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| 25 feb 2023 | 13:08

Chiusura del ciclo dei rifiuti in Trentino, le Acli: “Puntare sul gassificatore e rafforzare la raccolta differenziata”

Il presidente delle Acli trentine Luca Oliver interviene sul tema spingendo da una parte sul rafforzamento della raccolta differenziata e dall'altra sull'approfondimento “di soluzioni tecniche in grado di ridurre al minimo l'impatto per la popolazione e, tra queste, quella del gassificatore”

Chiusura del ciclo dei rifiuti in Trentino, le Acli: “Puntare sul gassificatore e rafforzare la raccolta differenziata”

TRENTO. “La chiusura del ciclo dei rifiuti rappresenta un obiettivo e un impegno di civiltà che l'Autonomia trentina non può disattendere: bisogna rafforzare la raccolta differenziata e puntare sul gassificatore”. Sono queste le parole con le quali il presidente delle Acli Trentine Luca Oliver interviene sul tema della gestione dei rifiuti in Provincia, mentre proprio nella giornata di ieri l'assessore all'Ambiente Mario Tonina è tornato a ribadire come per le autorità la soluzione sia rappresentata dalla realizzazione di un impianto per lo smaltimento del residuo prodotto sul territorio provinciale (Qui Articolo).

 

Una prospettiva che registra ora l'apertura anche del presidente delle Acli, orientato però come detto alla tecnologia garantita da un impianto di gassificazione (valutata come la migliore per il nostro territorio anche dagli esperti della Fondazione Bruno Kessler, Qui Articolo). In primo luogo però, sottolineano le Acli: “E' necessario proseguire sulla strada della riduzione dei rifiuti all'origine, riducendogli imballaggi e l'utilizzo di prodotti usa e getta, e dall'altra nell'ulteriore potenziamento delle raccolte differenziate attraverso il miglioramento della qualità e l'ampliamento generalizzato del sistema porta a porta”.

 

Per quanto riguarda invece la tecnologia per ridurre le frazioni non riciclabili: “Oltre al miglioramento delle selezioni per tipologia di rifiuti e della qualità stessa del differenziato – scrive Oliver – le Acli sostengono la necessità e l'urgenza di un approfondimento delle soluzioni tecniche in grado di ridurre al minimo l'impatto per la popolazione e, tra queste, quella del gassificatore”.

 

Citando uno studio di Fbk, per Acli infatti l'utilizzo del gassificatore potrebbe portare a “diversi vantaggi, che riguardano nell'ordine: l'assenza di emissioni inquinanti quali polveri sottili e l'eliminazione dei rischi di dispersione di diossina, in quanto impianti di questo tipo consistono in un processo privo di combustione e in assenza di ossigeno che produce per sublimazione (attraverso la trasformazione dei rifiuti dallo stato solido allo stato gassoso) il Syngas, un combustibile del tutto simile al metano (CH4), utilizzabile per la produzione di energia elettrica e termica”. Inoltre “il materiale residuo – si legge nella nota delle Acli – in uscita dal gassificatore verrebbe ridotto ad una frazione dell'8-10% di materiali inerti da collocare nelle discariche convenzionali, mentre una minima frazione dello stesso può essere recuperata sotto forma di materiali vetrosi e resine”.

 

Un gassificatore inoltre, continua Oliver: “Contrariamente alla rigidità di progettazione e localizzazione dell'inceneritore, il quale dovrebbe bruciare circa 80mila tonnellate l'anno di frazione residua per tutta la durata dell'impianto, consentirebbe un'organizzazione a moduli del recupero energetico da rifiuti. In sostanza, tramite le tecnologie utilizzate attualmente in diversi contesti industriali privati, è possibile organizzare il recupero di energia da rifiuti adottando impianti a moduli che variano dalle 4mila alle 8mila tonnellate l'anno, con la possibilità di aumentare il numero dei moduli a seconda delle esigenze di smaltimento. In questo modo si avrebbe la possibilità di superare la rigidità dell'impianto di incenerimento, che prevede tra l'altro un impegnativo investimento che supera gli 80 milioni di euro, con tempi di realizzazione non inferiori ai 4-5 anni”.

 

È sulla base di queste considerazioni che le Acli propongono quindi di avviare da subito una fase di sperimentazione della gassificazione: “Valutando i risultati effettivi relativi allo smaltimento della frazione residua prodotta in Provincia e la possibilità di una rimodulazione dell'impianto fino a soddisfare le effettive esigenze di smaltimento dell’intero territorio trentino. Un impianto di gassificazione di questo tipo avrebbe costi sicuramente meno elevati (1 milione di euro circa a modulo) e potrebbe fare del Trentino un importante laboratorio di applicazione di una tecnologia che consente una gestione virtuosa e responsabile del ciclo dei rifiuti, incentivando nello stesso tempo il miglioramento delle raccolte differenziate in tutta la Provincia”.

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