleghe, ricercatori e docenti che manteniamo e vogliamo ripromuovere. Non cancelleremo di certo seminari o altro anzi il mio obiettivo è quello di potenziare l'insegnamento della cultura russa. Ma in questo momento con le istituzioni russe dobbiamo dare uno stop ai rapporti.

 

Quanti sono gli studenti dell'ateneo trentino che si trovano in Russia?

Ci sono quattro studenti che si trovano a San Pietroburgo. Noi abbiamo suggerito a loro di rientrare e stanno facendo le loro valutazioni. Non è semplice.

 

In tema di accoglienza come vi state muovendo?

In questo momento stiamo monitorando la situazione. Noi abbiamo due canali per accogliere le istanze. Da una parte i rapporti con le istituzioni locali e dall'altro attraverso quelli interni di colleghe e colleghi che hanno contatti con l'Ucraina. Ci sono richieste di ricercatori, docenti e studenti che chiedono di essere accolti. C'è lo sforzo a livello di Ministero, ma anche di tutta la comunità accademia per arrivare anche a derogare alcune regole come quelle inerenti alle immatricolazioni oppure ai numeri programmati. L'importante è evitare azioni scoordinate.

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