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| 07 mar 2023 | 19:10

Covid, Smi chiede che la Commissione parlamentare d’inchiesta faccia luce sulla gestione in Trentino. Paoli: "Perché non c’era un piano pandemico aggiornato?''

In Trentino decine di medici, non solo di medicina generale, sono stati infettati, con un decesso avvenuto a fine marzo 2020. Nicola Paoli: "Per molti mesi abbiamo lavorato senza dispositivi di protezione personale negli studi e a domicilio dei nostri ammalati"

Covid, Smi chiede che la Commissione parlamentare d’inchiesta faccia luce sulla gestione in Trentino

TRENTO. Capire cosa “non ha funzionato durante la pandemia Covid. E per quale motivo in Trentino non c’era un piano pandemico aggiornato, oltre quello del 2015-2018 a firma Zeni”. Il Sindacato Medici Italiani chiede di fare luce sulla gestione della pandemia. Lo fa in Trentino il segretario Nicola Paoli citando, in una nota, le decine e decine di medici, non solo di medicina generale, che sono stati infettati, con un decesso avvenuto a fine marzo 2020.

 

Paoli parla di dispositivi di protezione e di carenza di personale “Obbligandoci a lavorare infetti per non creare interruzione di pubblico servizio di cui non abbiamo colpe alcuna” spiega sempre il segretario di Smi.

 

Lo stato di emergenza in Italia fu dichiarato a seguito dell'allert, alla comunità internazionale, da parte dell’Oms. Si chiedeva, di assumere iniziative di carattere straordinario e urgente, per fronteggiare il virus nella collettività presente sul territorio nazionale e trentino a seguito della diffusione della pandemia da Covid-19.

 

“Nonostante questo e nonostante io – spiega sempre Paoli - avessi chiesto in Comitato provinciale per la medicina generale a fine gennaio 2020, alla presenza di Bordon e Ruscitti, dove erano le mascherine per poterci difendere come medici; nonostante ci avessero l'8 febbraio 2020 consegnato, a soli 50 su 330 medici di famiglia che rischiarono la vita giungendo a Trento, un unico kit con 1 camice chirurgico monouso; 2 paia di guanti in nitrile,1 mascherina facciale oltre dieci mascherine chirurgiche da consegnare ai nostri pazienti (1500 ammalati per ciascuno di noi), per molti mesi abbiamo lavorato senza dispositivi di protezione personale negli studi e a domicilio dei nostri ammalati”.

 

L'auspicio, spiega il segretario trentino di Smi, è che il lavoro della Commissione parlamentare d’inchiesta sulla gestione dell’emergenza epidemiologica da Covid-19 non cerchi colpevoli. “Metta però in luce – spiega - anche gli errori della gestione Apss nelle fasi iniziali del sistema organizzativo, laddove si spergiurava alla stampa,da parte aziendale, che nessun medico era in rianimazione ancora lo stesso giorno che moriva la dottoressa Trimarchi”.

 

Paoli, però, ringrazia l'attuale direttore generale Ferro per le mascherine ricevute dalla Protezione civile. “Ci auguriamo – conclude il segretario di Smi - che non succeda mai più quello che si è verificato. Allo stesso tempo l'auspicio è che si avvii un percorso per il riconoscimento dell’infortunio sul lavoro, anche per i medici convenzionati con il Servizio Sanitario provinciale”.

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