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| 10 nov 2023 | 05:01

A scuola sempre più banchi vuoti, dagli 11 alunni alle primarie di San Martino di Castrozza ai 6 bimbi di Luserna: il Trentino alle prese con il calo demografico

Secondo l'analisi che è stata fatta da 'Tuttoscuola' a livello nazionale, elaborata su dati ufficiali pubblicati sul sito del ministero dell'Istruzione e del Merito, in Italia sono state sbarrate le porte di oltre 2.600 scuole, solo nel segmento delle scuole dell'infanzia e primaria. In Trentino fino ad oggi per evitare la chiusura delle scuole o la riduzione delle sezioni si è scelto di puntare sulle pluriclassi o sulla responsabilizzazione delle comunità: rimane il nodo dei docenti e l'alto turn - over

TRENTO. Alla scuola primaria "Zanetel" di San Martino di Castrozza 11 alunni (8 lo scorso anno), a quelle di Capriana e Terragnolo 14. A Passo del Tonale gli alunni iscritti sono 18. E poi ci sono le scuole d'infanzia con meno di 10 bambini. A Masi di Cavalese 9 bambini, a Ruffrè 7 bambini, a Ranzo, Cavedago e Luserna 6 bambini. Le tante culle vuote a cui abbiamo assistito negli ultimi anni, sono diventate banchi vuoti. 

 

“In questi anni il calo è arrivato” conferma Mirko Bisesti, assessore provinciale all'Istruzione nell'ultima legislatura. “Cinque anni fa – ci spiega – si poteva avvertire nelle scuole d'infanzia ma ora siamo arrivati a vederlo anche alle elementari”. La denatalità è come un'ombra che si sta allungando sempre di più.

 

Secondo l'analisi che è stata fatta da Tuttoscuola a livello nazionale, elaborata su dati ufficiali pubblicati sul sito del ministero dell'Istruzione e del Merito, in Italia sono state sbarrate le porte di oltre 2.600 scuole, solo nel segmento delle scuole dell'infanzia e primaria (alunni tra 3 e 11 anni). E nei prossimi cinque anni si può stimare che ne chiuderanno almeno altre 1.200, tra statali e paritarie.

 

Un fenomeno dagli effetti ancora più accentuati per quanto riguarda le scuole di montagna che si trovano a fare i conti non solo con il calo delle nascite e conseguentemente degli iscritti ma anche con le difficoltà inerenti il corpo docenti e all'importante turn-over che si sta verificando.

 

In Trentino, fino ad oggi, l'impegno è stato quello di arginare il più possibile questo problema. Lo si è fatto con la creazione nelle primarie di pluriclassi in piccoli plessi scolastici dove convivono studenti di prima, seconda e terza elementare e cercando di responsabilizzare la comunità. Fino a questo si potrà seguire questo percorso nessuno lo può sapere. L'unica cosa certa sembra essere, però, il grafico di calo delle nascite.

 

“In questi ultimi cinque anni – ci spiega Bisesti – tutte le iniziative che sono state messe in campo hanno avuto come obiettivo quello di mantenere le sezioni dove il calo delle nascite si avvertiva. Certamente un impegno economico importante ma è sempre stato visto come un investimento nel quale credevamo. Tutto questo facendo un patto chiaro con la comunità interessata: la Provincia investe ma ci deve prima di tutto essere l'attenzione della comunità che si traduce con l'attenzione dei genitori di iscrivere i propri figli in quella scuola”.

 

Il rischio è quello di un 'gatto che si morde la coda'. In alcune zone il calo delle iscrizioni in una scuola, a causa dei pochi nati, ha portato le famiglie a prediligere strutture più grandi, rischiando in questo modo di rendere vano l'impegno economico per mantenere aperta la scuola di paese, un presidio educativo importante. “E' comprensibile che possa avvenire questo – chiarisce Bisesti – ma se viene fatto un investimento sulla comunità i primi a crederci devono essere gli stessi abitanti. Questo ha finanzionato in tante zone ed ha portato diverse scuole a connotarsi con progettualità che stanno funzionando molto bene”.

 

Fra le scuole che stanno affrontando il calo demografico c'è l'Istituto comprensivo Mezzolombardo e Paganella che è formato da sei plessi scolastici e quattro si trovano in paesi definiti di montagna: Spormaggiore, Andalo, Fai della Paganella e Molveno.

 

“Un istituto come il nostro – spiega la dirigente Casna - è molto grande, va dalla Piana Rotaliana all'Altopiano della Paganella e coglie diversi aspetti dal punto di vista sociale ed economico oltre a rappresentare realtà molto diverse fra di loro. Chiaramente una delle particolarità è quella di avere dei plessi nelle zone di montagna e stiamo parlando di zone con una importante vocazione turistica e quindi con una presenza alta di turisti ma con scuole che risentono di numeri esigui per quanto riguarda alunni che sono all'interno della comunità”. Si va da Molveno a Fai della Paganella dove nonostante l'importanza di essere centri turistici, la popolazione residente è bassa. “Le scuole che presidiano questi territori – spiega Casna – si connotano da numeri esigui. Garantire anche qui un servizio diventa importante perché la scuola è un presidio culturale e sociale”.

 

Le soluzioni messe in campo sono quelle di tipo organizzativo con la creazione di pluriclassi che permettono, nonostante i pochi studenti, una didattica di alta qualità. “Le scuole anche in queste comunità sono sempre molto vivaci – spiega la dirigente - e va anche detto che queste realtà sono molto affezionate alla propria scuola, creano rete e c'è un impegno importante della comunità”

 

Il tema docenti è quello che maggiormente preoccupa e la cui soluzione è più complicata.

 

“Per un aspirante docente – spiega la dirigente 'Istituto comprensivo Mezzolombardo e Paganella - c'è la questione logistica e di trasporto. Alcune scuole di montagna devono essere raggiunte in macchina perchè i servizi di trasporto non sono coerenti con gli orari di lavoro. Tutti aspetti che scoraggiano il docente e anche noi abbiamo avuto alcune volte delle difficoltà a coprire alcune posizioni”. Una situazione che ulteriormente accentua anche il turn-over dei docenti nonostante l'impegno sia quello di distribuire dei docenti di ruolo in tutti i plessi.

 

Sul mantenimento dell'apertura di una scuola le variabili in gioco sono quindi molte. Lo sa bene Paolo Pendenza presidente dell'associazione nazionale presidi in Trentino. Non manca anche sul nostro territorio le sezioni rimaste aperte nonostante i numeri, stabiliti dalla normativa, non fossero sufficienti. “La politica seguita dalla Pat è stata quella di mantenere anche i piccoli plessi inserendo le pluriclassi anche se giustamente c'è un limite. E' difficile fare oggi previsioni su come sarà il futuro: molto dipende dai genitori e dalle scelte che faranno per i loro figli ed è per questo che si punta a responsbalizzare le comunità”.

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