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Trento
24 novembre | 20:20

“Abbattuti 127 capi su 180 per il 2023”: l’aggiornamento della Pat sul ‘piano di controllo del cervo’ nel Parco dello Stelvio. Ecco i dati

L’attività ha preso il via il 7 novembre scorso (anche se il piano di controllo sarebbe dovuto partire già nel 2022). Il piano è quinquennale è nel primo biennio, avevano spiegato le autorità, si punta a prelevare un totale di 100-180 esemplari

“Abbattuti 127 capi su 180 per il 2023”: l’aggiornamento della Pat sul ‘piano di controllo del cervo’ nel Parco dello Stelvio

TRENTO. “Ridurre la perdita di biodiversità determinata dall’elevata densità della popolazione animale e lavorare per un migliore equilibrio e coesistenza tra ecosistemi e attività umane”. È questo, spiegano le autorità della Pat, l’obiettivo del piano quinquennale di ‘controllo’ (e quindi di abbattimento) del cervo nel territorio del Parco nazionale dello Stelvio (Qui Articolo). Un piano articolato, come detto, in cinque anni e che prevede per il primo biennio un prelievo annuale tra le 100 e le 180 unità. E dopo l’avvio il 7 novembre scorso (anche se il piano sarebbe dovuto partire già nel 2022) l’attività nel parco, dice la Pat, è entrata ormai “a regime”.

 

“Il Piano – scrive Piazza Dante – prevede come noto per il 2023 il prelievo di 180 esemplari (il massimo, quindi, rispetto alle stime riportate in precedenza ndr). Ad oggi nel territorio del Parco sono stati abbattuti 127 capi: nel comune di Rabbi il prelievo è stato di 60 capi, dei 72 previsti. A Peio invece, anche in ragione delle diverse caratteristiche morfologiche delle aree, si è a poco più di metà con 67 capi prelevati sui 108 previsti”.

 

Una delibera della Giunta provinciale, continuano le autorità, che ha approvato ieri alcune specificazioni al Regolamento, prevede che nell’area a ridosso del centro abitato di Peio ad intervenire siano ora gli agenti del Corpo forestale trentino. “L’obiettivo del piano – ribadisce la Pat – è quello di mitigare e ridurre gli squilibri ecologici provocati dalla sovrabbondanza di questa specie, in particolare i problemi causati agli altri ungulati, come il camoscio e il capriolo, ma anche al patrimonio forestale e prativo. Piani analoghi sono stati da tempo realizzati nei settori altoatesino e lombardo del Parco nazionale dello Stelvio”.

 

Nel dettaglio “la realizzazione del Piano procede regolarmente così come il sistema di monitoraggio e raccolta dati, che consentirà di fornire alla fine di ogni anno di attività un bilancio complessivo rispetto ai risultati e agli effetti. Concorrono alla realizzazione dell'intervento diversi soggetti: il Servizio Sviluppo sostenibile e aree protette della Provincia e in particolare il suo Ufficio di gestione del Parco Nazionale dello Stelvio per la cura scientifica, la parte organizzativa e operativa, il Corpo forestale trentino e nello specifico le Stazioni forestali di Peio e di Rabbi per l'attività di vigilanza, l'Associazione cacciatori trentini, con i cacciatori iscritti alle sezioni della Val di Sole che hanno preso parte al percorso di formazione messo a punto dall’Accademia ambiente foreste e fauna della Fondazione Edmund Mach per l’ottenimento della qualifica di ‘coadiuvante alle attività di controllo del cervo’”.

 

Per il 2023 la conclusione del piano è prevista il 23 dicembre. Sulla base delle proiezioni effettuate, proseguirà anche in futuro per 5 anni complessivi “fino al raggiungimento del risultato previsto, il contenimento della popolazione di cervi e i connessi impatti sull’ecosistema”. Nel territorio di riferimento, nel periodo estivo e autunnale, si muove una cifra di individui variabile dalle 1000 alle 2000 unità e per la Provincia le criticità sono in particolare il carico da morso per brucamento sul patrimonio forestale (le gemme delle piantine di rinnovazione); la semplificazione e riduzione dello strato arbustivo e del sottobosco nelle aree di forte concentrazione invernale con gli effetti a cascata sulla biodiversità forestale; gli impatti sui prati a sfalcio, su cui il cervo si alimenta nei mesi primaverili (che causano ammanchi di fieno di circa il 20-30%) e i fenomeni di competizione con il camoscio e il capriolo, che hanno visto una significativa riduzione di queste specie a favore del cervo. Il piano come detto sarebbe dovuto partire l’anno scorso, poi i tempi si sono allungati per completare gli aspetti tecnici di pianificazione, sottoposti al parere di Ispra e all’autorizzazione del Ministero per la Transizione Ecologica.

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