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| 02 set 2023 | 08:36

Natalità in calo e diminuiscono gli studenti, i presidi: "Si rischia la chiusura di alcune scuole e la politica deve giocare d'anticipo: i piccoli istituti sono un valore importante oltre l'educazione"

Gli iscritti alle scuole dell'infanzia sono in calo e questo trend arriva a riflettersi sul numero di alunni negli istituti superiori. Il presidente dell'associazione nazionale presidi del Trentino, Paolo Pendenza: "Meno studenti non dovrà significare assolutamente meno risorse e su questo la politica non dovrà assolutamente sbagliare e non possono esserci ritardi o fraintendimenti"

Natalità in calo e diminuiscono gli studenti, i presidi: Si rischia la chiusura di alcune scuole e la politica deve giocare

TRENTO. Gli iscritti alle scuole dell’infanzia di oggi saranno gli studenti del domani. E, inevitabilmente, il continuo calo delle iscrizioni (meno 1,79% quest’anno, ma la tendenza è questa ormai da tempo - qui articolo) si rifletterà nel prossimo periodo sul numero di studenti delle scuole dell’obbligo e degli istituti superiori. Meno allievi significherà, inevitabilmente, meno classi, forse addirittura meno sezioni e, nelle realtà periferiche, quelle che in buona sostanza servono territori più circoscritti, si potrebbe arrivare addirittura a procedere con accorpamenti e chiusure.

 

Le culle vuote diventano i banchi vuoti. Negli ultimi 10 anni in Italia sono stati già chiusi 2.600 istituti nel segmento infanzia e primaria. E iniziano a esserci le ripercussioni anche a livello superiore, l'onda della denatalità comincia a farsi sentire negli istituti di secondo grado e cambia anche il volto dell'istruzione. E gli impatti rischiano di allargarsi agli edifici scolastici tra aule che non vengono utilizzate mentre docenti e personale scolastico che potrebbero diventare in esubero.

 

“Il calo della natalità è un dato costante da diversi anni a questa parte - commenta Paolo Pendenza, presidente dell’Associazione nazionale presidi del Trentino - e, ovviamente con questa tendenza deve e dovrà fare obbligatoriamente i conti anche il mondo scolastico. Senza voler essere allarmisti bisogna pensare che questo potrebbe portare all’accorpamento di plessi scolastici o, in taluni casi, anche a chiusure. In tal senso il ragionamento politico dovrà anticipare gli eventi, perché molto spesso le scuole di piccole dimensioni rappresentano sul proprio territorio un valore che va oltre l’aspetto educativo - formativo e un punto di riferimento fondamentale”.

 

Cambiano (calano) i numeri e, dunque, dovrà cambiare anche la scuola. “Partiamo da un assunto indiscutibile - evidenzia Pendenza - il mondo è cambiato, la società è cambiata perché, ovviamente, sono cambiate le persone. In questo contesto anche la scuola deve cambiare per essere sempre più efficace nel rispondere alle esigenze di ragazze e ragazzi che devono confrontarsi e inserirsi nella realtà che li circonda. Non è un’opzione, ma un obbligo. Si deve partire il prima possibile perché questi processi non sono immediati”.

 

In concreto, in cosa dovrebbe modificarsi il sistema scolastico per restare “al passo con i tempi” in questa situazione incerta? “Meno studenti non dovrà significare assolutamente meno risorse e su questo la politica non dovrà assolutamente sbagliare e non possono esserci ritardi o fraintendimenti. Con un minor numero d’iscritti le risorse pro studente aumenterebbero e andrebbero impiegate per migliorare il percorso formativo dei docenti. Penso, ad esempio, come accade già in altri Paesi europei, a un percorso d’apprendimento svolto 'sul campo' per permettere agli insegnanti di fresca nomina di essere affiancati a docenti più esperti, per dare loro l’opportunità  d’imparare la professione non più solamente in linea teorica, ma con un percorso anche pratico a stretto contatto con gli studenti. Questo permetterebbe di aumentare notevolmente la qualità dei docenti e, conseguentemente, anche della proposta educativo - scolastica", conclude Pendenza.

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